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San Marino, la riforma delle pensioni prevista nel 2016

da Redazione

Un ritardo piuttosto grave che costa già circa 20 milioni di euro l’anno.

 

di Daniele Bartolucci

 

Quando l’ex Segretario di Stato Giancarlo Capicchioni ha relazionato sul Bilancio 2016 in vista dell’assestamento, qualcuno è saltato sulla sedia ascoltando che il contributo dello Stato ai Fondi pensione era salito a 19,5 milioni di euro. Una cifra che è destinata a salire ancora, mentre nel frattempo il saldo contabile dei Fondi stessi è sprofondato in rosso, depauperando il patrimonio accumulato nel passato, che a regime ammonta a questi 400 milioni di euro. Una conseguenza ampiamente prevista dal gruppo di lavoro dei tecnici incaricati, ormai due anni fa, di ipotizzare gli interventi necessari a rendere sostenibile l’impianto previdenziale sammarinese. Uno degli ultimi, invero, a non aver compiuto il passaggio dal retributivo al contributivo (se si esclude il Fondiss, che è completamente a capitalizzazione, ma non è ancora stato potenziato come potrebbe). Una situazione aggravata soprattutto dal rapporto lavoratori/pensionati, che si avvicina pericolosamente a 2 lavoratori per 1 pensionato, Insostenibile a livello sociale e soprattutto contabile, visto che i contributi versati non basterebbero (e già non bastano) a coprire l’erogazione delle pensioni. Per questo una riforma, comprendente gli interventi più urgenti come quelli più strutturali, è indispensabile per riequilibrare conti e rapporti tra generazioni. Tale condivisione è oramai tale che tutti i partiti politici, da almeno due anni, sostengono l’esigenza di una riforma, che però non arriva. E ogni giorno che passa la situazione peggiora, purtroppo. La bozza di riforma doveva essere presentata a settembre 2016, ma con la caduta del Governo in estate, è saltato tutto. Il nuovo Esecutivo ha comunque ripreso il discorso subito, mettendo in finanziaria l’impegno a redigere una riforma entro giugno. Una scadenza più che opportuna, che coincide con il mese più critico per quanto riguarda la liquidità statale. Ma questa riforma, abbinata ad altre che riguardano l’impianto previdenziale in tutta la sua portata (sanità, ammortizzatori, contributi sociali ecc), è la grande sfida di San Marino e non solo di questo Governo. Perché sistemare il capitolo delle pensioni significa garantire un futuro ai giovani, così come lo sono gli interventi necessari ad evitare un indebitamento insostenibile. Che non significa altro che scaricarne il peso su chi arriverà dopo.

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