Home Notizie del Giorno Cangini (GDC): guerra Russia-Ucraina, analisi Economico-Finanziaria

Cangini (GDC): guerra Russia-Ucraina, analisi Economico-Finanziaria

da Redazione

Non si sono fatte attendere le reazioni nei mercati in seguito all’invasione russa in Ucraina. Dalle criptovalute, in particolare bitcoin ed ethereum, alla Borsa di Mosca, fino ad arrivare agli indici europei, al petrolio e all’oro, bene rifugio per eccellenza.

A causa di tale decisione l’indice Moex della Borsa di Mosca è andata incontro a un calo record: -46%, prima che le contrattazioni venissero sospese. Dopo che le negoziazioni sono riprese, il calo si è attestato al 33%. Crolla anche il titolo Gazprom, azienda energetica russa parzialmente controllata dallo Stato, che ha ceduto il 35%, inoltre sono diverse le banche europee che hanno un’importante esposizione diretta alla Russia. In base ai calcoli di Autonomous, l’austriaca Reiffeisen ha un’esposizione di 11,6 miliardi, Société Générale di 10,4 miliardi e UniCredit di circa 8 miliardi

La corsa al dollaro sta spingendo il cambio con l’euro sotto quota 1,12 ai minimi da fine gennaio e come preannunciato dagli analisti l’oro, ha sfondato la quota dei 1950 dollari al barile (+1,8%), sui massimi da oltre un anno. Adesso, si attesta a 1928.91 dollari l’oncia. Prezzi record anche per l’alluminio, oltre i massimi storici del 2008, a 3.445 dollari la tonnellata (+4,57%).

Anche i principali indici europei hanno risentito dell’invasione della Russia in Ucraina. Dopo un avvio positivo, il Ftse Mib di Milano ha perso il 4,18%, tornando ai minimi da luglio 2021 e perdendo circa 20 miliardi di euro di capitalizzazione di mercato. Il Dax di Francoforte ha ceduto il 4,09% (tornando ai minimi da un anno), il Cac40 di Parigi il 3,87%, l’Ibex 35 di Madrid il 2,95% e e l’Aex di Amsterdam il 2,90%. Male anche il Ftse 100 di Londra in calo del 3,82%. Guardando oltreoceano, a Wall Street, il Dow Jones sta cedendo il 2,11%, il Nasdaq lo 0,70%, dopo aver aperto la seduta con un calo del 4%, e l’S&P500 l’1,28%.

In generale, l’inflazione sta crescendo ovunque, anche in Italia (+3,9% annuo) dove però è spinta solo dai prezzi dell’energia, restando più bassa di quella dell’Eurozona e degli Usa. La misura core, al netto di energia e alimentari, in Italia è molto moderata (+1,4% annuo), mentre nell’Eurozona e soprattutto negli Usa è balzata ben oltre la soglia del 2,0% vigilata dalle banche centrali. Lo scenario più probabile resta che la fiammata dell’inflazione in Italia e in Europa sia temporanea, grazie all’attesa flessione delle quotazioni petrolifere, e si registri un rientro nel 2022. Ciò eviterebbe un rialzo dei tassi europei quest’anno, a differenza di quanto accadrà negli Usa.

La dinamica dei prezzi energetici (+29,1% annuo a dicembre) è responsabile di gran parte dell’aumento dell’inflazione, avendo guidato l’indice generale molto sopra quello core. Nel 2020 si registrava, invece, un calo (fino a -12,7%). I prezzi al consumo dell’energia in Italia (cioè carburanti per i trasporti, gas ed energia elettrica per la casa) seguono, infatti, in media, con un breve ritardo, le oscillazioni della quotazione del petrolio Brent convertita in euro, che quest’anno è risalita oltre i valori pre-crisi: nello scenario CsC, nella media del 2021 si registra un +56% in euro, dopo un -36% l’anno scorso. Nel 2022 il Brent è atteso segnare una parziale flessione e quindi i prezzi energetici in Italia dovrebbero curvare gradualmente al ribasso, verso una dinamica in avvicinamento allo zero, frenando l’indice generale.

L’Unione europea, gli Stati Uniti, il Regno Unito e il Canada in responsiva hanno annunciato il congelamento dei beni all’estero della Banca centrale russa, oltre all’esclusione di alcuni istituti russi dalla rete SWIFT per le transazioni finanziarie.

In risposta all’invasione dell’Ucraina la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha spiegato che le misure servono a “paralizzare le capacità di Putin di finanziare la sua macchina da guerra”.

La Banca centrale Russa afferma che le riserve ammontano a circa 630 miliardi di dollari suddivisi in 32% in euro, 22% in oro, 16% in dollari, 13% in yuan, le stime affermano un 10% in asset digitali (criptovalute) e il restante 7% in sterline.

Tim Ash, analista di BlueBay Asset Management, è convinto che «un fallimento della Russia stia diventando possibile». Jonathan Hackenbroich, economista dell’European Centre of Foreign Relations, spiega che «le sanzioni del G7 contro la Banca centrale – e non le sanzioni Swift – si stanno rivelando l’arma più efficace» contro il Cremlino”, infatti tali sanzioni economiche hanno spinto un gran numero di cittadini russi a recarsi agli sportelli automatici (ATM) per prelevare denaro. La domanda di contante ha raggiunto il livello più alto dal marzo 2020, e – venerdì scorso – la banca centrale ha dovuto pertanto aumentare le forniture di denaro agli ATM.

Più che lo SWIFT, per il quale la Russia ha delle alternative (SPFS o il cinese CIPS), la vera ‘bomba atomica finanziaria’ è l’azione Fed, BCE, BoJ e BoE contro la Banca centrale russa e le sue riserve in valuta, infatti il rublo collasserebbe e l’inflazione aumenterebbe generando di conseguenza l’aumento del debito pubblico e l’inesorabile default di Stato.

Come si evince in questa breve analisi economico-finanziaria tutto il mondo rimane paralizzato e sconcertato di fronte a quanto accaduto sia dal punto di vista umanitario, sociale ed economico e, citando una celebre frase della giornalista Oriana Fallaci “perché quasi niente quanto la guerra, e niente quanto una guerra ingiusta, frantuma la dignità dell’uomo”.

Emanuele Cangini, membro dei GDC

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