Home Tempo LiberoEventi Visto per voi a Sogliano: il concerto di Ludovico Einaudi

Visto per voi a Sogliano: il concerto di Ludovico Einaudi

da Alessandro Carli

“Sono andato a fare lunghe camminate in montagna, seguendo spesso gli stessi sentieri. Nevicava molto e in mezzo a quelle tempeste di neve, in cui tutte le forme sembravano perdere i loro contorni e i loro colori, i miei pensieri volavano liberi. Probabilmente quella fortissima sensazione di riduzione ai minimi termini ha originato questo lavoro” ha raccontato Ludovico Einaudi (foto: Lucia Lombardi) in occasione del lancio di “Seven Days Walking”, l’album che ha innervato “Summer tour” e che ha toccato, il 27 luglio, anche la meravigliosa radura di Pietra dell’Uso, location bucolica della rassegna “Notturni nel Bosco”.
Einaudi, tra un pezzo e l’altro, ha spiegato che sentiva la necessità di “rientrare” nella natura: basta teatri, strade, palazzi, edifici quindi. Musica naturale, per la natura e nella natura. E gli spettatori, i mille (le regole del Covid, purtroppo) che hanno assistito all’esecuzione del Maestro e dei suoi due fidi compagni di viaggio – il violinista Federico Mecozzi e il violoncellista Redi Hasa – hanno partecipato al rito agreste: automobili e moto lasciate a circa due chilometri di distanza, navette che accompagnano il pubblico e infine cinque o sei minuti a piedi. Niente sedie ma plaid per terra, come si fa nei concerti nel Nord Europa, dove le persone non sono “schizzinose” e amano la semplicità.

Alle 21.45 in punto calano le luci. Il sogno inizia, un sogno lungo un’ora e 50 minuti “einaudiani”, e chi lo ha visto dal vivo sa cosa significa: un tempo di magia, emozioni, ricordi, sublimazione.

Non più l’Africa calda de “I giorni” (2001), certo, ma i riverberi di quell’esperienza si avvertono nitidi nella quiete del luogo e nella pace del buio del cielo romagnolo: l’essenza raffinata della resina degli alberi, l’odore della terra, dell’erba.

Si parte con mezzora di apnea,Low mist var. 1”, poi “Low mist”, “Gravity”, “A sense of simmetry” – pezzi di “Seven Days Walking” – per poi fare una prima capriola nel passato (“Elements”) e poi ancora la settimana di cammino con “Cold wind var. 1”, “Cold Wind” e “Low mist reprise”. Uno sguardo alle origini (“Fuori dal mondo”, dall’album “Eden Roc” del 1999) e ritorno ai “sette giorni” di “Ascent” e “The path of the fossils”. Un assaggio dell’album “Nightbook” (il pezzo “Solo”) e chiusura con “Experience”, la meraviglia mantrica inserita in “In a Time Lapse” (2013) in cui la contagiosità dei ritmi della taranta e del rock si (con)fondono e ti entrano dentro. Un’energia che arriva sino all’ultima fila della radura per poi trasformarsi in un’onda lunghissima di applausi. Poi ci si rimette in cammino, ma ci si impiega un po’ meno di sette giorni per tornare a casa. Con un sorriso nel cuore e negli occhi.

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