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Equilibrio, eleganza, persistenza ed estetica. Con un omaggio alla storia della Repubblica di San Marino

da Redazione

Assieme a Paul Andolina, direttore commerciale del Consorzio Vini Tipici, andiamo alla scoperta dello “Sterpeto”. A partire dalla sua carta di identità: le bottiglie riportano il 2009.


Ottocento anni di storia, custoditi con eleganza in una bottiglia di vetro. E un nome, che affonda le proprie radici nel territorio. Il Consorzio Vini Tipici di San Marino ha presentato, sul finire del 2013, un nuovo nettare di Bacco. Si chiama “Sterpeto”, in memoria del primo Capitano Reggente (Filippo da Sterpeto, che nel 1243 condivise il ruolo di Capo di Stato assieme a Oddone Scarito), ed è un prodotto nuovo per concezione, anima e idea.

Assieme a Paul Andolina, direttore commerciale del Consorzio Vini Tipici, andiamo alla scoperta dello “Sterpeto”. A partire dalla sua carta di identità: le bottiglie riportano il 2009. “Lo ‘Sterpeto’, frutto di studi accurati e nato anche grazie alle competenze dell’enologo Federico Curtaz, ha un taglio ‘bordolese’ – esordisce il direttore commerciale – ed è composto dal 50% di Cabernet, dal 45% di Merlot e dal 5% di Sangiovese. Il Cabernet e il Merlot sono vitigni internazionali. Hanno caratteri costanti e comuni anche se vengono piantati in zone diverse. Dal terreno che li ospita però sanno raccogliere e raccontare alcune sfumature, che lo riportano all’autenticità del proprio territorio. Lo ‘Sterpeto’ è un vino che richiede un certo tempo di maturazione: è stato affinato in botti di rovere per un anno e mezzo. Solo successivamente viene fatto ‘riposare’ per altri 18 mesi in bottiglia. Dopo tre anni quindi, viene ufficialmente presentato”. Un vino nobile, raffinato. “Abbiamo provato a creare un vino a respiro internazionale di qualità, che non avesse paura di competere anche con i migliori vini – racconta -. Il sapore e il profumo portano lontano: alla Francia, ma anche ad alcune zone della Toscana”. Questa internazionalità però non deve distrarre. Anzi. “Anche nello ‘Sterpeto’ si riconosce la mano dei soci del Consorzio – prosegue Andolina -. E come tutti i vini del territorio, anche in questo si riconosce il modo di lavorare la vigna e l’uva in cantina . Se il tessano rappresenta pienamente il territorio sammarinese, lo ‘Sterpeto’ è esattamente quello che siamo in grado di fare”. E’ nato così un prodotto di grande equilibrio, decisamente elegante, che incontra la lingua internazionale del vino: quella dell’eccellenza. La produzione è limitata a circa 6 mila bottiglie. Andolina prende un bicchiere, sente il profumo, lo degusta poi lo illustra. “E’ un vino dalla struttura possente, in cui si sentono tannini morbidi e vellutati. Un prodotto piuttosto importante. E’ molto persistente: il gusto è prolungato. Ha una base di frutta che arriva subito”. E ha un equilibrio che abbraccia l’estetica. “Lo ‘Sterpeto’ è elegante, e i suoi profumi si fondono in una nuova essenza, piacevole all’olfatto, e che sa ripercuotersi anche nella bocca” spiega con un sorriso il direttore commerciale.

Grande attenzione è stata prestata anche alla confezione. “E’ stata scelta una bottiglia bordolese. Il nome del vino è stato posizionato in maniera verticale, come quelli della nuova linea per la ristorazione”.

 

La degustazione


Un po’ per curiosità, un po’ per sapere come valorizzare un prodotto d’eccellenza, abbiamo chiesto al direttore commerciale come va bevuto lo “Sterpeto”. Trattandosi di un vino di gradazione, e che ha anche un’interessante gestazione (oltre i tre anni), è importante saperlo adeguatamente valorizzare. “Va servito a circa 18 gradi, in bicchieri ampi, che permettano al vino di ossigenarsi – conclude -. La bottiglia va stappata possibilmente un’ora prima della degustazione”. E in attesa della sua piena decantazione, consigliamo di riprendere i versi del grande poeta francese Charles Baudelaire. “Il vino in mezzo al coro dell’Umanità frivola fa trascorrere l’oro, nella gola dell’uomo le sue avventure canta: poiché profonde doni, come un vero regnante. Dio, pentito, creò il sonno, le sue fole. L’Uomo vi aggiunse il vino, sacro figlio del Sole”.

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