Home Dal giornale Disoccupazione ai minimi, ma molti sono “titolati”

Disoccupazione ai minimi, ma molti sono “titolati”

da Daniele Bartolucci

“Il tasso di disoccupazione totale del 2022 è pari a 5,1%, il valore più basso registrato nel periodo”, hanno rilevato gli esperti dell’Ufficio Informatica, Tecnologia, Dati e Statistica nell’Osservatorio sullo stato dell’occupazione (vedi Fixing nr 27), e “lo stesso andamento si delinea anche per il tasso di disoccupazione in senso stretto che, sempre nel 2022, arriva al 3,1%, ben 3 punti percentuali in meno rispetto al 2018”. Il tasso di occupazione interna, si legge nel report, “passa dal 68,6%, indicando che per ogni 100 persone in età lavorativa vi sono mediamente 68,6 persone occupate, il dato risulta in aumento dal 2018 ma senza grosse variazioni. Il tasso di partecipazione interno è di 70,8%, indicando che per ogni 100 persone in età lavorativa mediamente 72,3 fanno parte della forza lavoro interna, anche in questo caso il valore diminuisce nel tempo, mentre il tasso di partecipazione totale aumenta, denotando il ricorso sempre più frequente a occupati non residenti”.

Infine, “come per il tasso generale, anche per quello calcolato sulla popolazione tra 15 e 24 anni, si delinea una costante diminuzione, sia in generale che in senso stretto. Il tasso di disoccupazione giovanile nel 2022 è pari a 13,3%, mentre nel 2018 era 26,8%, nello stesso lasso di tempo quello in senso stretto è passato da 21% a 8,2%. In base ai dati appena esaminati si può affermare che il fenomeno della disoccupazione giovanile è piuttosto circoscritto, infatti in termini assoluti nel 2022 il numero dei disoccupati in senso stretto fino a 24 anni è di 84 unità, solo cinque anni prima era pari a 208 unità”.

In definitiva, “emerge chiaramente l’andamento del numero dei disoccupati totali e in senso stretto negli ultimi dieci anni, con l’incremento del numero di disoccupati fino al 2015, la successiva diminuzione nel 2016 e una nuova più decisa riduzione nel 2021 e 2022”.

Ma dietro a questi numeri c’è molto di più, come si evince dall’analisi delle graduatorie. Premesso che anche nei primi mesi del 2023 è proseguito il trend positivo di riduzione della disoccupazione, “al 31 marzo 2023 i disoccupati totali e gli occupati iscritti alle graduatorie dell’Ufficio del Lavoro, sono 2.209. Di questi, 664 pari al 30%, sono disoccupati totali (363 “disoccupati in senso stretto” e 301 “altri in cerca di occupazione”), mentre i restanti 1.545 sono occupati in ricerca (46 “diversa occupazione” e 1.499 “temporaneamente indisponibili”)”. Analizzando titoli e qualifiche, emerge che “la maggior parte delle iscrizioni, pari al 20,6%, rientra nella categoria “Diplomati”, seguita dalla categoria “Manodopera generica” con il 20,3% e dagli iscritti alla lista “Laureati e diplomati universitari” che comprende il 19,7% delle iscrizioni”.

“Analizzando l’evoluzione del fenomeno della disoccupazione nel periodo che va dal 2018 al 2022, emerge la costante diminuzione del fenomeno, con variazione negativa assoluta in cinque anni di -591 unità, pari al -41,8%”. Inoltre, “i disoccupati in senso stretto, quindi immediatamente disponibili al lavoro, sono diminuiti negli ultimi cinque anni di -609 unità pari al -54,5%. Il dato relativo al primo trimestre 2023, registra un’ulteriore diminuzione della disoccupazione con 363 disoccupati in senso stretto”. Ma, viene da chiedersi, diminuiscono anche le donne disoccupate? La risposta è sì: “I disoccupati di sesso maschile sono diminuiti di -177 unità pari al -42,5%, le donne di -414 unità pari al -41,4%”. Inoltre, “pur aumentando l’incidenza della componente femminile sul totale dei disoccupati in senso stretto, è passata dal 59,8% nel 2013 al 66,9% nel 2022, si riscontra una diminuzione del numero delle disoccupate in senso stretto, passate da 717 nel 2013 a 340 nel 2022, il valore più basso del decennio”.

Ancora più interessante è “l’analisi esclusiva dei disoccupati in senso stretto, ossia il numero di lavoratori iscritti alle liste di avviamento al lavoro che vengono considerati realmente disoccupati ai fini delle analisi economiche, ossia coloro che sono immediatamente disponibili, senza porre ostacoli o vincoli di sorta ad entrare nel mondo del lavoro, così come stabiliscono gli Organismi Internazionali, dove per la definizione di tale aggregato, sono esclusi coloro che sono in cerca di occupazione a tempo determinato e part-time”, spiegano gli esperti dell’Ufficio di Statistica. “Analizzando i disoccupati in senso stretto al 31 marzo 2023 suddivisi per tipologia di graduatoria la maggior parte di essi è iscritta nella graduatoria “Diplomati” (27%) e “Laureati e diplomati universitari” (26,7%), segue la graduatoria “Manodopera generica” (22,6%) e “Impiegati generici: scuola media inferiore e qualificazione” che rappresenta il 15,4%. All’interno della graduatoria diplomati, che è la macro categoria con più disoccupati iscritti, la maggior parte di essi possiede un diploma tecnico (53%), il 32% ha un diploma liceale, mentre solo il restante 15% ha il diploma di perito”. Di fatto, le qualifiche ci sarebbero. Ma perché allora, al netto della disoccupazione ai minimi storici, si parla sempre di mercato ristretto e difficoltà a reperire personale sammarinese? Il sistema del collocamento sammarinese è particolare, infatti, basta guardare le dinamiche dei disoccupati in senso stretto suddivisi per numero di iscrizioni alle varie graduatorie. Escludendo quelle nelle graduatorie pubbliche per l’insegnamento, rileva l’Osservatorio, al 31 marzo 2023 “il 23,1% dei disoccupati è iscritto in 1 graduatoria (84), il 46,3% ha 2 iscrizioni (168), il 15,7% ha effettuato l’iscrizione in 3 graduatorie (57) ed il restante 14,9% in 4 graduatorie (54)”. Il motivo? “L’alta percentuale di soggetti iscritti a graduatorie che prevedono un titolo di studio pari o superiore al diploma chiarisce l’ingente numero disoccupati che effettua l’iscrizione in più di una graduatoria: più titoli di studio possiede il soggetto, più requisiti necessari per le iscrizioni riesce a soddisfare”. L’altro elemento da tenere a mente è il tempo di permanenza in tali liste: dei 363 disoccupati in senso stretto al 31 marzo 2023, infatti, il 63,1% (229 iscritti) si trova nello stato di “Disoccupato” da almeno di 6 mesi continuativi ed in questo periodo l’84,7% di essi ha fatto effettuato almeno un avvio: “Si deduce”, spiegano gli esperti, “come durante i primi 6 mesi di disoccupazione la maggior parte dei soggetti si attiva in modo dinamico nella ricerca di un lavoro. I disoccupati in senso stretto che si trovano in questa condizione da 7 a 12 mesi continuativi, sono 69 pari al 19%, e il 73,9% di essi ha effettuato almeno un avvio. I disoccupati in senso stretto da 13 a 24 mesi sono 31 e 24 di essi ha effettuato almeno un avvio in quei mesi. Il restante 9,4% degli iscritti alle liste di disoccupazione si trova in questa condizione da oltre 24 mesi, sono 34 e 20 di essi non ha effettuato nessun avvio negli ultimi cinque anni”. Da non sottovalutare il fatto, infine, che “le classi di età più numerose sono quelle “da 25 a 29 anni” e “da 20 a 24 anni”, ma la maggior parte di essi si trova nello stato di disoccupato da un periodo inferiore a 6 mesi. La maggioranza dei disoccupati da più di 24 mesi”, invece, “ha età compresa tra 55 e 59 anni, questo denota una certa e comprensibile difficoltà a ricollocarsi nel mondo del lavoro a fine carriera”.

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