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Fondiss cresce e supera i 200 milioni. Ma la riforma è urgente

da Daniele Bartolucci

Il Fondiss cresce, sia come masse gestite sia come valore della quota del fondo. Ma aumentano anche gli “anticipi” previsti per spese sanitarie, ristrutturazioni e le altre finalità, ma soprattutto l’erogazione delle prestazioni che, invece di essere distribuite nel tempo sotto forma di rendita, continuano a venire liquidate per intero in capitale. Anche per questo la riforma normativa diventa sempre più urgente, perché il numero dei lavoratori che vanno in pensione ogni anno continua ad essere sostanzioso (nel 2023 sono stati ben 507 i pensionamenti) e lo sarà anche nel breve periodo.

CRESCONO VOLUMI E RENDIMENTI

Le potenzialità del Fondiss, istituito con la Legge 190 del 2011 proprio per sostenere le future pensioni in maniera complementare, si stanno concretizzando anno dopo anno, tanto è vero che il totale degli attivi gestiti (che determinano, rapportati al numero delle quote, il valore delle stesse) continua ad aumentare e nel 2023 ha superato quota 200 milioni di euro, il tutto mantenendo praticamente invariati i costi amministrativi (circa 140mila euro l’anno). Questo, come è stato spiegato nella serata pubblica del 20 giugno, significa anche maggiori investimenti e quindi la possibilità di incamerare maggiori interessi, come è avvenuto quest’anno: “Un anno particolare”, precisa la Presidente del Comitato Amministratore di Fondiss, Marilisa Mazza, “perché grazie al rialzo dei tassi, anche i nostri investimenti seppur a breve termine, hanno potuto beneficiare di interessi sostanziosi, tra il 4 e il 5%, portando la voce “Dividendi e interessi” in entrata a un valore di 5.547.153 euro (nel 2022 erano 775.388 euro), di cui 5.332.408 euro derivanti dagli investimenti in depositi a termine presso le banche sammarinesi e 214.745 euro derivanti dal piano di rientro con la società Veicolo Pubblico di Segregazione dei Fondi Pensione Spa. Si tratta di un’entrata importante, che purtroppo nel 2024 verrà ridimensionata dal fatto che i tassi sono scesi e di conseguenza anche gli interessi che verranno corrisposti sui nuovi depositi a termine saranno più bassi, tra il 3,30 e il 3,40%. Al di là della dinamica dei tassi, si tratta di un elemento di criticità che come Comitato Amministratore abbiamo rilevato e segnalato da tempo al legislatore, perché non è possibile svincolarci da questa dinamica nell’attività degli investimenti, essendo praticamente obbligati a limitarci a questo unico strumento di investimento”.

LE QUOTE, TRA AUMENTI E INFLAZIONE

Il tema della redditività degli investimenti è uno dei fattori determinanti del futuro successo del Fondiss, se si guarda dal punto di vista degli iscritti (ovvero i lavoratori che lo sfrutteranno per aumentare la propria pensione), perché concorre direttamente ad aumentare il volume delle attività. Come detto, il valore della quota – su cui si basa il conteggio finale delle singole posizioni degli iscritti – è determinato dal rapporto tra l’attivo e il numero delle quote, per cui è fondamentale che il primo aumenti nel tempo. Ed è ciò che è avvenuto, rafforzando l’aumento del valore della quota che nel 2023 ha visto concretizzarsi il miglior risultato della sua giovane storia (il fondo è attivo, in pratica, solo dal 2012), ovvero un +2,95%. Il valore al 31 dicembre 2023 è arrivato a 11,362 euro ed è continuato a crescere anche nel 2024. Questa crescita, però, nonostante l’ottima performance, non è risultata sufficiente a compensare l’inflazione registrata nello stesso periodo: dal 2014 al 2023 l’inflazione totale è stata infatti del 17,56% contro l’aumento del valore della quota di Fondiss del 13,62%.

“Anche nel 2023”, spiega quindi la Presidente Mazza, “il totale delle attività è cresciuto di oltre 30 milioni di euro, passando da 174.961.664 a 205.162.754 euro, così come il numero degli iscritti, che ha superato quota 40mila, di cui la metà sono lavoratori frontalieri. Le ottime performance economiche degli ultimi anni in termini occupazionali si riflettono in questo positivo andamento, a cui si aggiunge, a livello di contribuzione, anche il rinnovo dei contratti di lavoro, Industria, Artigianato, Assicurazioni e in particolare quelli che da anni erano scaduti come Industria, Servizi, Commercio e Pubblica Amministrazione. Questi aumenti retributivi coprono anche il 2024, a cui si aggiungono quelli del settore Bancario, quindi ipotizziamo una ulteriore e proporzionale crescita dei versamenti in Fondiss, in attesa che entrino in vigore anche le nuove aliquote previste dalla riforma pensionistica del 2022, che scatteranno però solo dal 2026 e progressivamente porteranno il totale dei contributi a carico dei lavoratori e delle aziende dall’attuale 4% al 7%”.

EROGAZIONI IN CAPITALE E ANTICIPAZIONI

A fare da contraltare alle note positive, come detto, non c’è solo il vincolo sugli investimenti, ma anche e soprattutto la deroga all’erogazione della rendita finale che dovrebbe invece essere la regola. “Anche per tutto il 2023, infatti”, spiega la Presidente Mazza, “si è derogato all’art. 20 della legge istitutiva del Fondiss che prevede espressamente che il valore della posizione individuale, al netto della eventuale quota di prestazione da erogare in forma di capitale, viene impiegato quale premio unico per la costituzione di una rendita vitalizia in favore dell’iscritto. Tramite gli interventi legislativi che si sono susseguiti nel tempo, si è invece disposto che all’acquisizione del diritto alla prestazione pensionistica, venga erogato il compreso l’ultimo che ha prorogato tale prestazione venga liquidata integralmente. E questo avverrà anche per tutto il 2024, che ci aspettiamo segua lo stesso trend dei pensionamenti. Mentre nei primi anni di vita del fondo si trattava per lo più di iscritti volontari, ora iniziano ad andare in pensione anche i lavoratori a regime e questo comporta un aumento delle prestazioni, come si è verificato già nel 2023, con oltre 3,5 milioni di euro erogati integralmente, che ovviamente vanno ad erodere la massa degli attivi. Nello specifico sono state 521 le liquidazioni totali, di cui 507 per pensionamento – 14 a favore di eredi per persone decedute. Questa dinamica va valutata attentamente, a maggior ragione se non verranno approntati i correttivi riguardanti gli investimenti, che dovrebbero compensare queste uscite con i loro rendimenti”. Nel frattempo aumentano anche le anticipazioni, previste dalle norme: “La cifra di 482mila euro liquidata nel 2023 può apparire poca cosa rispetto alle prestazioni in capitale, ma sono quasi il triplo dell’anno prima, spinte per la maggior parte dei casi da spese sanitarie (121 domande), ristrutturazioni (74) e spese universitarie (29)”.

LA RIFORMA È GIÀ IN AGENDA DA TEMPO

Una situazione già nota alla politica e ai vari Governi che si sono susseguiti nel tempo, a cui il Comitato Amministratore ha reiterato la proposta di un progetto di riforma che contempli tutte le criticità emerse: “Sono interventi collegati tra loro, ad iniziare dall’individuazione della banca depositaria, in modo da poter superare gli attuali limiti e consentire una maggior efficienza nella scelta degli investimenti. Ogni attore coinvolto ne è consapevole e, come confermato nei vari incontri svolti, si condivide l’esigenza di una modifica normativa. Allo stesso modo, il problema della mancata erogazione della rendita va affrontato quanto prima e occorre trovare un coordinamento tra quanto previsto all’art. 63 della Legge n.147/2017, che attribuisce all’Istituto per la Sicurezza Sociale l’attività di erogazione della prestazione pensionistica in forma di rendita, e tra quanto indicato all’art. 17 della Legge n.191/2011 così come modificato dal Decreto Delegato n.90/2022. L’obiettivo è dare finalmente la possibilità a ISS, di concerto con Fondiss, di bandire apposita gara per la selezione di una compagnia autorizzata all’esercizio dell’attività di assicurazione con sede statutaria in un Paese dell’Unione Europea, al fine di contenere i rischi patrimoniali derivanti dall’esercizio di queste attività, come previsto dalla legge. L’alternativa è, come si sta verificando, di vedere aumentare ulteriormente le erogazioni dirette e complessive. Il Comitato Amministratore Fondiss rimane fiducioso e conta su una rapida risoluzione di queste criticità, anche perché già da tempo il Consiglio Grande e Generale ha approvato la delega per la riforma di Fondiss e siamo in attesa che venga presentata. Nel frattempo il Comitato Amministratore è a completa disposizione per dare tutto il contributo necessario affinché la scadenza del 2024 venga rispettata”.

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