Home FixingFixing “Quidam” del Cirque du Soleil: un’Alice nuova che danza lieve nell’aria del circo

“Quidam” del Cirque du Soleil: un’Alice nuova che danza lieve nell’aria del circo

da Redazione

La recensione dello spettacolo: la compagnia, lasciata in disparte per una volta il canto, affronta un classico della letteratura mondiale, la genitorialità e le differenze di visione.

 

di Alessandro Carli

 

Più felliniano di “Alegria” e forse più tarato per un pubblico di piccini che di adulti (i topoi che caratterizzano i loro lavori però ci sono tutti), “Quidam” del Cirque du Soleil – passato all’Adriatic Arena di Pesaro dal 14 al 16 novembre – è un’interpretazione personalizzata di “Alice nel Paese delle Meraviglie” di Lewis Carroll, con un pizzico in più di magia visiva (nell’autore inglese l’incanto è tutto linguistico-mentale).

L’apertura è un marchio di fabbrica: interazione con il pubblico, che apprezza e ride, e ci sta a diventare parte attiva dell’opera.

La struttura dello spettacolo è robusta e solida: un palco circolare che si lancia verso il pubblico, sormontato da una spina dorsale di tralicci su cui scendono gli artisti, fa da catino all’inquietudine di Zoé, una bimba (Alice?) annoiata dalla quotidianità dei genitori, intenti – e qui l’immagine porta all’incipit de “La cantatrice calva” di Ionesco – a leggere il giornale e ad aspettare che il tempo scorra. Zoé non ci sta, e immagina un mondo parallelo, fatto di magia: è quello del Cirque du Soleil, che inventa una distrazione e mette in scena – che spettacolo! – una possibilità altra di esistenza.

La bimba, com’era facile immaginare, si lascia conquistare dalla bravura degli artisti, che cuciono piccoli sketch: la ginnasta orientale che sta sospesa su piccoli trampoli (la stessa di “Alegria”), la ragazza che diventa baco all’interno di un bozzolo di seta rossa calato dall’alto, i signori degli anelli. Zoé però, a differenza di Alice, non cresce: cerca di aprire questo sul mondo incantato ai genitori, che le sorridono.

La compagnia, lasciata in disparte per una volta il canto – in “Quidam” la musica è solo suonata e serve per creare atmosfere – affronta un classico della letteratura mondiale: la genitorialità e le differenze di visione.

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