Home FixingFixing Diritti e doveri, un filo che può fare inciampare

Diritti e doveri, un filo che può fare inciampare

da Redazione

Viaggio nella grande letteratura tra Cicerone, Eliot e Giovanni Paolo II. Ci vuole equilibrio: solo così questo dualismo si trasforma in atto di forza.

 

di Simona Bisacchi Pironi

 

Cicerone ci insegna che “Non solo per noi stessi siamo nati”. Per il solo fatto di essere al mondo insieme ad altre persone, una sottile e intricata rete di diritti e doveri ricopre la nostra strada. Se troppi sono i doveri e scarsi i diritti, la rete si farà spessa, si aggrapperà alle nostre caviglie, costringendoci a trascinare i passi, sempre più pesanti e stanchi. Se si pretendono i diritti e si ignorano i doveri, i fili della rete diventano così affilati, così poco visibili da farci inciampare nei nostri stessi piedi. Ma se la trama dei diritti e l’ordito dei doveri si intreccia in un sapiente equilibrio, quella rete non è più una trappola, diventa una rete di sicurezza nelle acrobazie dell’esistenza. Il dovere non è essere obbligati a compiere un gesto senza avere scelta, senza scappatoie. Il dovere è piuttosto sapere che una nostra determinata azione – per quanto faticosa o scomoda – può cambiare le cose, può fare la differenza. La vita quotidiana è piena di piccoli doveri che se ben eseguiti potrebbero cambiare l’aspetto di una giornata. Il dovere di una risata. Di sdrammatizzare. Il dovere di dire no. Il dovere della gentilezza. Il dovere di essere stessi ma di cercare di migliorare per chi ci sta accanto. Il poeta statunitense Wallace Stevens sottolinea che “Il buon umore è un dovere che noi abbiamo verso il prossimo”.

Niente di più semplice, in teoria. Niente di più complesso da realizzare.

Eppure ogni dovere che portiamo a termine è un regalo che facciamo a noi stessi.

“I doveri non vengono compiuti per amore del dovere, ma perché l’evitarli metterebbe l’uomo a disagio – spiega Mark Twain – Un uomo non compie che il dovere di accontentare la sua anima, il dovere di rendersi gradevole a se stesso”. Inutile, quindi, credersi generosi o meritevoli perché “La ricompensa per chi adempie ad un dovere è la capacità di adempierne un altro” (George Eliot).

Si cresce così. Trascinando questa rete di diritti e doveri come se fosse una zavorra, come se aspettassimo solo il momento opportuno per abbandonarla in un angolo quando non ci vede nessuno. Fino a quando, passo dopo passo, quel dovere di ascolto, di silenzio e di lotta diventa necessario. Difficile magari, ma indispensabile. Non ci si sente più liberi, se non compiendo il proprio dovere. Allora, quando si arriva a quel punto lì, la rete si fa forte e splendida, perché come diceva Giovanni Paolo II “La libertà non consiste nel fare ciò che ci piace, ma nell’avere il diritto di fare ciò che dobbiamo”.

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