I 558 nuovi pensionati nei primi nove mesi del 2025 hanno fatto superare la soglia delle 12mila pensioni ordinarie e delle 14mila il totale delle varie tipologie, segnando il nuovo record per il sistema previdenziale sammarinese. Un numero in crescita costante che negli ultimi anni, complice una popolazione sempre più anziana e con meno giovani (la denatalità di cui si parla oggi è l’effetto di un fenomeno purtroppo iniziato decine di anni addietro), è diventata repentina. E al crescere del numero di pensionati (le ordinarie hanno segnato un +3,7% nel 2024 rispetto al 2023) cresce ovviamente anche la spesa, anzi, la spesa cresce più velocemente (+5%) grazie alla migliore qualità dei percorsi lavorativi (la pensione media è cresciuta di circa mille euro dal 2020 al 2024). Di contro, nonostante il livello record degli occupati, il rapporto lavoratori/pensionati continua a diminuire (2,05 in calo dell’1,4%) mettendo a rischio la sostenibilità del sistema. Questo è quanto emerge dalla Relazione Economico Statistica allegata alla Legge di Bilancio e curata come sempre dall’Ufficio di Statistica.
Del resto il monito del FMI anche quest’anno è stato chiaro: l’ultima riforma del 2022 non è ancora sufficiente a garantire una piena sostenibilità del sistema e occorrerà in futuro metterci mano di nuovo. Vero è che l’impatto della riforma (con l’aumento graduale delle aliquote contributive, l’innalzamento dell’età pensionabile e il nuovo metodo di calcolo che porterà ad un tasso di sostituzione tra ultimo stipendio e pensione più basso di quello garantito dalle norme precedenti) in qualche modo si inizia a vedere, tanto che l’intervento dello Stato in quota “contributo” è diminuito. Questo però, va detto, ha mantenuto il saldo in negativo di quasi tutti i fondi pensionistici ad eccezione di quelli dei Liberi Professionisti, Imprenditori, Autonomi e ovviamente la Gestione Separata. I dati sono eloquenti: il fondo Lavoratori Subordinati ha un saldo negativo di -22.039.440 euro a fronte di contributi in entrata per oltre 161 milioni di euro (a cui si aggiungono i 16 dello Stato). A volume risulta il peggiore, ma in proporzione ai contributi incassati, vanno molto peggio i fondi di Artigiani (-6,6 milioni a fronte di 2,5 milioni di contributi) e Commercianti (-7 milioni a fronte di 2 milioni di contributi).
LA DENATALITÀ DIVENTA IL FATTORE PIÙ NEGATIVO
“I sistemi di welfare europei”, si legge nella Relazione, “stanno sperimentando negli ultimi decenni situazioni di squilibrio, dovute sia alle trasformazioni del mercato del lavoro, sia alla mutata dinamica demografica della popolazione. Tali trasformazioni si riflettono primariamente sulla spesa pubblica dei singoli stati ma anche sulle condizioni di vita dei lavoratori e delle famiglie. San Marino sta vivendo una situazione analoga, con un progressivo invecchiamento della popolazione, un aumento della speranza di vita ed un calo delle nascite che non permette di controbilanciare adeguatamente la struttura demografica della popolazione. L’equilibrio del sistema previdenziale assume una rilevanza maggiore rispetto al passato, in quanto il sistema a ripartizione che governa la previdenza sammarinese eroga pensioni per un periodo mediamente più lungo”.
LE PENSIONI CRESCONO PIÙ VELOCI DEI LAVORATORI

“I dati della gestione del sistema pensionistico ordinario mostrano come negli ultimi cinque anni siano aumentati sia la spesa che il numero delle pensioni ordinarie erogate. L’ammontare complessivo delle pensioni ordinarie nell’anno 2024 è pari a 228.574.138 euro, con un incremento del +5% rispetto all’anno precedente e +21,9% in cinque anni. Il numero di pensioni ordinarie è passato da 10.262 del 2020 a 11.735 del 2024 (+14,4%). Nel 2024 ogni pensionato ha percepito in media 19.478 euro, un importo che ha subito un incremento del +1,2% nell’ultimo anno”.
Di conseguenza, “il rapporto tra numero di occupati e pensionati nel 2024 è pari a 2,05, valore che subisce una diminuzione ogni anno nonostante il periodo ottimale dal punto di vista occupazionale”.
Questi dati vanno quindi rapportati a quelli del mondo del lavoro, ovvero di quanti versano poi effettivamente i contributi. L’economia sammarinese è in forte crescita da questo punto di vista, con livelli record di occupati e, parimenti, anche di disoccupazione (che è sotto al 2%): questo però non basta a migliorare le dinamiche economiche del sistema, perché il numero di lavoratori è sì aumentato (+2,3%), ma in maniera meno repentina di quello delle pensioni (+3,7%)e soprattutto del costo delle pensioni (+5%). Questo per effetto di diversi fattori, in primis il miglioramento delle carriere lavorative dell’ultimo trentennio, sia come continuità lavorativa che come valore economico (gli stipendi sono cresciuti e e con essi anche le posizioni pensionistiche raggiunte). Resta vero che sono aumentati anche i contributi, in proporzione, ma nel momento in cui crescono più i pensionati dei lavoratori, questo effetto positivo si annulla. La denatalità – fenomeno “nato” a San Marino oltre vent’anni fa – sta dimostrando tutto il suo valore negativo sul mondo del lavoro (mancano sempre più persone da occupare, tanto che i frontalieri aumentano di anno in anno) e parallelamente anche sul sistema pensionistico, visto che ci sono (e ci saranno) sempre meno giovani lavoratori rispetto ai nuovi pensionati.
LA RIFORMA FONDISS È SEMPRE PIÙ URGENTE
L’esaurimento della cosiddetta “riserva tecnica”, spostato in avanti dalla riforma del 2022, lascia comunque scoperto il tema di come rendere più redditizi i fondi pensione in generale e, soprattutto, il FONDISS. Una maggiore redditività garantirebbe una sostenibilità maggiore anche del sistema, in primo luogo, e una pensione migliore per i lavoratori di oggi e di domani, senza dover aumentare costantemente le aliquote nel tempo. La riforma è però ancora ferma al palo, a quanto pare, nonostante gli appelli e i solleciti del Comitato Amministratore e di tutte le parti sociali ed economiche che lo compongono.
