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San Marino, CSU: “Si affermi la concertazione o il paese affonda”

da Redazione

SAN MARINO – Massima trasparenza sul sistema bancario, coesione del paese e condivisione delle soluzioni attraverso la concertazione con le parti sociali. È la richiesta lanciata con forza dall’Attivo unitario dei delegati sindacali riunito al Teatro Concordia di Borgo Maggiore. Altrimenti, il paese sarà destinato ad andare a fondo, cosa che i lavoratori e il sindacato vogliono assolutamente evitare.

L’Attivo chiede dunque all’Esecutivo e alla maggioranza di cambiare decisamente metodo di Governo. Finora l’Esecutivo ha fatto tutto sa solo, mentre il paese ha bisogno della massima coesione possibile e di ricercare il contributo propositivo delle parti sociali, instaurando una vera concertazione.

Che il confronto non ci sia stato, lo dimostra chiaramente anche la legge sullo sviluppo. Dopo essere stata “nascosta” per due mesi, il Segretario per il Lavoro l’ha riproposta con alcune modifiche che non accolgono le numerose richieste avanzate dalla CSU, portandola in prima lettura già nell’attuale sessione del Consiglio Grande e Generale.

Sono molti i punti non condivisi dalla CSU; tra le altre cose il progetto ribadisce la completa liberalizzazione dell’assunzione di lavoratori frontalieri, senza prevedere nessuna forma di “filtro” in entrata, mentre rimanda ad una data imprecisata la stabilizzazione degli stessi lavoratori forensi. Su quella che si configura come una riedizione della “tassa etnica” sui frontalieri, la nuova versione prevede l’applicazione a tutte le aziende di una tassa del 7,5%, per poi toglierla a quelle imprese che rientrano in una determinato rapporto numerico tra lavoratori forensi e lavoratori residenti. Una norma che in modo contorto e addirittura provocatorio mantiene inalterata la “tassa etnica”, e che l’Attivo dei quadri chiede con forza di cancellare. L’Esecutivo dovrà consentire il confronto e accogliere l’insieme delle richieste della CSU.

Tracciata quindi la difficile e complessa situazione degli Istituti di credito, i quali hanno il fondamentale compito di finanziare lo sviluppo, ma non sono in grado di farlo. Sul sistema bancario gravano ancora fortissime incognite; in primo luogo non si conosce il progetto che il Governo ha in mente per definire l’assetto generale di questo fondamentale comparto economico.

Uno dei grandi problemi rimane quello degli NPL. In attesa dell’esito dell’AQR, l’Attivo CSU rinnova la richiesta di conoscere chi sono i titolari di questi crediti, e di mettere in atto tutte le azioni necessarie per recuperare tali crediti, compresa la possibilità di rivalersi sui beni patrimoniali de creditori. Gli NPL si sono formati in molto casi perché sono stati concessi prestiti a persone o soggetti economici sprovvisti di garanzie adeguate. Chi è responsabile di aver concesso questi finanziamenti con così tanta leggerezza, è necessario che sia chiamato a risponderne anche penalmente, e in tal senso ci attendiamo che la Magistratura assuma le necessarie iniziative. Sulla pubblicità dei titolari di tali crediti e chi li ha concessi, si assumeranno opportune iniziative.

La CSU vuole sapere come il Governo intende rifinanziare i crediti inesigibili che non saranno recuperati e come questi verranno conferiti dalle singole banche alla Bad bank pubblica. La CSU rinnova quindi la richiesta di attivare fin da subito la Centrale dei rischi, e di renderla operativa anche sulle attività bancarie esterne a San Marino.

Altro fronte problematico è la necessità di ricapitalizzazione di Carisp, a causa della svalutazione dei crediti di Delta, che ha causato una perdita di capitale pari a 80 milioni di euro; a tal proposito non si sa a quanto sia ammontata la svalutazione ed in relazione a quale massa totale. Come verranno ricapitalizzati questi 80 milioni, visto che Carisp è dello Stato? Anche a questa domanda l’Attivo dei delegati chiede una risposta.

L’Attivo dei delegati rilancia la richiesta di consentire ad un rappresentante delle organizzazioni sindacali e del mondo delle imprese di entrare a far parte del Consiglio d’Amministrazione di Carisp, visto che viene definita come banca di sistema sostenuta dall’impegno di tutti e nella quale il mondo del lavoro ha investito i propri risparmi.

Altro istituto di credito in grande difficoltà è Asset Banca – di cui non si mette in discussione il commissariamento e il blocco dei pagamenti, che sono misure di tutela per i depositanti – che però doveva essere gestita in modo molto più oculato; prima la si è lasciata svuotare, e poi è stato disposto il blocco dei pagamenti – misura divenuta inutile per la modalità con cui è stata effettuata – con gravi danni per i cittadini che vi hanno ancora depositati i loro risparmi.

L’Attivo non poteva non soffermarsi sul decreto delegato n. 49 dell’ 11 maggio scorso, riguardante i 31 milioni di euro di fondi pensione investiti in Asset Banca. Il decreto impegna lo Stato al rimborso di questa somma, ma non specifica minimamente con quale capitolo di bilancio; è perciò evidente che non c’è nessuna garanzia reale su queste risorse dei lavoratori e dei pensionati. L’Attivo esige le massime garanzie sulla liquidità e solvibilità di questi fondi, e rilancia la richiesta di una fidejussione bancaria da parte di Cassa di Risparmio, che quasi sicuramente rileverà la stessa Asset Banca.

Rispetto ad Asset Banca esiste anche un problema occupazionale, che preoccupa non poco gli oltre 60 dipendenti e le loro famiglie; è necessario avere il quadro di riferimento, ovvero sapere qual è il progetto complessivo che il Governo intende realizzare per il sistema bancario, mantenendo l’obiettivo prioritario della salvaguardia dell’occupazione e delle professionalità presenti.

La CSU proseguirà nelle iniziative di informazione e di coinvolgimento dei lavoratori e dei cittadini, con la organizzazioni di serate informative e un ciclo di assemblee con i lavoratori di tutti i settori e i pensionati.

 

CSU

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