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San Marino, vendemmia 2018: buona annata in termini di quantità e di qualità

da Redazione

Intanto il Consorzio Vini di San Marino annuncia che sono entrati in produzione 5 nuovi ettari con varietà autoctone.

Molari Margotti

 

“Parmi, caro Pizzardo/ l’autunno a venir tardo/ con tal desio l’aspetto;/ e tanta smania in petto/ ho di torre alle viti/ gli acini coloriti”: pittore di parole, Gabriello Chiabrera raccoglie in poche righe l’essenza della vendemmia: l’attesa, i colori, i profumi. Gli stessi che si avvertono nelle parole di Roberto Molari (responsabile commerciale del Consorzio Vini San Marino) e di Michele Margotti (enologo e responsabile di produzione), che raccontano, tra il cielo azzurro e le vigne, la stagione 2018. “Quest’anno abbiamo iniziato il 6 agosto con le basi spumante: Pinot, Chardonnay e quindi il Moscato, abbiamo poi proseguito con il Canino, il Cargarello, la Ribolla e i due vitigni più coltivati in Repubblica: il Sangiovese e il Biancale. Durante gli ultimi giorni di settembre abbiamo poi raccolto il Montepulciano e il Cabernet Sauvignon. Al momento rimane sulla pianta ad appassire fino ai primi giorni di novembre il Moscato, che diventerà ‘l’Oro dei Goti’ e per il quale nel 2017 abbiamo ricevuto un prestigioso riconoscimento da parte della ‘Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso’. Nel 2018 il quantitativo complessivo vendemmiato, sarà poco al di sotto dei 10 mila quintali, circa 6.500-7.000 ettolitri di vini suddivisi tra le varie tipologie. Complessivamente possiamo parlare di una buona annata sia in termini di qualità che di quantità. È stata una stagione abbastanza particolare – rivelano -, con una primavera piovosa ed un’estate calda ma non torrida come quella del 2017. Questo clima ci ha permesso di maturare uve con un grado non esagerato, con una buona aromaticità per quelle bianche e una altrettanta buona maturazione fenolica per le rosse”.

Roberto Molari e Michele Margotti si soffermano poi sul periodo della raccolta. “Ad agosto ci si alza presto, all’alba, e si raccoglie solo durante la mattina. È importante che le uve entrino in cantina a temperatura non troppo elevata, l’uva ‘scottata’ infatti, tende a bruciare gli aromi e ad ossidare i mosti. A settembre invece si raccoglie durante tutta la giornata, aspettando solo che si asciughi la rugiada mattutina per non influire sulla qualità del mosto”.

Sullo stato di salute della cantina, Roberto Molari snocciola numeri preziosi, a testimoniare la crescita del Consorzio Vini e l’attenzione alle novità apportate. “Quest’anno cinque nuovi soci hanno puntato sul biologico e sono entrati in produzione più di 5 ettari di vigneto in gran parte impiantato con varietà autoctone”.

Nuove forze quindi su cui investire e la possibilità tra tre anni, terminato il periodo di conversione, di raggiungere l’obiettivo prefissato di avere tutti i vini ad “Identificazione di Origine” provenienti da agricoltura biologica. “È un segnale forte, un cambiamento importante: la viticoltura si sta svecchiando”.

Il responsabile Commerciale del Consorzio Vini di San Marino poi fa il punto sull’anno fiscale, che si sta chiudendo. “Abbiamo fatto un lavoro di squadra coinvolgendo, naturalmente, anche il CdA. Siamo stati attenti alla parte dedicata alla gestione interna, quindi alle materie prime e ai processi di lavorazione. In termini commerciali abbiamo partecipato a numerosi eventi organizzati nelle zone limitrofe al Paese: manifestazioni che ci hanno dato un’ulteriore consapevolezza della piacevolezza dei nostri prodotti. Siamo cresciuti anche in termini di vendite interne che di export: tra l’ottobre 2017 ed il 30 settembre 2018 abbiamo prodotto vendite aggiuntive per 40 mila bottiglie”.

Le parole di Roberto Molari e Michele Margotti riecheggiano in un calanco che assomiglia alla tavolozza di un pittore: il verde delle vigne, il cielo azzurro e… un cumulo violaceo.

“Le vinacce vengono riutilizzate per il compostaggio” spiegano assieme, mentre un delicato profumo di uve “zuccherine”, gradevole, li avvolge.

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