Home FixingFixing “Il datore di lavoro è il garzone del dipendente e del cliente”

“Il datore di lavoro è il garzone del dipendente e del cliente”

da Redazione

Luciano Ugolini (Nuova Impresa Edile) tra responsabilità sociale e gli insegnamenti del padre. La sua prima volta in cantiere? A 12 anni a raccogliere e raddrizzare i chiodi storti.

Ugolini Luciano 1

 

 

di Alessandro Carli

 

“Quando avevo 12 anni, in estate, andavo sempre in giro in bicicletta. Mia mamma si arrabbiava spesso e così, un giorno, per farmi ‘controllare’ da mio padre Marino, mi ha mandato in cantiere con lui”. Così ricorda la sua “prima volta” nel mondo del lavoro, Luciano Ugolini, imprenditore nel campo dell’edilizia (oggi “Nuova Impresa Edile“, ma nel 1963 è stata fondata con il nome di 1963 con il nome di “Cooperativa Nuova” e contava cinque dipendenti, ndr), che idealmente torna a quell’estate del 1982. “Raccoglievo i chiodi per terra e li raddrizzavo perché dovevano essere recuperati e riutilizzati. Ma mi occupavo anche di sistemare le tavole”.

Un’esperienza che gli è rimasta nel cuore: “Ho iniziato a lavorare con lui in quegli anni. Poi, 12 anni fa quando ha deciso di andare in pensione, assieme a altre quattro persone si è deciso di rilevare l’impresa”. Luciano si ferma un attimo e, dopo aver ricordato le parole che gli disse suoi padre al momento del passaggio delle consegne (“Non sono più di moda”), ripercorre gli oltre 30 anni trascorsi tra i cantieri.

“Quando abbiamo preso in mano l’impresa c’era moltissimo lavoro. Come Nuova Impresa Edile ci siamo occupati di costruzioni importanti, come ad esempio il Queen outlet e l’Admiral, ma anche alcuni centri residenziali a Dogana e alcune ville. Negli ultimi tempi, grazie anche alla collaborazione con altri aziende, ci siamo specializzati nei restauri: montaggio dei cappotti, pareti in cartongesso e fibrocemento”.

La cura dei particolari e il rispetto dei tempi sono alla base dei restauri di Nuova Impresa Edile, che si pone al centro del progetto, coordinando tutte le le fasi dell’intervento, dalla progettazione alla supervisione dei lavori, garantendo la coerenza del risultato con le aspettative del cliente.

Ma torniamo ai due grandi cantieri, quello del Queen e quello dell’Admiral. “Davanti a progetti di questa portata, che vede coinvolte più maestranze e più imprese, è strategico riuscire a essere precisi sia nella qualità del lavoro che nelle tempistiche di consegna. Questi due lavori ci hanno aiutato a crescere: quando non puoi perdere nemmeno un giorno e quando sai che un tuo possibile rallentamento può ricadere sull’operatività degli altri, impari a lavorare di squadra e a essere puntuale”.

Quando si è in cantiere, “non si contano le ore e i giorni ma solamente la qualità del lavoro. Il che significa anche essere lì alle 5.30 del mattino e finire dopo 12, 13 ore. Sabato incluso”. Perché “il datore di lavoro è il garzone del dipendente e del cliente”.

Com’è noto, la crisi che ha colpito (anche) la Repubblica di San Marino, quella iniziata nel 2008, ha avuto fortissime ripercussioni soprattutto nel comparto delle costruzioni. “Con tanti sacrifici, siamo riusciti a mantenere invariato l’organico” spiega, che ad oggi conta di “24 persone, a cui vanno aggiunti tre professionisti che lavorano negli uffici”.

“Credo fermamente che esista una responsabilità sociale dell’imprenditore – prosegue -. I miei ‘ragazzi’ (il più ‘anziano’ lavora in NIE dal 1982, ndr) sono la mia famiglia ed è compito del datore far sì che i dipendenti possano vivere e far crescere il proprio nucleo familiare. Sono le persone che rendono grande un’azienda”.

Ama il suo lavoro, Luciano Ugolini. “Vivo sempre in cantiere. Amo l’aria aperta. Non mi vedrei in un ufficio”. Uno spirito che trova vasta eco anche nei suoi hobby: “Adoro la montagna, sia in inverno – mi piace sciare – che in estate, quando posso passeggiare tra i boschi”. Quando è a casa invece “mi dedico al giardinaggio”.

I brividi invece li ha provati in automobile. “Sono salito a bordo di una Ferrari Testarossa. Ho anche guidato un’Audi RS6: la potenza fa paura!”.

Con i ricordi, Luciano Ugolini torna al rapporto con suo padre Marino, l’uomo che gli ha trasmesso la passione per questo lavoro.

“E’ una persona seria e onesta, molto franca, innamorata del suo mestiere. Ancora oggi mi dà consigli, sia in dialetto che in italiano. Mi ha insegnato a gestire l’azienda e a capire sino in fondo tutte le sfaccettature, umane e professionali, che la compongono. A differenza di me, lui parla poco mentre io spiego le cose e dialogo. A lui basta uno sguardo per farti capire cosa sta pensando e il suo punto di vista su un qualsiasi argomento”.

Su un particolare forma mentis si assomigliano: “E’ importante riuscire a creare con i dipendenti un clima sereno e collaborativo, aperto, fatto anche di parole, di consigli, di ascolto. Se si riesce ad instaurare un rapporto ‘sano’, si lavora più tranquillamente e soprattutto meglio”.

Forse potrebbe interessarti anche:

Lascia un commento