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A Natale facciamoci un regalo: scriviamo

da Simona Bisacchi

Natale si avvicina.

È il momento di farti un regalo.

Scrivi.

Sulla tua poltrona preferita, steso su un tappeto, rannicchiato su un gradino della scalinata della piazza, scrivi. Raccontati un ricordo. Favoleggia. Spifferati il fastidio che ti ha dato l’espressione saccente del tuo amico, poi non pensarci più e dimenticatela definitivamente. Sogna un po’ e un po’ svegliati. Ricopia una frase che ti ha colpito: “Se sei triste quando sei da solo, probabilmente sei in cattiva compagnia” – di Jean Paul Sartre – è quella scelta da me questa settimana.

Leggi.

Tira fuori la raccolta di fiabe con cui la mamma ti addormentava da piccolo. Cerca il vero significato della parola “augurio” sul dizionario e decidi onestamente a chi dedicarla. Scopri l’etimologia di “epifania”. Apri a caso un libro di poesie – consapevole che il caso non esiste – e interpreta con attenzione le parole tra le righe: “Quando i miei pensieri sono ansiosi, inquieti e cattivi, vado in riva al mare e il mare li trasforma”, suggerisce Rainer Maria Rilke. Segui l’esempio di una mia cara collega, che affronta lunghe passeggiate, dalla campagna al mare, con nelle orecchie “I miserabili” di Victor Hugo o l’“Odissea” di Omero.

Ascolta la musica.

Due miei amici, marito e moglie non più giovanissimi, hanno un impianto stereo fenomenale e – uno accanto all’altro – ascoltano i canti gregoriani, e ne sono così rapiti che finiscono per cenare tardi. Fai conoscere i cantautori ai tuoi figli. Stendi Mozart nell’aria mentre lavori. Scopri Ezio Bosso, se non lo hai ancora fatto. Oltre a essere un nobile compositore, aveva ragione lui quando diceva che “La musica ci insegna la cosa più importante che esista: ascoltare”.

Riprenditi il tuo tempo.

Cucina una torta – aggiungendo sia cacao amaro che una stecca di cioccolata fusa – perché ci sarebbero meno gelosie nei quartieri, se le persone mangiassero più cioccolato. Sporca di farina la cucina, la maglia, il pavimento e il gatto che passa di lì per caso.

Piangi pure. Se le lacrime erano lì da un po’, è arrivato il tempo di farle uscire e salutarle insieme al dolore che le ha provocate.

Sii triste, se vuoi, ma solo per qualche minuto.

Sii allegro, se puoi, ma senza diventare sgarbato.

Sii sobrio, perché fare festa con poco è un talento che val la pena affinare e che nessuno poi può più portarti via. 

Sii contento, se tra i mille auguri ricevuti ce ne sono almeno un paio di autentici, leali.

E quando i brindisi finiscono, alza il calice vuoto. 

E quando le luci si spengono, brilla tu.

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