Home Notizie del Giorno Visto per voi a teatro: Santarcangelo Festival 2024, la terza giornata

Visto per voi a teatro: Santarcangelo Festival 2024, la terza giornata

da Alessandro Carli

Parzialmente pietista, almeno sulla carta – Someone like me di Nina Khyzhna, ospitato domenica 7 luglio al Lavatoio, “parla” della condizione di una giovane ucraina di oggi, alle prese con la guerra invasiva dell’invasore russo -, in scena questo interessante assolo presenta una drammaturgia e una scenografia piuttosto piacevoli: lo spazio è minimalista, certo, o meglio, è “pulito”, eccezion fatta per una grande rete da pesca che pende dall’alto, ma viene ben riempito dalla performer attraverso una serie di quadri danzanti intervallati da parole. Il racconto della ragazza di Kharkiv è quello di una donna che non è ancora donna, è una lettura – senza leggio, grazie al cielo – del proprio diario personale: un libro di sogni fanciulleschi – parla anche dei Pokémon – che si intervallano con i drammi del conflitto, soldati mutilati, uomini costretti a farsi “installare” le protesi, miseria e distruzione. Nina lo fa con una certa leggerezza, apparente ovviamente, e intreccia i personaggi della fantasia con i messaggi che, all’inizio della guerra, le persone scrivevano e condividevano su Telegram. Un bel finale in crescendo, d’impatto, impreziosito da un ritmo che si fa sempre più serrato che raggiunge un climax forte, quasi rumoroso, e poi lascia al silenzio il suo spazio di riflessione a cui il pubblico ha attinto.   

Life is not useful or It is what it is, la lectio magistralis danzante di Bruno Freire presentato sempre domenica negli spazi all’aperto dell’Ex Buzzi Unicem è, in estrema sintesi, un racconto “su e del” pensiero di Ailton Krenak, professore honoris causa in due diverse università, attivista e filosofo brasiliano. Per poco meno di 40 minuti Freire spazia sulla superficie di un quadrato bianco, spesso in piedi ma anche sdraiato, recitando parole microfonate sull’importanza delle foreste. Succede poco in questo spettacolo, succede che il pubblico vede una serie di movimenti e ascolta frasi in lingua inglese. Null’altro.

La palestra dell’ITC Molari, in modalità sauna, è stata trasformata al Santarcangelo Festival 2024 in uno spazio rave: questo è While we are here di Lisa Vereertbrugghen, niente di più e niente di meno di un omaggio ai grandi raduni sul genere che andavano (e vanno ancora oggi) in tutto il mondo. In scena cinque performer si muovono in maniera scoordinata, creano piccoli gruppi e poi si disperdono mentre la musica tunz tunz sale di intensità, costantemente. Negli occhi e nella penna rimangono la preparazione fisica delle interpreti, un piccolo e indovinato quadro in cui le ragazze si mettono a cerchio e cantano e null’altro: non è chiara l’intenzione dello spettacolo perché spettacolo non è, così come di poco interesse è la parte di estetica – non serve scomodare l’estetismo – musicale. In 45 minuti di durata del rave, una sola azdora avrebbero fatto qualcosa di più utile: non la canonica sciarpa di lana (per dirla alla maniera di Dorothy Parker, la più grande critica teatrale) ma sicuramente una pasta sfoglia tirata a regola d’arte. 

Forse potrebbe interessarti anche:

Lascia un commento