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Stefano Palmucci: professione drammaturgo e poeta

da Redazione

Lo “scrittore” sammarinese che ama la scena: una carriera iniziata nel 2002. Ecco i suoi testi più importanti, le tematiche affrontate (la storia, l’attualità, le vicende del Titano), i premi che si è aggiudicato.

 

L’ultimo appuntamento stagionale dello spettacolo “Us disg dal volti”, avvenuta il 28 febbraio, ci apre il sipario per introdurre l’unico drammaturgo sammarinese di spessore, Stefano Palmucci, “penna” del Piccolo Teatro Arnaldo Martelli, e per raccontare la sua fervida produzione scritta per la scena, iniziata nel 2002 con “Il cuore sullo stradone”, una pièce che volò a Troy, in Michigan. Costruita architettonicamente secondo i dettami classici, racconta la storia di Marino e Leo Baldoni (nomi che riportano al Paese dell’autore), due fratelli che vivono con le famiglie a New York, la loro struggente condizione di emigrati, quando un sacco di droga viene misteriosamente recapitato a Leo. E’ l’eredita di un boss mafioso, cui aveva per caso salvato la vita un anno prima. Il fratello del boss, divenuto capo-famiglia, ne tenta il recupero, ma viene scambiato per il direttore della moglie di Marino, con annessi equivoci e malintesi a non finire. La pochade comica si innesta su un tema estremamente serio quale quello della condizione di emigrato, che rimane sullo sfondo fino ad emergere prepotentemente in un finale dal sapore amaro.

Parla di San Marino invece “La fira de borgh”, rappresentato per la prima volta nel 2006: in una movimentata giornata di metà anni ’50, gli esilaranti gestori della mitica locanda “Fontana” di Borgo Maggiore, attendono con ansia il delegato della Guida Michelin per la valutazione. Il delegato viaggia però in incognito, per cui ogni strampalato avventore potrebbe essere l’atteso commissario. Gli ignari clienti si vedranno quindi trattati dapprima con servile ed untuosa deferenza, salvo poi essere liquidati con sbrigativa scortesia quando si scopre veramente ciò che in realtà non sono.

Come insegnano i grandi Maestri, compito del teatro è anche quello di raccontare il presente. E la sensibilità di Stefano Palmucci non si è tirata indietro. Nel 2012 ha debuttato “A rubar poco si va in galera”, lavoro che ha ottenuto grandi riconoscimenti: ha vinto il premio “Miglior spettacolo” della Giuria tecnica nell’ambito della XI rassegna dedicata a Fausto da Longiano mentre con l’allestimento della Compagnia Arca di Trevi ha vinto il Premio Europeo di Teatro Popolare. Qui troviamo due sfortunati frontalieri, licenziati da oltre un anno e senza alcuna prospettiva di lavoro onesto, che decidono di saltare il fosso e darsi alla delinquenza: individuata l’abitazione di un piccolo imprenditore, vi progettano un furto. Ma l’incompetenza e la goffa inettitudine dei due improvvisati malviventi emergono in maniera sempre più comica ed esilarante di fronte alle avversità della malasorte che li perseguita. Scoperti dalle vittime, i due tentano comunque di portare a termine il colpo, impegnandosi a celare la propria criminosa identità di fronte all’insolito e vorticoso andirivieni notturno di eccentrici familiari, strampalati vicini e persino di un paio di poliziotti particolarmente solerti e perspicaci. Il finale a sorpresa, pur mandando a monte il progettato furto, lascia emergere lo storico e congenito spirito di accoglienza e solidarietà sammarinesi che permette comunque ai due maldestri amici di intravedere un barlume di ottimistica speranza per il loro futuro.

Il testo de “Il direttore delle scuole”, che è stato rappresentato per la prima volta il 5 febbraio 2011 sulle assi del Teatro Titano, ha vinto il concorso biennale per copioni teatrali in lingua romagnola “Premio Città di Savignano – Francesco Montanari” del 2013.

Ma forse l’acume più sottile il poeta Palmucci l’ha raggiuto con “Tol in te sach, Giulio”, una divertente rivisitazione dell’invasione del Cardinale Giulio Alberoni, avvenuta nel 1739, una fedele rappresentazione, naturalmente in chiave brillante, dello svolgersi degli avvenimenti in quei cruciali 11 giorni di permanenza del Cardinale Giulio Alberoni nel territorio della Repubblica e della partita a scacchi, fatta di astute mosse diplomatiche ma anche di ricorso alla forza, che egli giocò con il Governo sammarinese. Come noto, la partita si risolse a favore della Repubblica, ma non dopo poche tribolazioni e momenti di estrema tensione. Con una ricostruzione storica rigorosa e una sceneggiatura inventata ma comunque verosimile, si scoprono inaspettate analogie con l’attualità.

Nella produzione del drammaturgo c’è poi una piccola perla. “Apparenze” (5 pezzi facili per il teatro). Un gioco in punta di penna: oggi è sempre più difficile saper distinguere ciò che è da ciò che sembra, e viceversa, in ogni campo del vivere quotidiano. Il teatro può sintetizzare questa percezione mostrando come alle volte un velocissimo colpo di scena possa modificare drasticamente la prospettiva dello spettatore e confutare in un attimo quelle che prima erano considerate apodittiche certezze. “Apparenze” non è mai rappresentato, nella sua interezza. Il pezzo di apertura “Provini”, è stato pubblicato sulla rivista teatrale on-line “Perlascena” e con l’allestimento del Gruppo GnuT diretto da Tommaso Zaccheo ha vinto la seconda Edizione del Concorso per corti teatrali “Diversamente stabili” presso il Teatro Abarico a Roma. E’ stato finalista al VI° concorso biennale per sceneggiature teatrali “In punta di Penna”, organizzato dal Gruppo Four Roses di Castelfranco di Sotto (PI), nell’ambito del quale la Compagnia teatrale “Il miglio” ha rappresentato il pezzo “Kaufmann e il dottor X”.

Chiusura a panino (altra tecnica teatrale molto frequentata) con “Us disg dal volti”, replicato pochi giorni fa. Una giornata per niente facile attende il protagonista Giacomo Tarloni (Augusto Casali): tutte le magagne e i nodi della sua spassosissima famiglia paiono giunti a convegno. Un padre arteriosclerotico (Peppe Gianni) che quando si infuria, ne dimentica il perché, una moglie infedele (Alida Casadei) che decide di presentargli il proprio amante (Stefano Palmucci), una figlia (Merilisa di Noia) che porta a casa il fidanzato (Marco Schiavi), figlio di un suo vecchio amico col quale ha rotto ogni rapporto da vent’anni. A condire la minestra, già abbastanza saporita, circolano per casa l’antipatico cugino Vanni (Nello Casali), vanesio e vanaglorioso fino all’inverosimile e due perfide e sadiche agenti di polizia tributaria (Ivana Mariotti ed Eugenia Sammarini).

Il sito Wikipedia, sotto la voce “Dialetto romagnolo”, cita il Palmucci come uno dei più quotati autori viventi di teatro dialettale romagnolo.

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