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Smaltimento batterie: “Occorre differenziare”

da Daniele Bartolucci

“La transizione dalle energie fossili a quelle da fonti rinnovabili è la sfida che impegna tutti e a tutti i livelli, dalle famiglie alle imprese, ma questo cambiamento sta imponendo di fatto anche un maggiore e massiccio utilizzo dell’energia elettrica, che si traduce in una diffusione ormai generalizzata di sistemi di accumulo a batteria”, avverte Mirkare Manzi di IAM-Igiene Ambientale Management. Secondo gli ultimi dati dell’Energy Storage Report prodotto dall’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA), il mercato globale dell’accumulo di energia è in grande crescita. Il trend è stato particolarmente evidente nel corso del 2020, quando le installazioni totali sono aumentate del 50% rispetto all’anno precedente, e gli investimenti complessivi nello storage hanno segnato un +40%. Le previsioni indicano che la crescita non si esaurirà nei prossimi anni, ma anzi che entro il 2030 la capacità installata dovrebbe espandersi di ben 35 volte. “Come conseguenza diretta, anche il numero di mezzi meccanici, utensili e strumenti informatici che sono dotati di batterie è in continuo aumento. Ma non esistono batterie infinite, per cui una volta esaurito il loro ciclo di vita, vanno sostituite. C’è un passaggio fondamentale, però, che non viene sempre adeguatamente considerato: se acquistare batterie nuove e pianificarlo per tempo è ormai un’attività standardizzata, non possiamo dire che lo sia altrettanto lo smaltimento di quelle vecchie esauste. Eppure”, rileva Manzi, “trattandosi di prodotti estremamente delicati, occorre gestirne correttamente tutta la procedura di stoccaggio e smaltimento, per evitare problematiche economiche e non solo”.

NON TUTTE LE BATTERIE SONO UGUALI

“Premesso che il corretto smaltimento delle batterie usate è un obbligo di legge, proprio per le loro caratteristiche possono avere un impatto notevole, sia per quanto riguarda il recupero delle parti riciclabili, sia nel caso di procedure illegali, per gli effetti nefasti che avrebbero sull’ambiente, visto che contengono elementi inquinanti come nichel, cobalto e manganese. Per questo occorre programmarne lo smaltimento in maniera oculata, partendo da una differenziazione precisa tra quelle di nuova generazione, come quelle al litio per esempio, rispetto a quelle al piombo o al gel. Queste ultime, infatti, hanno un valore ai fini del recupero”, spiega Manzi, “ma proprio per questo le norme e di conseguenza gli impianti di smaltimento, hanno procedure molto stringenti riguardo alla conformità: anche solo una batteria al litio in un carico di svariati chilogrammi di batterie al piombo rende l’intero lotto non conforme. Questo si traduce, nel caso in cui mandassimo a smaltimento un carico non perfettamente selezionato, non solo nell’ovvio respingimento dello stesso, ma anche in possibili sanzioni e altri costi che poi ricadrebbero sul produttore iniziale, che ne è responsabile. Per evitare ciò, invitiamo tutti a differenziare e stoccare separatamente le due tipologie di batterie: da una parte quelle al piombo o al gel, dall’altra tutte quelle di nuova generazione come al litio e altri componenti chimici. Questo perché, mentre per le batterie al piombo esiste già una virtuosa filiera del riciclo, il recupero delle nuove batterie si sta sviluppando solo negli ultimi anni ed è normalmente più costoso”.

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