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Gli incunaboli, tra storia e memoria

da Alessandro Carli

A volte è detto anche “Quattrocentina” ma è conosciuto soprattutto con il nome di “Incunabolo”. O meglio, al plurale, se guardiamo alla mostra che ha aperto il 6 luglio e che rimarrà aperta sino all’8 settembre all’interno della Pinacoteca San Francesco, a Città. Al “plurale” perché gli esempi di “incunaboli” esposti a “Tra storia e memoria” (questo il titolo dell’iniziativa) saranno 30: 18 provengono dalla Biblioteca di Stato di San Marino e 12 invece da quella dell’Universitaria (che ha “accolto” anni fa il Fondo Young). Nel nucleo della Biblioteca di Stato ritroviamo autori come ad esempio Plutarco e Plinio Il Vecchio (“Naturalis Historia”), nel secondo invece opere di mnemotecnica. Opere preziosissime e di indubbio valore, anche storico: la più “antica” risale al 1473.

STORIA E ORIGINI

Con incunabolo (o incunabulo) si intende un libro stampato con la tecnica a caratteri mobili prima del 1501. Il termine deriva dal latino umanistico “incunabulum”, forma singolare ricostruita per la nuova accezione del latino classico “incunabula”, soltanto plurale, che significa “in culla”. Il termine “incunabula” riferito alla stampa fu utilizzato per primo dal medico e umanista olandese Hadrianus Iunius e compare in un passo del “Batavia”, la sua opera scritta nel 1569): “(…) inter prima artis (typographicae) incunabula”.

Gli incunaboli sono i primi libri moderni, cioè realizzati in serie con delle modalità proto-industriali. Nel XV furono attive, in tutta Europa, oltre 500 tipografie. Si stima che fra il 1455 e il 1500 siano state stampate circa 35.000 edizioni per una tiratura complessiva di 10 milioni di copie, di cui sopravvivono circa 450.000 esemplari (moltissime edizioni esistono in più copie); di questi, circa 110.000 sono conservate in Italia, dove furono impressi più di un terzo del totale degli incunaboli.

Gli incunaboli sono considerati beni molto preziosi e vengono conservati in musei e nelle più importanti biblioteche. Il primo libro stampato è stata la Bibbia di Gutenberg, in latino, così chiamata perché stampata da Johannnes Gutenberg tra il 1452 e il 1455, in due volumi in folio, rispettivamente di 322 e 319 carte, tirata in 180 esemplari di cui quaranta su pergamena.

Non esistendo ancora un mercato del libro, gli stampatori riprodussero le opere del passato: antichità romana e traduzioni latine dei classici greci. Per questo motivo la stragrande maggioranza degli incunaboli fu stampata in latino, che inoltre era all’epoca considerata la lingua dotta e internazionale per eccellenza. Generalmente gli incunaboli non presentano un frontespizio, ma si aprono direttamente con il testo. In altri casi il testo è preceduto da una formula che contiene il nome dell’autore dell’opera e un titolo nell’incipit o nell’explicit. Le note tipografiche, cioè le indicazioni sullo stampatore, quando presenti, sono riportate nel colophon. Questo perché i primi libri realizzati con i caratteri mobili tendevano a imitare l’aspetto esteriore dei libri manoscritti, dove spesso, viste le loro modalità di produzione, tali indicazioni erano del tutto superflue. Gli stessi caratteri adottati imitano quelli dei manoscritti; la numerazione delle pagine è spesso assente e l’ordine delle pagine è assicurato da richiami alla fine di ogni pagina, posti a destra in basso.

I primi libri stampati fra il 1450 e il 1480 erano molto simili e spesso indistinguibili nell’aspetto dai manoscritti di età medioevale. Gli stampatori adottarono tutte le tipologie di caratteri esistenti presso gli amanuensi contemporanei: la textura degli stampatori di Magonza (prediletta per i libri liturgici), la scrittura bastarda, diffusa nei testi di giurisprudenza, la littera antiqua rotunda vs (littera) gotica moderna, la cancelleresca corsiva, diffusa fra gli umanisti.

Le opere stampate nel secolo successivo vengono dette “Cinquecentine”, ma alcuni studiosi, soprattutto di area anglosassone, siccome le edizioni realizzate nei primi vent’anni del Cinquecento presentano ancora delle caratteristiche comuni con quelle stampate nel XV secolo, preferiscono parlare fino a quel limite cronologico di postincunaboli.

Per l’occasione è stato anche pubblicato il catalogo degli incunaboli conservati nelle Biblioteche di Stato e Universitaria di San Marino. Il volume si propone due obiettivi: descrivere gli esemplari di edizioni conservate nel territorio della Repubblica pubblicate entro l’anno 1500 e far conoscere a un pubblico composto non solo da addetti ai lavori ma anche da persone potenzialmente interessate, una parte illustre del patrimonio librario antico conservato a San Marino.

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