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VIE Festival, XVesima edizione: dal 21 febbraio al 1 marzo a Modena, Bologna, Cesena

da Redazione

VIE, il festival di teatro, danza, musica e performance organizzato da Emilia Romagna Teatro Fondazione, quest’anno giunge alla XV edizione, confermandosi come osservatorio italiano di riferimento sui fermenti della scena contemporanea internazionale.

Chiamando a raccolta artisti da dieci diversi paesi, che raccontano a largo spettro la realtà sociale e politica del nostro tempo, VIE Festival interpreta la profonda vocazione di ERT come teatro pubblico che guarda al presente, sia attraverso le creazioni di maestri riconosciuti sia accogliendo le visioni di talenti emergenti, spesso mai approdati in Italia.

Da venerdì 21 febbraio fino a domenica 1 marzo nelle città di Modena, Bologna, Cesena, Carpi e, novità di quest’anno, anche Spilamberto, vanno in scena quattordici spettacoli, fra cui sette produzioni ERT, tre prime assolute e sei prime nazionali. «Con un calendario esteso sull’ampia geografia in cui l’Ente si articola – afferma il Presidente Giuliano Barbolini –, il Festival mette in campo nuove e fruttuose relazioni nei territori che la Fondazione abita. Oltre che sui palcoscenici dei teatri ERT (Teatro Storchi, Teatro delle Passioni, Arena del Sole e Teatro Bonci), le attività si svolgono infatti in diversi altri spazi: da Il Faro di Spilamberto, ai padiglioni della Fiera e il MAST.Auditorium di Bologna, fino al Teatro Comandini a Cesena».

In quest’area costantemente monitorata e arricchita, VIE si pone, come afferma il Direttore Claudio Longhi, «il proposito di intercettare e mappare il delinearsi di sempre nuove identità e soggettività nell’ambito dello spettacolo dal vivo, di cammino in cammino, anzi di via in via, sullo sfondo di una stagione ERT chiamata a interrogarsi sulle controverse eredità del Novecento e sull’ambigua genesi del concetto di nuovo». Il programma di questa edizione «si squaderna agli occhi dello spettatore – prosegue Longhi – come un suggestivo atlante dei tratturi e delle autostrade, dei camminamenti e dei vialetti, delle passeggiate e dei sentieri, delle vie, insomma dell’Europa di oggi: via, termine che deriva dalla radice indoeropea *wegh- con il suffisso -ya, significante “andare”, ma che esprime anche il senso di “trasporto”».

Tra gli eventi di maggior rilievo: il ritorno di Pascal Rambert con lo spettacolo d’apertura del Festival d’Avignone 2019, in cui dirige un brillante cast, composto dai protagonisti della scena francese; la prima volta in Italia di FC Bergman, collettivo fiammingo dal potente linguaggio visivo; le prime nazionali del nuovo lavoro di Frank Castorf, regista tedesco considerato un maestro del teatro contemporaneo e straordinario provocatore, e del primo testo teatrale del filosofo Slavoj Žižek, diretto dalla tedesca Angela Richter; la tappa italiana dell’originale progetto internazionale di Massimo Furlan e Claire de Ripaupierre, una versione semi-seria del noto format televisivo Eurovision, che vede in giuria Loredana Lipperini, Stefano Bonaga, Michela Murgia, Daniele Silvestri e Marino Sinibaldi.

Dall’America Latina arrivano l’uruguaiano Gabriel Calderón, uno dei maggiori talenti della nuova drammaturgia sudamericana, già ospite lo scorso anno a VIE e artista caro a ERT Fondazione, e il cileno Guillermo Calderón, che porta una testimonianza preziosa in un momento storico sicuramente delicato del suo paese.

Daria Deflorian e Antonio Tagliarini mettono in scena un testo di Édouard Louis, giovane scrittore francese già conosciuto come un caso letterario contemporaneo; Luca Carboni e Gabriel Da Costa presentano un nuovo spettacolo, incentrato sull’errore e ispirato a una curiosa vicenda reale; il regista scozzese Matthew Lenton si misura con uno dei racconti più famosi di Kafka, La metamorfosi; il coreografo Virgilio Sieni dialoga in scena con il grande maestro della tradizione dei pupi palermitana Mimmo Cuticchio; il performer e coreografo italiano Marco D’Agostin torna a VIE con l’anteprima della sua ultima creazione.

Non manca la musica con il concerto di Bassekou Kouyaté & Ngoni Ba, gruppo originario del Mali, e il live concert di Dewey Dell, compagnia nata a Cesena ma conosciuta e attiva in tutta Europa.

Quest’anno il Festival si inserisce in una stagione dal titolo “Bye Bye ‘900?”, incentrata sul rapporto con il XX secolo e la sua eredità, tra ideologie, miti e utopie: questa edizione concentra perciò l’analisi sulla relazione con l’Europa e sul rapporto tra questo grande organismo con i valori della democrazia. Prima di lasciare il campo alla scena contemporanea, il festival dà il benvenuto al pubblico e agli artisti offrendo un evento di inaugurazione a ingresso libero in cui ascoltare le voci di due riconosciuti e stimati pensatori viventi, il filoso e scrittore spagnolo Fernando Savater e lo storico e scrittore Donald Sassoon.

Durante la serata dal titolo Sweet Home Utopia. Dialogo tra Europa e democrazia, venerdì 21 febbraio al Teatro Storchi di Modena, il pensiero di Savater e Sassoon si intreccia con le letture curate e realizzate da Lino Guanciale.

Il programma prosegue il 22 e il 23 febbraio con Pascal Rambert, autore, regista e coreografo insignito nel 2016 del Premio Teatro dell’Académie Française, che presenta in prima nazionale al Teatro Arena del Sole di Bologna Architecture. Lo spettacolo, che ha aperto il Festival d’Avignone 2019 ed è coprodotto da ERT Fondazione, è la storia di una famiglia ambientata negli anni oscuri a cavallo delle due guerre mondiali. Sul palco un cast straordinario con famosi attori della scena francese come Emmanuelle Béart, Audrey Bonnet, Anne Brochet, Marie-Sophie Ferdane, Arthur Nauzyciel, Stanislas Nordey, Denis Podalydès e Pascal Rénéric in alternanza con Laurent Poitrenaux, Jacques Weber.

Dal 28 febbraio all’1 marzo nel padiglione 36 di Bologna Fiera, arriva per la prima volta in Italia FC Bergman con Het Land Nod. Uno spettacolo senza testo dal forte impatto visivo che, traendo ispirazione dalla maestosa Galleria Rubens al Royal Museum of Fine Arts di Anversa, racconta una storia avvincente proprio su questo luogo, sulle sue opere e soprattutto sulle persone che cercano conforto e rifugio nel museo.

Ex direttore artistico del Volksbühne di Berlino, Frank Castorf, una delle figure più emblematiche del teatro tedesco, torna alla regia con Bajazet, in prima nazionale l’1 marzo al Teatro Storchi di Modena. Con un gruppo di attori francesi, fra cui Jeanne Balibar, Castorf mette in scena per la prima volta e in lingua francese un’opera di Jean Racine, autore con cui in pochi, tra gli artisti non francofoni, si sono misurati prima d’ora. In Racine, il regista tedesco riconosce le fondamenta del suo teatro e lo pone in dialogo con il drammaturgo e poeta Antonin Artaud, avvicinando così sapientemente due dei maggiori autori francesi.

Dalla Germania anche la regista Angela Richter, che presenta in prima nazionale il 26 e il 27 febbraio al Teatro Storchi di Modena Antigone del filosofo sloveno Slavoj Žižek. Una rielaborazione in chiave contemporanea della tragedia classica di Sofocle, in cui emerge un’analisi approfondita del sistema Europa oggi: la crisi dell’euro, dei rifugiati, la Brexit, l’austerità, l’inasprimento dei controlli alle frontiere, le pericolose infiltrazioni e il dilagare delle fake news, elementi che insieme minacciano la stabilità del vecchio continente. Lo spettacolo è prodotto nell’ambito del progetto Prospero – European Theatre Network e vede come coproduttori il Teatro Nazionale Croato di Zagabria (Croazia), Théâtre de Liège (Belgio) ed Emilia Romagna Teatro Fondazione.

Prendendo parte a un progetto di collaborazione europea, ERT co-produce la nuova creazione di Massimo Furlan e Claire de Ripaupierre, Concorso europeo della canzone filosofica, in prima nazionale al Teatro Bonci di Cesena il 22 e il 23 febbraio. Una versione semiseria del noto format televisivo canoro Eurovision, che solleva una riflessione in chiave pop su una delle questioni più cruciali del nostro oggi: il tema dell’identità dei diversi paesi rappresentati nella Comunità Europea. Per l’edizione 2020 di VIE, Furlan sarà affiancato sul palco da Federica Fracassi e da una giuria di esperti creata ad hoc, composta dal filosofo Stefano Bonaga, dalla scrittrice Michela Murgia, dal cantautore Daniele Silvestri e da Marino Sinibaldi, direttore di Rai Radio3, e presieduta da Loredana Lipperini (giornalista, scrittrice e conduttrice radiofonica per Fahrenheit su Rai Radio3).

Il 22 e il 23 febbraio presso Il Faro a Spilamberto va in scena L’interessante vita di qualcuno. Sotto la guida del drammaturgo e regista uruguaiano Gabriel Calderón (già ospite della scorsa edizione del Festival con EX- que revienten los actores), gli allievi del corso “Perfezionamento: Dramaturg Internazionale” (approvato dalla Regione Emilia-Romagna e cofinanziato dal FSE) della Scuola Iolanda Gazzerro di ERT realizzano una lettura scenica fondata sulla drammaturgia composta collettivamente, che parte dalla memoria biografica di ogni interprete.

Dall’America Latina anche il regista e drammaturgo cileno Guillermo Calderón che, dopo il suo primo lavoro Neva, torna ora a VIE in un momento cruciale della vita sociale e politica del suo paese, caratterizzato da rivolte dovute alle disuguaglianze sociali e alla corruzione. Nel suo ultimo lavoro, Dragón, in scena in prima nazionale il 27 febbraio al Teatro Comunale di Carpi, viene messa in discussione con umorismo e profondità la posizione dell’arte nelle battaglie politiche. Il risultato è uno spettacolo singolare che spinge a riflettere sulla fiducia nell’altro, un vero e proprio esempio di teatro politico.

Continua la collaborazione tra ERT e Daria Deflorian e Antonio Tagliarini, che per il nuovo spettacolo si affidano a un testo non scritto da loro ma scelgono l’autore francese Édouard Louis, diventato un vero e proprio caso letterario internazionale a soli ventun’anni con il romanzo autobiografico Farla finita con Eddy Bellegueule. Deflorian/Tagliarini, che con Louis condividono affinità ed elementi di ricerca, come la componente fortemente biografica dei loro lavori, traducono per la scena Chi ha ucciso mio padre, edito in Italia da Bompiani: lo spettacolo sarà presentato in prima assoluta il 22 e il 23 febbraio al Teatro delle Passioni di Modena. Un dialogo per voce sola con Francesco Alberici, che s’interroga sulle conseguenze della politica sulla vita personale di ogni singolo e in particolare su quella del padre, piegato dal lavoro e dalle difficoltà, e sul legame difficile tra un figlio e un genitore profondamente diversi. Il 22 febbraio alle ore 22.45, al termine della rappresentazione, lo scrittore Édouard Louis incontra il pubblico.

Debutto assoluto per la produzione di ERT Fondazione Get your shit together di Luca Carboni e Gabriel Da Costa in scena dal 25 al 27 febbraio al Teatro delle Passioni di Modena. Dal 2013 i due artisti collaborano alla creazione di lavori che uniscono performance, teatro, art-video e nuove tecnologie. A partire dalla storia reale di un uomo che una notte d’estate ha trascorso sei ore davanti a un erogatore di benzina senza fare nulla, Carboni e Da Costa indagano le cause di questa sua immobilità: una crisi di panico, un burn-out, un momento di riflessione o un atto di ribellione? Nello spettacolo viene utilizzato un robot realizzato in collaborazione con il Laboratorio Aperto di Modena.

Dopo 1984, Matthew Lenton torna a collaborare con Emilia Romagna Teatro Fondazione con The Metamorphosis. Lo spettacolo del pluripremiato regista scozzese, presentato in prima assoluta al Teatro Bonci di Cesena il 28 e 29 febbraio, è un adattamento del racconto di Franz Kafka, La metamorfosi.

Torna a VIE Festival Virgilio Sieni, questa volta insieme a Mimmo Cuticchio, Premio Ubu 2019 alla carriera: il loro Nudità va in scena il 29 febbraio al Teatro Arena del Sole di Bologna. Uno spettacolo incontro tra due mondi e due visioni differenti, ricche però di punti in comune. Cuticchio e Sieni instaurano forme di relazione tra corpo e pupo, ascolto e tattilità. Il danzatore e la marionetta sono messi in dialogo a partire da aspetti fondamentali dello stare al mondo: camminare, sedersi, cadere, voltarsi, toccare.

Marco D’Agostin, che il pubblico di VIE ricorderà nella scorsa edizione con First love, presenta in anteprima il 29 febbraio e l’1 marzo al Teatro delle Passioni di Modena il suo nuovo lavoro, BEST REGARDS. In una sorta di lettera impossibile scritta a qualcuno che non risponderà mai, D’Agostin danza un tributo pop a Nigel Charnock, performer e autore dei DV8 Physical Theatre scomparso nel 2012 e con cui lo stesso D’Agostin ha lavorato.

Non manca la musica con due appuntamenti di matrice diversa: il 27 febbraio al MAST.Auditorium di Bologna Miri, il concerto di Bassekou Kouyaté & Ngoni Ba. Bassekou Kouyaté, che vanta nella sua carriera artistica collaborazioni con Damon Albarn (Blur), John Paul Jones (Led Zeppelin), Bono e Paul McCartney, è uno fra i più grandi maestri dello ngoni, un antico liuto a corde tradizionale dell’Africa Occidentale fatto di zucca e pelle di capra. Per l’ultimo album del gruppo, Miri, Kouyaté torna nel suo paese natale in Mali intonando un inno all’amore, alla famiglia e all’amicizia.

Storm Atlas, al Teatro Comandini di Cesena il 28 febbraio, è il live concert di Dewey Dell, compagnia italiana di danza e teatro di ricerca, divisa tra Cesena, Berlino e Vilnius e composta da Teodora, Demetrio, Agata Castellucci ed Eugenio Resta. Dal 2013 Dewey Dell è anche un progetto musicale volto alla creazione di concerti in cui la musica viene suonata attraverso una coreografia.

In dialogo con il programma di VIE Festival 2020, dal 27 febbraio all’1 marzo a Bologna si terrà il III Convegno EASTAP (European Association for the Study of Theatre and Performance) a cura di Claudio Longhi e Daniele Vianello. Quattro giorni di riflessioni, approfondimenti e confronto con il pensiero degli artisti sul tema della composizione in ambito teatrale (per spazi canonici e non) fra pratica e teoria, passato e presente, che coinvolgeranno studiosi, ricercatori e professionisti del mondo dello spettacolo dal vivo.

Durante i giorni del convegno e in quelli immediatamente precedenti, alcuni dei più riconosciuti artisti teatrali italiani e internazionali condurranno dei workshop per permettere ai partecipanti di entrare in contatto diretto con la pratica scenica. Artisti associati del convegno: FC Bergman.

Maggiori informazioni: emiliaromagnateatro.com/ convegno-eastap.

Un altro appuntamento che prende vita in occasione di VIE è Daily Kepler. Cronaca fantastica di una realtà incomprensibile, previsto nell’ambito del progetto Così sarà! La città che vogliamo, promosso dal Comune di Bologna, realizzato da Emilia Romagna Teatro Fondazione, finanziato dall’Unione Europea – Fondo Sociale Europeo nell’ambito del Programma Operativo Nazionale Città Metropolitane 2014-2020. Durante alcune giornate del Festival, a partire dalle notizie lette ogni mattina sui giornali, la compagnia Kepler-452 costruisce giorno per giorno una performance radiofonica in diretta sulle frequenze di Radio Città del Capo, in cui dati reali e supposizioni immaginarie diventano la base per una riscrittura teatrale della cronaca locale.

 

INFO E BIGLIETTI


Tutte le biglietterie apriranno un’ora prima dell’inizio degli spettacoli.

Vendita on line: www.vivaticket.it

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