Home Dal giornale CTSM, siamo quasi a fine mietitura: Cristian Giovagnoli racconta i tempi

CTSM, siamo quasi a fine mietitura: Cristian Giovagnoli racconta i tempi

da Alessandro Carli

“Anche per il pensiero c’è un tempo per arare e un tempo per mietere” scrisse il logico e filosofo austriaco del linguaggio Ludwig Wittgenstein. Parole che si rispecchiano in quelle di Cristian Giovagnoli, 31 anni, che “da tre generazioni”, esordisce, “lavora nei campi”. Lo incontriamo a Dogana “alta”, nell’azienda agricola a lui intestata. “Il primo è stato mio nonno, poi mio babbo e infine io” racconta. Cristian, la terra, ce l’ha nel DNA, eppure l’incontro è stato abbastanza recente. “Dopo aver frequentato il CFP di Serravalle, ho iniziato a fare l’elettricista. Poi però ho capito che quel lavoro non mi soddisfaceva in pieno e quindi sono subentrato a mio padre tra il 2017 e il 2018”.   

La terra richiede tempo, attenzione e grande pazienza. “Quest’anno abbiamo iniziato la mietitura attorno al 20 giugno e dovremmo terminare domenica 7 luglio, tempo permettendo. Basta, per esempio, un giorno o due di pioggia che la scadenza viene posticipata. Questo è un lavoro che dipende anche dal meteo” prosegue. Un lavoro, il suo, che richiede molti sacrifici. “Durante il periodo del raccolto, che dura più o meno dalle due settimane ai 20 giorni, mi sveglio all’alba, alle 5 e 30 circa, colazione e caffè e poi sto nei campi sino alle 23 e 30 o a mezzanotte” spiega mentre guarda la terra. “La mia azienda agricola ha una superficie di circa 25 ettari coltivati tra ulivi, cereali, fieno e vigna. Nello specifico, oltre all’orzo e alle fave, abbiamo il grano: il Rebelde, una varietà di frumento tenero di forza, con tenore proteico molto elevato, ma anche il Monnalisa, ottimo per la panificazione, e il ‘Bologna’, di grande stabilità produttiva e dalla capacità di garantire un livello eccellente di qualità”.  

È ancora troppo presto per sapere se la mietitura 2024 sarà positiva o meno. “Gli ultimi tre anni sono stati difficili per diversi motivi, speriamo che questa che stiamo quasi finendo sia migliore” conclude Cristian. Il tutto mentre si avvicina quella “scadenza” raccontata magistralmente dal Premio Nobel per la Letteratura, Luigi Pirandello, nella raccolta “Zampogna” del 1901: “Lascia le spighe: queste son pe ‘l pane; lascia le spighe e aspettane il cruschello. Oggi è l’ultimo dí: le stoppie nane avrai per te tutta la notte, e spera che, spigolando, ciancin le villane…”.

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