Home FixingFixing Verso l’economia circolare. Fino ai nuovi “green jobs”

Verso l’economia circolare. Fino ai nuovi “green jobs”

da Redazione

Non solo politiche ambientali: in Europa può creare ben 20 milioni di posti di lavoro. Il 31 maggio il convegno organizzato dal Coordinamento Agenda 21 in collaborazione con ANIS.

 

di Daniele Bartolucci

 

Economia circolare e green jobs nel futuro di San Marino? “Per molti decenni”, fanno sapere dal Coordinamento Agenmda 21, “lo sviluppo economico ha seguito una strada diametralmente opposta a quella della sostenibilità. Anche San Marino ha percorso la strada di una crescita economica prevalentemente quantitativa, poco sostenibile sia dal punto di vista ambientale che da quello socioeconomico, forse perché ritenuta più facile ed apparentemente “redditizia”. La crisi internazionale degli ultimi anni ha però messo in evidenza tutte le contraddizioni, contribuendo al crollo del sistema sammarinese e degli indicatori economici ed occupazionali”. Di questo se ne discuterà, con esperti e parti sociali, nel convegno di mercoledì 31 maggio (ore 17,30) all’ex chiesetta del Monastero Santa Chiara in Città. Un incontro pubblico organizzato da l Coordinamento Agenda 21 e GAS.Marino, con la collaborazione di ANIS, Università di San Marino, Ente Cassa di Faetano e con il patrocinio delle Segreterie di Stato al Territorio e al Lavoro e Industria. Tra gli altri, interverrà anche il Dr. Claudio Rinaldi, Dirigente del Centro studi economici e statistici di Unioncamere, che da alcuni anni cura la stesura del rapporto GreenItaly, nel quale sono documentati i risultati della green economy in Italia.

 

ECONOMIA CIRCOLARE: LA NUOVA FRONTIERA


“Forse c’è ancora chi pensa di uscire dalla crisi semplicemente con un ritorno al passato?”, si chiedono dal Coordinamento Agenda 21: “I limiti del pianeta, lo scarseggiare delle risorse naturali, i problemi legati ai rifiuti, all’inquinamento dell’ambiente ed ai mutamenti climatici, la crisi occupazionale sono tutti aspetti tra di loro collegati che stanno rivoluzionando il modo di concepire la produzione, lo sviluppo e l’economia. Il senso del limite, anche ambientale, sta entrando nel sistema produttivo e nelle abitudini delle persone, e si sposa ad una spinta nuova verso la qualità dei prodotti e delle relazioni. Si sta sempre più affermando un modello ad economia circolare: un sistema in cui tutte le attività, a partire dall’estrazione e dalla produzione, sono organizzate in modo che i rifiuti di qualcuno diventino risorse per qualcun’altro. Nell’economia lineare, invece, terminato il consumo termina anche il ciclo del prodotto che diventa rifiuto, costringendo la catena economica a riprendere continuamente lo stesso schema: estrazione, produzione, consumo, smaltimento”. Nei sistemi di economia circolare quindi “i prodotti mantengono il loro valore aggiunto il più a lungo possibile e non ci sono rifiuti”. Per passare ad un’economia più circolare occorre apportare cambiamenti nell’insieme delle catene di valore, dalla progettazione dei prodotti ai modelli di mercato e di impresa, dai metodi di trasformazione dei rifiuti in risorse alle modalità di consumo: “ciò implica un vero e proprio cambiamento sistemico e un forte impulso innovativo, non solo sul piano della tecnologia, ma anche dell’organizzazione, della società, dei metodi di finanziamento e delle politiche”.

 

LE PROSPETTIVE “GREEN” PER SAN MARINO


Quanto San Marino si stia spingendo verso l’economia circolare è il tema dell’incontro pubblico del 31 maggio. “Già oggi”, spiegano però da Agenda 21, “l’economia verde in Italia abbraccia diversi settori dell’economia nazionale. In pratica, dall’inizio della crisi, nonostante le difficoltà, il 26,5% delle aziende hanno investito o investiranno nel 2016 in prodotti/tecnologie green. Non a caso, le imprese che fanno eco-investimenti sono più forti all’estero: il 46% esporta stabilmente, contro il 27,7% di quelle che non investono”. Inoltre “la rivoluzione verde ha ricadute positive anche sul fronte dell’occupazione: nell’intera economia italiana, sono presenti quasi 3 milioni di green jobs, che corrispondono al 13,2% dell’occupazione complessiva nazionale. Il contributo delle occupazioni verdi al prodotto lordo del Paese viene stimato per il 2015 a 190,5 miliardi di euro”. Nel 2016, le assunzioni che riguardano green jobs previste dalle imprese sono pari al 12,9% del totale, a cui si affianca il 31,6% di figure (non green jobs) alle quali sono richieste competenze green. In termini assoluti, si tratta di 72.300 assunzioni di green jobs e di 176.800 assunzioni associate alla richiesta di competenze green; nel loro insieme, raggiungendo quota 249.100 assunzioni, costituiscono ben il 44,5% della domanda di lavoro. “Una prospettiva, quella dei green jobs, che anche in Europa offre prospettive decisamente promettenti: basti pensare che di qui al 2020 si possono creare in Europa, come indicato dalla stessa Commissione, altri 20 milioni di posti di lavoro verdi”.

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