Home FixingFixing Il manifatturiero mette in moto tutta l’economia del Titano

Il manifatturiero mette in moto tutta l’economia del Titano

da Redazione

Industria: i numeri positivi di imprese (+9% nel 2015) e occupati vengono confermati dall’indice PMI del primo trimestre 2016.

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di Daniele Bartolucci

 

La produzione industriale sammarinese sta crescendo e con essa si sta espandendo tutta l’economia sammarinese. E’ il doppio risultato positivo che emerge del report dell’Ufficio Informatica, Tecnologia, Dati e Statistica che puntualmente analizza l’andamento trimestrale dell’impresa manifatturiera, calcolando l’indice PMI – Purchasing Managers’ Index, che riflette la capacità dell’acquisizione di beni e servizi. L’indice PMI tiene conto quindi di nuovi ordini, produzione, occupazione, consegne e scorte nel settore manifatturiero: il valore è espresso in percentuale e in linea generale, un valore inferiore al 50% indica una contrazione del settore, mentre un valore superiore al 50% indica un’espansione.

Detto questo, a livello storico, era dal 2010 che l’indice PMI non registrava un andamento così positivo, con ben 4 trimestri su 8 (dal 2014 al primo del 2016) oltre il 50% e sempre oltre la soglia del 42,7%, considerata a livello internazionale (anche dal FMI) il limite oltre il quale – se confermato per un lungo periodo – significa che l’intera economia si sta espandendo, mentre sotto, al contrario, che si sta contraendo. Per dare l’idea, tra il 2011 e il 2013 solo una volta si è superata tale soglia, e infatti l’economia si è contratta parecchio per San Marino, cosa poi verificatasi anche nella diminuzione del PIL. Diversamente, dal primo trimestre 2014 il PMI si è sempre attestato oltre tale soglia, anticipando di fatto che l’economia avrebbe attraversato una nuova fase di espansione. La conferma di questa evoluzione positiva è nei dati statistici del 2015 e dell’inizio 2016, con più imprese e più occupati. Ma anche (vedi Fixing numero 13) nella ripresa dei consumi interni, che stando ai dati del circuito scontistica della SMac card, sono aumentati nel corso del 2015. In attesa della conferma dal circuito fiscale, quello che ufficializzerà in pratica i ricavi dei singoli settori in particolare del commercio (più indicativo di ogni altro, insieme probabilmente a quello dei servizi), anche questo può essere visto come un “sintomo” di guarigione del sistema economico sammarinese. Con dei distinguo, però: così come il PMI viene elaborato sui dati del manifatturiero, è proprio questo settore ad aver fatto i risultati migliori (ad eccezione di qualche nicchia innovativa), sia in termini di imprese che di numero di lavoratori occupati, trainando di fatto tutto il resto.

 

STRATEGIE AZIENDALI CON IL “MARKET MOVER” PMI

L’elaborazione dell’indice PMI è simile da Paese a Paese, ma, soprattutto, basandosi sull’intervista ai Direttori degli acquisti, è un’indagine sui “fatti” e non sulle “opinioni”. Il quadro che ne esce è quindi una fotografia attualizzata del settore preso in esame, in questo caso il manifatturiero (ma esistono PMI anche dei servizi e delle costruzioni): di norma mensile o trimestrale, ma sempre molto vicina temporalmente alle “interviste”, sicuramente molto più dell’elaborazione del PIL di un Paese, anzi, di fatto, spesso lo anticipa. Per questo la pubblicazione dei PMI dei Paesi e delle aree geografiche come UE o USA sono sempre molto attesi dai mercati e da chi vi opera. In pratica sono dei “market movers” al pari delle news economiche (indici, statistiche ecc) e politiche, o anche di cronaca, quando investono molteplici interessi e settori, come un terremoto o una guerra. Per questo le imprese guardano con attenzione a questi report, responsabilizzando i propri Direttori agli acquisti che devono avere tutti gli strumenti per saper leggere questi dati. La figura del Direttore agli acquisti è oggi una figura chiave in un’azienda, perché deve procurare gli input in vista dell’output, e quindi deve avere il polso della situazione aziendale. Nei diversi Paesi i direttori agli acquisti hanno una loro associazione professionale, e attraverso queste associazioni svolgono un sondaggio presso i propri associati, come fa ANIS a San Marino (che fornisce i risultati all’Ufficio Informatica, Tecnologia, Dati e Statistica che li rielabora al fine di calcolare l’indice PMI e la sua evoluzione per il settore manifatturiero sammarinese). I risultati di queste inchieste si sono rivelati a livello mondiale molto affidabili nel tracciare e anticipare la congiuntura economica, illustrando ciò che sta realmente accadendo nell’economia del settore privato monitorando variabili come la produzione, gli ordini, i livelli di magazzino, l’occupazione e i prezzi nel settore manifatturiero, edilizio, delle vendite al dettaglio e terziario. Per esempio, dall’indice PMI possono essere dedotti i segnali di un cambio della domanda e questi, se confrontati con le vendite, o i prezzi della propria azienda, possono aiutare i responsabili acquisti, i direttori marketing, gli acquirenti, e tutti coloro coinvolti nei processi decisionali, ad avere un passo avanti rispetto ai loro competitors. Questo influisce positivamente sul controllo della produzione e sull’efficienza del magazzino, ma rende anche più efficace la propria strategia di marketing grazie all’identificazione dell’obiettivo su cui focalizzare le vendite o le campagne di marketing.

 

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VERSO UNA NUOVA FASE DI ESPANSIONE ECONOMICA

Se si guarda alla serie storica dell’indice PMI e la si confronta con la dinamica inerente imprese e occupati del settore manifatturiero sammarinese, è facile vedere nei numeri una certa corrispondenza tra ciò che anticipava l’indice e ciò che si è verificato nelle statistiche. L’economia sammarinese ha iniziato a contrarsi dopo una fase di espansione prolungata per diversi anni (indicativamente fino al 2008-2009), toccando il suo minimo storico nel corso del biennio 2012-2014. Ma è anche vero che, proprio nel corso del 2014, sono arrivati alcuni segnali importanti e positivi, concretizzatisi nel 2015 (soprattutto l’uscita dalla black list italiana) quando l’indice PMI si è stabilmente posto oltre la fatidica soglia del 42,7%. Da quando il settore manifatturiero sammarinese è entrato in questa fase, non solo si sono visti miglioramenti a livello di numero di imprese (+9% nel 2015) e quindi di lavoratori (le industrie hanno ripreso ad assumere), ma questo ha trainato l’intera economia sammarinese fuori dalle secche degli anni precedenti, riportando in positivo, dopo diverso tempo, il saldo delle imprese e dei lavoratori (compensando il calo, a livello generale, di diversi settori come la stessa PA e altri in difficoltà come l’edilizia e il commercio). Questo traino, che ora viene ribadito nell’indice PMI del primo trimestre 2016 (52,13%, che assieme al 52,58% del primo trimestre 2015 è il miglior risultato dalla fine del 2010), potrebbe significare tanto per San Marino: statisticamente si tratta di una nuova fase di espansione dell’intera economia, che dovrebbe trovare conferma nell’aumento del PIL a circa l’1%, che per il momento come sappiamo è solo una stima fornita dal FMI . Dall’altra, sul piano concreto, l’indice PMI, che come detto è un indicatore economico fondamentale, per tutti gli operatori a livello internazionale, potrebbe anche attirare su San Marino l’interesse di nuovi potenziali fornitori, clienti e investitori. Oltre a consolidare i numeri interni, perché sono le imprese presenti ad averli concretizzati, è all’esterno che San Marino deve sempre più guardare se vuole sfruttare appieno questa fase di espansione e trasformarla da timida, come purtroppo spiegano i numeri attuali, a fiorente.

 

L’INDAGINE CHE “INTERROGA” I DIRETTORI DEGLI ACQUISTI

PMI è un acronimo per Purchasing Managers’ Index ed è, nell’analisi fondamentale, un indicatore macro-economico utilizzato nell’analisi del settore manifatturiero, dei servizi e delle costruzioni. Formalmente si tratta di un’indagine condotta tra i direttori degli acquisti, attraverso semplici domande a cui si possono dare solo 3 risposte: meglio, uguale o peggio. Le risposte vengono poi riportate in forma statistica dall’indice PMI che può assumere un valore compreso tra 0.0 e 100.0, essendo la somma di tre percentuali differenti: la percentuale delle risposte che segnalano un miglioramento dell’attività (che si prende per intero, moltiplicandola per 1), quella delle risposte che segnalano nessun miglioramento dell’attività (che vale la metà, quindi si moltiplica per 0,5) e quella delle risposte che segnalano un peggioramento dell’attività (che viene annullata moltiplicandola per 0). Va da sé che se tutti gli intervistati comunicassero un miglioramento l’indice sarebbe 100. Invece, quando il 100% risponde “uguale” l’indice è 50 ed infine quando il 100% segnale un deterioramento dell’attività l’indice è 0. Sul lungo periodo, invece, un PMI stabilmente sopra la quota 42,7% (negli USA si calcola l’ISM e tale soglia è più bassa, 41,9%) significa che tutta l’economia si sta espandendo, non solo l’attività manifatturiera. Al contrario, se il PMI è stabilmente sotto tale soglia, significa che l’intera economia si sta contraendo.

Gli istituti di ricerca che elaborano gli indici PMI più importanti sono l’Institute for Supply Management, che realizza indici riguardanti solo gli USA, e Markit Economics, che invece copre circa 30 tra Stati e aree economiche. L’indice PMI realizzato e pubblicato mensilmente dall’ISM) è il più seguito al mondo ed ha una serie storica che risale al gennaio del 1948.

 

DEFLAZIONE, MA LE FAMIGLIE ORA SPENDONO DI PIÙ

Rallentamento della crescita “a breve” e deflazione. La nota mensile dell’Istat contiene due cattive notizie per l’economia italiana, in parte compensate dal fatto che le famiglie spendono di più e c’è stata una crescita dello 0,2% del Pil dello 0,3%. Il problema sono le attese delle aziende e gli ordinativi della manifattura che registrano “alcuni segnali di debolezza”. Per questo, l’Istat mette in conto “un rallentamento nel ritmo di crescita nel breve termine”. Pesa anche la fiducia dei consumatori, in flessione da gennaio. Ma il Ministro Pier Carlo Padoan non si scoraggia: “C’è un indebolimento delle aspettative, ma attendiamo i dati definitivi, continuo ad essere fiducioso. L’Italia va meglio di altri Paesi”.

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