Home Notizie del Giorno Vista per voi a Bologna: la mostra fotografica “Vivian Maier Anthology”

Vista per voi a Bologna: la mostra fotografica “Vivian Maier Anthology”

da Alessandro Carli

La coda di persone al tavolo dei biglietti in una domenica di sole dà l’esatta misura del valore della mostra ospitata a Palazzo Pallavicini di Bologna mentre il titolo della “temporanea” allestita nelle meravigliose sale – “Vivian Maier Anthology”, aperta sino al 28 gennaio 2024 – conferma esattamente quello che promette: un viaggio verticale nella vasta produzione della “tata”, della bambinaia newyorkese, fotografa per diletto ma di enormi capacità e poetica (foto: Lea Carella). Se in vita non ha potuto veder riconosciuta la sua arte (la storia e la leggenda raccontano che un giorno un signore ha acquistato una cassetta che conteneva una miriade di rullini rinvenuta in una casa abitata da un’anziana signora che faticava a pagare l’affitto, ha deciso di farli sviluppare e, con grande sorpresa, si è trovato tra le mani un percorso di immagini scattate a medio formato, quindi Rolleiflex, e a pieno formato, Leica), post mortem il suo testamento è stato accolto con favori sia dai critici che dal pubblico. Ora: Vivian è stata la pioniera degli attuali “selfie” (si chiamavano “Self-Portrait” e lei li ha eseguiti in maniera talmente straordinaria che ogni contemporaneo “selfie-tore” dovrebbe andare a vedere la mostra per imparare qualcosa: di certo all’uscita da Palazzo Pallavicini cestinerebbe il 99% degli autoscatti che custodisce gelosamente nel telefonino) ma ha “fermato” anche tanto altro: la vita e i volti della Grande Mela e di Chicago.

Scatti meravigliosi, “inconsapevoli” – forse nemmeno Vivian immaginava di essere così brava – e precisi, leggeri (apparentemente) ma decisi, cercati, voluti, realizzati. In mostra un tesoro composto da 111 fotografie in bianco e nero e 35 a colori che confermano quello che già si sapeva di lei: occhio chirurgico, spazi sempre bilanciati, soggetti “fermati” nell’attimo esatto, né un secondo prima né due secondi dopo. I suoi “autoritratti” non sono che il “pre-testo”, il richiamo per entrare con tutti e due gli occhi (ma senza dimenticare la mente e il cuore) nella vita vera di New York all’inizio degli anni Sessanta, quella lontana dai riflettori ma anche quella delle star del cinema (ma che bella Audrey Hepburn avvolta nella sua eleganza in bianco e nero). Vivian in vita non sapeva di essere “Vivian Maier”: lo abbiamo scoperto noi, più tardi, quando se ne era già andata, lasciando un testamento unico fatto di immagini che sanno parlare senza dire una parola.   

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