Home Notizie del Giorno Visto per voi a teatro: Santarcangelo Festival 2024, la prima giornata

Visto per voi a teatro: Santarcangelo Festival 2024, la prima giornata

da Alessandro Carli

Nonostante la location sbagliata, l’orario della rappresentazione (le 19.30, ancora troppa luce in cielo e in scena) e l’ouverture troppo poco pulita e eccessivamente caciarona (ma, va detto, è una cifra stilistica tipica degli artisti del Sudamerica essere un po’ eccessivi, verbosi, movimentosi), zona de derrama – first chapter di Catol Teixeira (nella foto) – visto venerdì 5 luglio a Santarcangelo Festival 2024 – è un interessante “triassolo” che, in fieri, diventa azione corale. Forse in parte penalizzata dal luogo – il Parco Baden Powell, all’aperto, tende a disperdere la tensione -, la performance di danza si apre con una performer che canta al microfono e interagisce con il pubblico: avvicina il “gelato” agli spettatori della prima fila chiedendo di cantare, di parlare e di cambiare il posto a sedere mentre le altre due figure, in scena su un palco vuoto, si dedicano attenzioni, quindi abbracci, baci, lavaggio della testa con l’acqua contenuta in un secchio. Superati piuttosto agilmente gli inciampi dell’incipit, lo spettacolo – quando diventa inter-azione tra i protagonisti, prende il volo: il punctum di questa ricerca, che avviene attraverso il movimento, è la tenerezza tra i tre personaggi, la necessità di comunicare calore ed energia attraverso il contatto.   

Lo spazio che avrebbe valorizzato la proposta di Catol, il Lavatoio, invece ha ospitato, sempre il 5 luglio, il debole e confuso Lessons for Cadavers di Michelle Moura. Come suggerisce il titolo, questo lavoro prova ad analizzare il limen tra la vita e la morte, quella soglia impalpabile che sul palco rimane sfumata e poco chiara. Nello spettacolo emergono riferimenti alle maschere di Plauto e della Commedia antica – maschere però senza maschere, maschere quindi ricreate dagli artisti attraverso l’uso delle mani che deformano il volto, lo tirano e lo rattrappiscono -, una manciata abbondante di “assoli a tre” slegati e autonomi che non riescono ad essere grotteschi – questa era l’intenzione di Michelle – ma malinconicamente solipsistici, racchiusi nella loro assoluta e soggettiva verità, incapaci di trasmettere emozioni, di abbattere la quarta parete per dialogare con la platea.

Piacevole, gradevole nella sua semplicità e quasi filologico – nel senso che è andato in scena gratuitamente in Piazza Ganganelli, andando quindi a recuperare l’agorà come destinazione teatrale fruibile a tutti – è invece il corale-bonsai (20 minuti in tutto) HIT out di Parini Secondo, un coreografico e armonioso salto con la corda di quattro giovanissime performer in cui le stesse corde diventano, nel movimento e nel contatto con l’aria e con il palco, strumenti musicali che “scrivono” una composizione sonora di impatto.

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