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FONDISS, numeri in crescita e proposte per il futuro

da Daniele Bartolucci

Che futuro si vuole dare al FONDISS? Questa è la domanda che il Comitato Amministratore si sta ponendo da diverso tempo e che, come ha spiegato la Presidente Maria Antonietta Pari anche nella serata pubblica del 26 maggio, ha impegnato i suoi membri in un laborioso percorso di analisi dei dati, ma anche delle norme in vigore, finalizzato ad una serie di proposte per superare le criticità riscontrate.

Perché se è vero che il FONDISS ha lo scopo di assicurare, al momento dell’età pensionabile, la liquidazione di un’ulteriore pensione, detta appunto complementare, che si affianca alle prestazioni del Sistema di Previdenza Principale, “l’obiettivo finale”, sottolinea la Presidente, “non può infatti limitarsi alla gestione dell’ordinario, ma tutto deve essere votato alla sostenibilità del FONDISS stesso, garantendo a quanti versano i propri contributi il ritorno del capitale – pattuito dalle norme in vigore – mantenendone se non aumentandone il valore nel tempo”. Proprio su questi due fronti si è focalizzata l’attenzione del Comitato Amministratore, che ha prodotto una bozza di testo di legge che si sta condividendo con il Governo (in particolare le due Segreterie di Stato competenti, Sanità e Bilancio) affinché il Consiglio Grande e Generale possa poi intervenire puntualmente.

IL BILANCIO DEL FONDISS: NUMERI IN CRESCITA

Come noto FONDISS si differenzia tecnicamente e normativamente dagli altri fondi pensione del cosiddetto “Primo Pilastro”, in quanto si fonda su un sistema di finanziamento a capitalizzazione, che consiste per ogni iscritto nella creazione di un conto individuale in cui confluiscono tutti i versamenti contributivi effettuati (l’estratto conto aggiornato relativo a ciascun iscritto è disponibile sia sul portale www.fondiss.sm all’interno dell’area riservata, sia sul sito www.gov.sm nell’applicativo “Arpa”).

I versamenti sono invece contabilizzati come quote del fondo, il cui valore varia nel tempo ed evidenzia la redditività: fino ad oggi il valore della quota è sempre aumentato e al 31 dicembre 2020 ha raggiunto quota 10,946 (rivalutazione del 0,28% rispetto all’anno precedente).

Essendo un fondo “giovane”, istituito con la Legge n. 191 del 6 dicembre 2011 e quindi diventato operativo solo nel 2012, le dinamiche tra entrata e uscita sono ancora spostate sulla prima direzione: “Alla fine del 2020”, spiega infatti la Presidente Pari, “il numero degli iscritti attivi ha raggiunto quota 33.313, con una contribuzione raccolta di 22.654.885 euro durante l’intero anno. Per quanto riguarda invece le uscite, al di là dei costi di gestione e amministrazione, le prestazioni erogate come anticipazione o rendita sono ancora minimali, anche se dopo dieci anni di vita del FONDISS, iniziamo a vedere popolarsi anche questa parte del bilancio”.

IL PATRIMONIO ATTUALMENTE GESTITO

L’altra attività principale è invece la gestione del patrimonio, ovvero dei contributi raccolti durante il corso degli anni, i quali, crescendo di anno in anno, hanno raggiunto una consistenza (come “Totale Conti d’ordine”) di oltre 131 milioni, di cui 51.471.000 sono investiti in depositi a termine con scadenza a 9 mesi presso Carisp, BSI e BAC, mentre 14.316.348,36 euro sono oggetto di un piano di rientro con il Veicolo pubblico di Segregazione dei Fondi pensione S.p.A. e 65.856.932,05  depositati sul conto corrente acceso presso BCSM. “Attualmente”, spiega la Presidente Pari, “l’investimento è limitato quindi ai soli depositi a termine ed esclusivamente nel settore bancario sammarinese. Al di là delle considerazioni sui singoli Istituti bancari, è evidente che la concentrazione del rischio sia una criticità importante, laddove la diversificazione dovrebbe essere invece la strada maestra. A tal proposito e nonostante tali limiti, rimanendovi quindi all’interno, il Comitato Amministratore ha avviato e portato a termine la revisione della politica di investimento deliberando una nuova asset allocation strategica – aggiornata il 4 maggio 2020 a seguito della pandemia di Covid 19 e formalmente adottata il 1  giugno 2020 – che prevede la seguente quota percentuale:  70% monetario, 10% obbligazionari governativi, 15% obbligazionario corporate, 5% azionario”.

LE CRITICITÀ E LE PROPOSTE PER SUPERARLE

“L’esposizione completa e puntuale dei dati di bilancio”, spiega quindi la Presidente Pari, “è una buona pratica che da anni caratterizza il Comitato Amministratore, all’insegna della correttezza e trasparenza nei confronti delle parti sociali, così come dei singoli iscritti. Ma i numeri, spesso, non bastano a far comprendere tutte le dinamiche sottostanti, ma aiutano a fare valutazioni sul presente e soprattutto sul futuro. Valutazioni che all’interno del Comitato Amministratore abbiamo avviato da tempo e su cui ci siamo focalizzati nell’ultimo anno, creando un gruppo di lavoro interno che, sulla base di tali analisi, costruisse delle proposte da sottoporre al legislatore, laddove si ravvisasse la necessità di modificare leggi e norme. Tali proposte sono state quindi elaborate in una bozza di testo di legge che abbiamo compiutamente presentato al momento alla Segreteria di Stato alla Sanità, competente in materia di previdenza, per essere auspicabilmente tradotte in tempi brevi in provvedimenti di modifica legislativa e regolamentare”.

I “LIMITI” ALL’IMPIEGO DELLE RISORSE

“Una delle criticità rilevate”, spiega la Presidente Pari, “e su cui anche i precedenti membri del Comitato Amministratore avevano puntato l’attenzione, era e resta l’impiego delle risorse, che ha limiti e vincoli differenti dagli altri fondi pensione del Primo Pilastro, ma anche, possiamo dire, rispetto a tutti gli altri fondi previdenziali complementari presenti in altri Paesi. Consapevoli di ciò, abbiamo proposto la possibilità di ricorrere per la gestione degli investimenti alla consulenza e ai servizi di soggetti terzi, nonché la possibilità di ricorrere ai medesimi soggetti anche per la definizione del processo e della politica di investimento. Inoltre, al fine di superare tutti gli eventuali rischi connessi all’erogazione delle prestazioni finali e, quindi, aumentare le garanzie, abbiamo proposto la possibilità di avvalersi di soggetti terzi attraverso la stipula di convenzioni con soggetti gestori autorizzati all’esercizio delle attività riservate di cui alla Lettera G dell’Allegato 1 alla Legge 17 novembre 2005 n.165, ovvero l’attività assicurativa”. In tal senso, va anche “la possibilità per l’ISS di concerto con FONDISS di bandire apposita gara per la selezione di una compagnia autorizzata all’esercizio dell’attività di assicurazione con sede statutaria in un paese dell’Unione Europea al fine di sottoscrivere una convenzione per erogare ai propri iscritti le prestazioni pensionistiche complementari spettanti in forma di rendita”.

Nello stesso solco, “abbiamo proposto anche la possibilità di avere quale Banca Depositaria una banca specializzata nella prestazione dei servizi di banca depositaria, selezionata dal Comitato Amministratore assistito da BCSM, sulla base di un bando condotto a livello internazionale”. Ad oggi, infatti, “questo ruolo può essere affidato esclusivamente a BCSM”.

LE PROBLEMATICHE DI CARATTERE FISCALE

Oltre a questi “vincoli” nella gestione, ce ne sono altri a cui il Comitato Amministratore ha dedicato attenzione, come ad esempio la possibilità di aumentare i versamenti, anche quelli volontari. “Nelle more di una complessiva riforma del sistema previdenziale che tenga conto della sostenibilità dell’impianto”, spiega la Presidente Pari, “il FONDISS rappresenta per sua natura un importante tassello già presente nell’attuale sistema previdenziale sammarinese, pur con delle differenze rispetto ad altri sistemi presenti in altri Paesi. Innanzitutto è sì un fondo complementare, ma è obbligatorio, quindi è già diverso come concetto, inoltre essendo giovane e con un livello di contribuzione relativamente basso (l’aliquota è fissata al 4% equamente divisa tra lavoratore e datore di lavoro), il patrimonio gestito non è paragonabile a quelli di altri fondi similari, e questo può essere un ulteriore limite per certe tipologie di investimento. Ovviamente la scelta di aumentare eventualmente l’aliquota attuale non è competenza del Comitato Amministratore, ma della politica e delle parti sociali. Questo non toglie che su base volontaria, invece, si possa aumentare la propria contribuzione al FONDISS, come avviene per altre forme di pensione integrativa. Ciò andrebbe però equiparato alle altre forme di investimento previdenziale, per questo abbiamo pensato alla possibilità di un’ulteriore deducibilità dei contributi volontari per un ulteriore importo. Nello specifico, che non sia superiore ad 2.500 euro annui per ciascun iscritto, né superiore a 1.000 euro annui per ciascun familiare fiscalmente a carico”.

Tutte queste proposte, come detto, “sono ora al vaglio delle Segreterie competenti e confidiamo che, anche con il confronto con le parti sociali e datoriali possano trovare presto la loro concretizzazione e dare quindi a FONDISS una prospettiva di sviluppo tale da garantire alle prossime generazioni di pensionati il giusto ritorno in termini di prestazioni pensionistiche”.

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