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Social media, guerra e disinformazione: in un libro gli atti di un convegno UNIRSM

da Redazione

I social media possono diventare un’arma? La risposta, affermativa, viene dal nuovo libro in cui Luca Gorgolini, docente dell’Università degli Studi della Repubblica, ha raccolto gli interventi di un convegno che nel 2021 ha ospitato nell’Aula Magna dell’Ateneo sammarinese accademici, storici e professionisti del mondo dell’informazione per offrire una serie di analisi sull’origine e gli effetti delle fake news su vari livelli, dal campo militare a quello della salute, passando per l’impatto sulle giovani generazioni e le possibili strategie con cui contrastare il fenomeno.

In questa cornice, il cosiddetto ‘armamento dei social media’ è un processo che ha interessato episodi come la campagna di disinformazione russa messa in campo a metà del decennio scorso in Ucraina. Il Paese attualmente sotto attacco era infatti “diventato, tra la fine del 2013 e i primi mesi del 2014, il banco di prova in cui sperimentare, da parte del governo russo, gli effetti della guerra informativa condotta via internet e, in particolare, il potere emergente dei social media come strumento in grado di condizionare gli avvenimenti del dominio fisico”. La Internet Research Agency, società di San Pietroburgo “all’apparenza indipendente ma che in realtà sarebbe in mano a oligarchi indicati come molto vicini a Putin”, fa notare Gorgolini, aveva e ha al proprio interno “centinaia di dipendenti che ogni giorno pubblicano, complessivamente, migliaia di post con l’obiettivo di condizionare i contenuti delle conversazioni in corso e diffondere bugie”.

Scenari, questi, che danno un’ulteriore chiave di lettura all’attualità di oggi e rendono il testo un concreto contribuito per analizzare il presente e diventare, in un certo senso, fruitori ‘critici’ di quanto circola sui social: “Il convegno era rivolto ai nostri studenti, quindi gli stili e i linguaggi utilizzati dai relatori sono immediati e diretti”, spiega Gorgolini. “Si parla di fenomeni come il fact checking, del rapporto fra giovani e disinformazione, di cosa si può fare nelle scuole per permettere ai ragazzi di riconoscere le notizie attendibili da quelle che non lo sono, di come la comunità scientifica italiana è stata costretta a reagire, durante la pandemia, al dilagare di notizie false, e non solo. Si tratta di un libro con cui capire come veniamo influenzati, in quanto utenti, dalle fake news, e come la disinformazione viene utilizzata, strategicamente, da realtà militari, terroristiche e criminali”.

Pubblicato da Bologna University Press, il volume si intitola “Media digitali e disinformazione – politica, giornalismo, social network e conflitti armati”. È disponibile in libreria e online. Il convegno è stato organizzato dal Dipartimento di Scienze Umane e dal Dipartimento di Studi Storici dell’Ateneo sammarinese.

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