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San Marino, obiettivo: più autonomia energetica

da Daniele Bartolucci

Da una parte l’aumento degli energetici, con conseguente rincaro delle bollette per famiglie e imprese, dall’altra l’esigenza di rendere sempre più autonomo il sistema sammarinese, con investimenti nella produzione degli stessi. In particolare dell’energia elettrica, su cui il dibattito si sta focalizzando in questi mesi. Sia all’interno del Governo, dove le Segreterie al Territorio e al Lavoro (che ha la delega all’AASS) hanno avviato gli studi per fare nuovi investimenti in tal senso, sia all’interno della stessa maggioranza, dove Gerardo Giovagnoli (PSD) e Giovanni Zonzini (RETE) hanno lanciato l’idea di investire anche fuori territorio, in impianti di produzione energetica che per dimensioni sarebbero impensabili a San Marino.

CALMIERARE LE TARIFFE E INVESTIRE IN RINNOVABILI

Come detto, la prima questione da risolvere è l’urgenza dettata dall’aumento dei costi di approvvigionamento di energia elettrica e gas. Come noto, a fine 2021 ’AASS, che agisce in regime di monopolio in questo settore, ha richiesto all’Autorità la revisione delle tariffe con aumenti enormi, in linea con i prezzi di mercato attuali – che sono schizzati ai massimi livelli nel giro di pochi mesi e che, anche a causa delle tensioni tra Russia e UE potrebbero mantenersi nel tempo molto alti –, ma a quel punto è intervenuto il Governo e le delibere dell’Autorità hanno sì concesso degli aumenti, ma molto più contenuti: si va dal 25 al 35% per l’energia elettrica delle utenze domestiche e dal 25 al 40% per quelle aziendali, mentre per il gas si è deciso un aumento generalizzato del 30% per tutti gli scaglioni “domestici” e dal 36,1 al 45,7% per il “gas tecnologico primario” (il “secondario” invece ha subito un aumento del 30%). “Si tratta”, ha spiegato il Segretario di Stato al Lavoro, Teodoro Lonfernini, “di un aumento medio stimato per ogni famiglia di circa 350-400 euro all’anno, quando in tanti Paesi anche dell’Unione Europea, tali aumenti potrebbero essere addirittura mensili. Crediamo che grazie agli interventi apportati siano aumenti sostenibili, ma non possiamo fermarci qui”. Del resto, che vadano costruite nuove strategie, lo aveva detto anche la stessa Autorità di regolazione per i servizi pubblici e l’energia, nel momento in cui aveva concesso gli aumenti all’AASS a fine anno: “Gli aumenti percentuali deliberati possono impattare in maniera significativa sulle famiglie meno abbienti, già provate da un lungo periodo di difficoltà dovuto alla pandemia. L’Autorità demanda e chiede agli organi politici e istituzionali di trovare forme di individuazione di queste situazioni, e di valutare misure di intervento a salvaguardia delle stesse”.

“Parallelamente”, ha aggiunto Lonfernini, “abbiamo lavorato sia sul fronte delle forniture, attivandoci sia con partner privati sia con singoli Paesi, sia sul fronte della produzione energetica, per aumentare i livelli di autonomia del nostro Paese”. Investimenti, in parole povere, come non ne sono stati mai fatti a San Marino, ma che ora potrebbero finalmente vedere la luce, spinti da un’urgenza che si è palesata in tutta la sua drammaticità e da una rinnovata cultura delle sostenibilità, che sta guidando tutti i Paesi in questo momento. Ma quali investimenti fare? “Stiamo ragionando insieme, il sottoscritto per quanto di competenza, il Segretario al Territorio ovviamente e anche il Segretario alle Finanze per quanto riguarda appunto la sostenibilità degli investimenti, su diversi progetti: i primi riguardano le fonti rinnovabili, su cui ci sono margini importanti. Ma non stiamo parlando solo di solare, perché ad esempio c’è la possibilità di sfruttare l’acqua per creare energia, con piccoli impianti idroelettrici. Anche in funzione di una maggiore capacità di riutilizzo dell’acqua, visto che da sola questa risorsa viene importata annualmente per circa 5 milioni di euro”.

IL FABBISOGNO DEL SISTEMA SAMMARINESE

I consumi collettivi di San Marino (Stato, famiglie e imprese) sono il punto di partenza, per stabilire il fabbisogno energetico del Paese. Da diversi anni il volume di gas importato si è attestato sopra i 52milioni di mc, mentre l’acqua dovrebbe attestarsi attorno ai 3,5-4 milioni di mc (l’ultimo dato recuperato è del 2017, quando erano 3,7 milioni). Mancando totalmente impianti di produzione interna, pubblici o privati (non esistono quelli di biogas, né di captazione massiccia delle acque), le valutazioni possono essere fatte al momento solo sulla riduzione dei consumi o sulla possibilità (soprattutto per il gas) di estendere alle imprese l’accesso diretto al mercato esterno. Mentre per l’elettricità il discorso è differente, perché esiste già uno storico della produzione interna (vedi tabella), con impianti di fotovoltaico, ma non ad esempio di cogenerazione industriale, una mancanza grave stante la presenza di numerose aziende produttive che potrebbero attivarla. Negli ultimi dieci anni tale produzione è cresciuta costantemente, conseguentemente all’installazione dei pannelli fotovoltaici su diversi immobili (anche se mancano ancora le normative per tante tipologie, ndr), passando dai 1.217 kWh del 2010 (con una potenza di soli 24 kWp) ai 14.187.965 kWh del 2021 (con una potenza di ben 13.562 kWp). Questo ha portato ad un aumento consistente anche dell’incidenza di questa produzione sul fabbisogno totale di energia elettrica di tutto il sistema (4,97%), un dato ancora più se rapportato alla potenza massima (25,54%). Margini di crescita ci sono sicuramente, ma per quanto riguarda l’energia prodotta, difficilmente si raggiungerà un livello vicino all’autosufficienza con questa unica tecnologia (solare), sia per la limitatezza del territorio e dei siti idonei (per ora, ricordiamo, solo i tetti degli edifici e nemmeno di tutti gli edifici), sia perché il fabbisogno energetico del Paese è in aumento e probabilmente aumenterà anche negli anni avvenire.

GIOVAGNOLI E ZONZINI: “INVESTIRE ALL’ESTERO”

“Il punto è l’ammissione della necessità di una strategia di produzione elettrica da fonti rinnovabili nazionale, ulteriore rispetto a quella incentivata dalla legge”, ha spiegato Giovagnoli. “Da lì la consapevolezza che con le rinnovabili in loco non si potrà nel breve termine arrivare a quote significative di energia prodotta. Quindi è necessario guardare fuori”, ovvero “inserirsi in investimenti per la costruzione di impianti da rinnovabili fuori dal nostro territorio”. Dello stesso avviso Zonzini: “La via, a mio parere, è quella di acquisto di infrastrutture energetiche ‘pulite’ fuori dalla Repubblica (parchi eolici, fotovoltaici o altro) che possano garantire il nostro fabbisogno elettrico a basso prezzo, e possibilmente un surplus da rivendere ad altri Stati, così da rientrare rapidamente degli investimenti. Le infrastrutture andranno localizzate in Stati amici – così come il vettoriamento – che non abbiano potenzialmente interessi contrapposti ai nostri, politicamente stabili e dove sia in vigore uno stato di diritto tutelante degli investimenti stranieri”.

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