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Il “mostro” di ferro che corre la terra

da Redazione

Tra i lavori del celebre artista sammarinese Gianluigi Toccafondo anche l’illustrazione di un bel libro su Giosuè Carducci, poeta conosciuto in Repubblica: un’occasione per salire sul trenino della storia.

Toccafondo locomotiva ok

 

di Alessandro Carli

 

Primavera, tempo di viaggi. Che mezzo prendere per recarsi o partire da o per San Marino? Il treno. Il treno del passato. Il treno “fisico” (il trenino bianco azzurro), quello della musica (Francesco Guccini, “La locomotiva”, ché Francesco Guccini sul Titano ci è venuto, a giugno 2017) o quella della creatività illustrata, quella cioè di Gianluigi Toccafondo. Alla stazione, comunque, ci sono tutti, “con gli occhi rossi e il cappello in mano”.

In realtà Toccafondo (1965), sammarinese di nascita, la locomotiva non l’ha guidata. Ha fatto di più: l’ha disegnata. Non la sua ma quella “raccontata” da un poeta che sul Titano è ben conosciuto, Giosuè Carducci. Il Premio Nobel del 1906 difatti venne chiamato sul Monte Titano nel 1894 per l’inaugurazione di Palazzo Pubblico e per l’occasione pronunciò il celebre discorso “La libertà perpetua di San Marino”, divenuto nel tempo un simbolo assoluto del Titano. Il Carducci, che chiese che sulla sua tomba venisse incisa la seguente frase, “Quando morirò seppellitemi in una vigna perch’io possa ridare alla terra quello che ho bevuto nella mia vita”, compose un inno, intitolato “A Satana”. L’opera nella prima stesura del 1863 fu inviata da Carducci all’amico Giuseppe Chiarini accompagnato da questo commento: “È inutile che io avverta aver compreso nel nome di Satana tutto ciò che di nobile e bello e grande hanno scomunicato gli ascetici e i preti con la formola ‘Vade retro Satana’; cioè la disputa dell’uomo, la resistenza all’autorità e alla forza, la materia e la forma degnamente nobilitate. È inutile che io segni al tuo giudizio le molte strofe tirate giù alla meglio per finire: nelle quali è il concetto dilavato ma non la forma. Bisogna tornarci su, su questa poesia, e con molta attenzione. Ma non ostante mi pare che pel concetto e pel movimento lirico, io possa contentarmene. Pigliala adesso com’è […] Dopo letto ricorda che è il lavoro di una notte”. Non spaventi il titolo: Carducci compie una celebrazione entusiastica del treno. Gli sbuffi della locomotiva sono per il poeta “il progresso” e l’oscurantismo e la reazione non lo fermeranno.

Qualche anno fa Bononia University Press ha dato alle stampe un libro, “Giosuè Carducci, un poeta a Bologna”, realizzato da Alessia Tucci e Gianluigi Toccafondo. Tra le tavole più belle create dal sammarinese, quella dedicata a un passaggio della poesia sul treno.

Un bello e orribile / Mostro si sferra / corre gli oceani / corre la terra: / corusco e fumido / come i vulcani, / i monti supera / divora i piani; / sorvola i baratri; / poi si nasconde / per antri incogniti, /per vie profonde; / ed esce; e indomito / di lido in lido / come di turbine / manda il suo grido / come di turbine / l’alito spande: / ei passa, o popoli, / Satana il grande. / Passa benefico / di loco in loco / su l’infrenabile / carro del foco.

Nella memoria collettiva di San Marino queste strofe non possono che riportare al treno bianco azzurro. Con cura filologica, il sito di Elia’s Tour S.r.l. ne ripercorre la genesi La storia della linea ferroviaria Rimini – San Marino iniziò il 3 dicembre 1928, con la posa della prima pietra nella stazione di San Marino Città. All’interno della stessa vennero collocate una pergamena, pezzi d’argento sammarinesi e una moneta d’oro da dieci lire del 1883. I lavori impegnarono 3000 operai e furono necessarie 8 milioni di ore lavorative, 30 tonnellate di dinamite, 20.000 tonnellate di cemento per consolidare il terreno necessario ad ultimare i 32 km della linea. Il 12 giugno 1932, nella fermata di Dogana, a due passi dal confine di Stato, venne inaugurata la tratta ferroviaria Rimini – San Marino. Il 13 giugno 1932 la ferrovia iniziò il servizio con quattro coppie di treni accelerati e uno per la corrispondenza delle merci. Il percorso era lungo 32 Km di cui 19 in territorio sammarinese, con un percorso tortuoso che lentamente permetteva di salire di quota e raggiungere la vetta del Titano. Il treno partiva da Rimini a 3 mt sul livello del mare e raggiungeva l’ultima stazione a quota 642.8 mt, passando per quattro stazioni e cinque fermate. La vita del treno permise una miglior comunicazione e scambio tra i due Stati, ma, il 26 giugno 1944, i bombardieri americani colpirono la linea ferroviaria tra la stazione di Domagnano e Valdragone, ponendo fine alla storia del treno che, in realtà, nonostante il bombardamento, riuscì a continuare un servizio minimo tra Domagnano e Rimini fino alla notte dell’11 luglio 1944, quando si scrisse per sempre la parola fine nella storia ferroviaria della Repubblica.

 

L’ARTISTA: GIANLUIGI TOCCAFONDO


Padre ceramista, Gianluigi Toccafondo nasce a San Marino nel 1965. Dall’inizio degli anni ’80 si iscrive e frequenta l’Istituto d’Arte di Urbino dove si diploma nel 1985. Come illustratore, ha lavorato per Einaudi, Feltrinelli, Mondadori, Einaudi, Feltrinelli, Mondadori, Fandango. Ha anche svolto alcune mostre a Parigi, Tokyo e in Italia.

Nell’ambito del progetto “Storia dei Castelli della Repubblica di San Marino” di Ente Cassa di Faetano e Banca di San Marino, non solo ha realizzato un’opera originale dedicata a Serravalle, ma ha voluto ritrarre tutti i Castelli di della Repubblica, restituendo un ciclo di vedute suggestivo.

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