Home NotizieSan Marino I giovani sammarinesi residenti all’estero e le tradizioni della “Terra di San Marino”

I giovani sammarinesi residenti all’estero e le tradizioni della “Terra di San Marino”

da Redazione

La lezione si è focalizzata sul fatto che almeno 75 anni fa, al contrario di oggi, si mangiava per sfamarsi e non per piacere.

 

“I giovani sammarinesi residenti all’estero devono portarsi nel cuore il loro Paese ed il nostro obiettivo è proprio quello di far riscoprire le loro tradizioni e le loro origini, anche attraverso la cucina dei loro antenati”- queste le parole del presidente del Consorzio Terra di San Marino, dopo la visita al Museo della Civiltà Contadina e in seguito alla lezione tenuta alla scuola Elementare di Città agli oltre 30 ragazzi dei soggiorni Culturali 2015. Grazie alla collaborazione della professoressa Arianna Serra, che ha tenuto una lezione dal tema: “La Cucina Contadina – Esperienze di Vita”, i ragazzi, provenienti da Stati Uniti, Argentina e Francia, si sono tuffati nel mondo rurale seguendo una prospettiva molto particolare, il cibo e le tradizioni gastronomiche sammarinesi.

La lezione si è focalizzata sul fatto che almeno 75 anni fa, al contrario di oggi, si mangiava per sfamarsi e non per piacere. La dieta mediterranea e la salute a tavola sono concetti che nascono in tempi recenti, quando si è iniziato ad avere disponibilità economiche. Nel mondo rurale i cibi non erano affatto salutari, era una cucina di recupero e ricca di calorie e grassi per affrontare il faticoso lavoro nei campi. L’alimentazione era quasi esclusivamente a base di pane (quello raffermo serviva per preparare il Pancotto e i passatelli) piada e polenta ottenuti con cereali inferiori e granoturco, tutti alimenti che saziavano. A questi si affiancavano i legumi, fagioli e fave e verdure soprattutto verza e cavolo. Il latte, formaggi e uova, non erano spesso nella dieta dei contadini, ma destinati alla vendita o alla famiglia del proprietario terriero. La carne si mangiava raramente.

Una delle poche gioie culinarie, per grandi e piccini, era il momento in cui si uccideva il maiale, una sola volta all’anno nel periodo di Dicembre. Il suino era una grande ricchezza per le famiglie contadine poiché, come si sa, del maiale “non si butta via nulla” ed infatti si potevano realizzare tante cose: prosciutti e insaccati, da poter destinare al piccolo commercio, ciccioli, salsicce, coppa e testa e anche un dolce tipico della tradizione rurale ovvero il sanguinaccio, fatto con il sangue e molto spesso destinato ai bambini.

Insomma un vero tuffo nel passato da cui i nonni o gli antenati dei ragazzi sono scappati per cercare fortuna altrove, ma la cui scoperta, si spera, possa suscitare nei ragazzi un sentimento di amore nei confronti della loro Terra di origine.

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