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San Marino, Ente Cassa di Faetano: Fabio Mongardi racconta “Il caso Manzoni”

da Redazione

SAN MARINO – La strage della famiglia Manzoni di Lugo, nel cuore della Romagna, subito dopo la fine della guerra. Un mistero in gran parte ancora irrisolto che si svela nel salotto letterario, giovedì 9 giugno, ore 21.

E’ la notte del 7 luglio 1945. La guerra è terminata da un paio di mesi, ma il clima violento della “bassa Romagna” non era per nulla terminato. Nel territorio di Lugo, tra Frascata e Lavezzola, terra di proprietà della famiglia Manzoni Ansidei, parenti dei Manzoni Borghesi di San Marino, si consuma un crimine efferato. La contessa Beatrice di 64 anni, il figlio Giacomo detto Minuccio di 41, Luigi 38, Reginaldo 36 anni, nonché la cameriera Francesca, vengono barbaramente uccisi. Le due donne a colpi di bastone. I corpi verranno ritrovati nel 1948 sepolti in un podere di Villa Pianta, distante alcuni chilometri da casa Manzoni. La casa completamente depredata.

Chi fu il colpevole? O i colpevoli? La contessa era persona gentile e caritatevole, aiutava i braccianti e le famiglie più bisognose, anche in tempo di guerra. Certo è che comunque i Manzoni, anche se non lo erano di fatto, rappresentavano la nobiltà fascista, chiusa e arroccata in un mondo che non doveva cambiare. I partigiani invece rappresentavano il ceto più basso, contadini e braccianti, coloro che si opponevano all’invasore. Si veniva da una ventennio di violenze e di brutalità fisiche, da un’occupazione tedesca devastante. E una volta finita la guerra, le vendette, da una parte e dall’altra, si protrassero per molto tempo. Ci fu un processo per quella “tragedia”, tantissime polemiche e perfino alcune interrogazioni parlamentari. Venti persone, per lo più ex partigiani, furono condannati con varie pene, poi amnistiate. Ma “la ragione politica” coprì per sempre molte verità.

Ancora oggi si discute e ci si interroga sulle vere motivazioni che spinsero quegli uomini, a guerra finita, a compiere quel gesto scellerato.

Fabio Mongardi, scrittore faentino con al suo attivo numerose pubblicazioni, ne ricostruisce la trama, con un testo tra il noir e il poliziesco, calandosi dentro il complicato intreccio delle vicende locali, nelle atmosfere cupe della guerra civile, della fame, degli stenti e della guerriglia paesana; rievoca, attraverso la voce dei protagonisti le tensioni familiari, le relazioni amorose possibili e impossibili, le psicologie devastate dalla contrapposizione politica.

Ne nasce un romanzo dal titolo “Il caso Manzoni” (Parallelo 45 Edizioni) il cui metodo di indagine si avvicina molto alla verità. Come sottolinea in una interessantissima postfazione Gian Ruggero Manzoni di Chiosca, uno degli ultimi rampolli di una famiglia comitale potentissima e ricchissima.

La Villa che fu di proprietà di un ramo di quella famiglia, non poteva non ospitare un pezzo della loro storia. E così il salotto letterario, voluto e promosso da Ente Cassa Faetano – Fondazione Banca di San Marino, si tinge di nuovo di giallo per ricostruire, con Fabio Mongardi, una vienda che ha i colori di una tragedia greca. L’appuntamento è per giovedì 9 giugno, alle ore 21. Ingresso libero.


Note sull’autore

Fabio Mongardi è nato e vive a Faenza. Ha pubblicato con la casa editrice Mobydick: Il guinzaglio, Il verdetto muto, tradotto in Germania dalla Scherz Verlag, (oltre 5000 copie vendute e cinque stelle su Amazon). La donna dell’isba. Con Giraldi: Ombre di notte.

Suoi racconti sono presenti nelle antologie assieme a scrittori come: Eraldo Baldini, Carlo Lucarelli, Francesco Guccini, Stefano Tassinari. Inoltre ha vinto la sesta edizione di “Orme gialle” (Pontedera), e il Premio Speciale Territorio del concorso letterario Graphie (Cesenatico). Finalista al Premio Arcangela Todaro-Faranda.

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