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Consiglio Grande e Generale, lunedì 8 luglio 2024 pomeriggio

da Redazione

Nel pomeriggio, il Consiglio Grande e Generale riparte dal comma 4, dedicato alle “comunicazioni”.

Dobbiamo ragionare su noi stessi, perché la democrazia la fanno gli uomini, quando i nostri comportamenti diventano autoritari e non autorevoli, allora è facile perderla” è il richiamo che Lorenzo Bugli (PDCS) rivolge all’Aula.

Si torna a discutere della delibera del Congresso di Stato del 2 luglio riguardante la riorganizzazione dell’ISS. “Anche noi – dice Guerrino Zanotti (Libera/PS) – riteniamo sia stata adottato fuori da ogni logica. Quello del metodo è un aspetto della gestione della cosa pubblica che deve essere al centro del dibattito. Insieme ai lavori della commissione speciale consiliare per le riforme istituzionali”.

Nel 2019 – ricorda Gian Matteo Zeppa (Rete) – l’allora Segretario Zanotti aveva fatto condividere le delibere di ordinaria amministrazione con l’alveo consiliare uscente. Questo avrebbe evitato un sacco di cose e tanti fraintendimenti”.

Inizia quindi il dibattito sul comma 5 “Considerazioni sulla consultazione elettorale del 9 giugno 2024”.

“La cittadinanza – è l’analisi di Luca Beccari (PDCS) – ha espresso un voto di apprezzamento dell’attività dell’esecutivo uscente. I partiti che hanno appoggiato l’esecutivo per tutta la durata della legislatura hanno avuto un risultato importante”. Al contrario, per Beccari, “sono stati penalizzati quei partiti che non sono riusciti a portare avanti una politica di coerenza e hanno sviluppato scelte più legate alla componente ideologica e meno alla pragmaticità”. Inoltre, “i partiti che sono stati in prima linea e senza ambiguità sul tema dell’Europa, hanno ottenuto un risultato in crescita”.

Spazio quindi alle considerazioni di Matteo Ciacci (Libera/PS): “Libera e PS insieme a PSD hanno voluto dare vita ad un percorso di riaggregazione di un’area che era spacchettata e litigiosa. C’è una esigenza di continuità che l’elettorato ha esplicitato in maniera chiara. Ma c’è anche una volontà di cambiamento in alcuni ambiti. Il compito a cui siamo chiamati non è quello di essere sentinella del Governo. Vogliamo essere forza autorevole di maggioranza che porta avanti il programma con un approccio pratico”.

La lettura di Enrico Carattoni (RF) parte da “tre elementi incontrovertibili. Il vero vincitore è la DC, riuscita a rafforzare i suoi consensi. Ha vinto il PSD, perché ha avuto un forte incremento. Credo che abbia vinto anche RF. L’unico gruppo di opposizione a vedere aumentati i propri consensi grazie ad un lavoro importante fatto nella scorsa legislatura”.

Carlotta Andruccioli (Domani – Motus Liberi) punta il dito sul “clima della campagna elettorale”. “Abbiamo assistito a distorsioni in seno alle commissioni, abbiamo visto strumentalizzare il voto estero, abbiamo assistito all’operazione chirurgica di chi avrebbe il dovere deontologico di raccontare i fatti ma ha preferito raccontare una parte della storia, abbiamo visto attacchi personali ai candidati, promesse di avanzamenti di livello e di sbloccare un terreno a famiglie di chi era candidato”.

Non è più solo la DC che comanda – diceFederico Pedini Amati (PSD) – Oggi ci sono due grandi coalizioni. Centrosinistra e centrodestra. Si confrontano e decidono”. Poi manda alcune stoccate: “Sono stato calpestato anche nella dignità per i dinieghi portati avanti da qualcuno che era un mostro con più teste che infatti non ha funzionato ed era Npr. Io non riesco a fingere. Vogliamo fare le cose di centrosinistra e non quelle che fanno i conservatori”.

Giovanni Zonzini (Rete) si sofferma sul risultato del movimento, uscito ridimensionato dalle consultazioni.  “Gli elettori hanno dato un segnale a Rete non solo in termini di voti ma anche di distribuzione interna”. Ora è dunque necessario “che si apra una nuova stagione”. “Rete – ricorda – è stata l’unica a portare una riforma impopolare nella scorsa legislatura. L’unica a chiedere un’equa ridistribuzione della ricchezza attraverso una riforma IGR. Tutto il contrario del populismo. “Intendiamo – conclude – condurre un’opposizione responsabile, dialogante, ma anche severa”. 

Marco Gatti (PDCS) si sofferma sulle ragioni che hanno portato al raggiungimento di un’intesa tra la coalizione Democrazia e Libertà e Libera/PS-PSD. “Qual è la ragione per cui si è approfondito il tavolo con Libera/PSD piuttosto che magari una opzione di centrodestra? Non siamo andati a ragionare a livello ideologico. Abbiamo ragionato sul percorso politico che la DC ha fatto in questi anni nel dialogo con altri partiti. Con Libera comunque c’è stato un dialogo, più costante e fruttuoso rispetto a RF”.

Per Miriam Farinelli (RF), “il risultato di RF è stato piuttosto lusinghiero dopo che eravamo stati messi all’indice come untori. Discorso a parte meriterebbe il fango che ci è stato gettato addosso da un giornale online anche se qui bisognerebbe approfondire il tema dei mandanti”.

“Il risultato ottenuto – afferma Silvia Cecchetti (PSD) – ci consegna un compito cruciale: essere la spinta e il motore delle riforme”.

Interviene Giancarlo Venturini (PDCS): “La gente ha espresso una grande fiducia nella nostra forza politica, con un incremento che ci ha portato a superare il 34% di consenso. Nelle settimane precedenti alla tornata elettorale, alcuni colleghi non davano nessun adito al fatto che la DC potesse raggiungere tale risultato. Questa tornata elettorale, nel segno della continuità, ha favorito le forze politiche di Governo”. Quindi un invito a Domani – Motus Liberi ad interrogarsi sulla mancata partecipazione alla maggioranza.

Per Denise Bronzetti (Alleanza Riformista), “superate le emergenze, la prossima legislatura deve giocarsela tutta sullo sviluppo economico del Paese”.

Askanews

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