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Fatturazione, San Marino è ancora all’età della carta

da Redazione

Le imprese sammarinesi ‘fornitrici’ possono continuare nella forma cartacea stabilita nel 1993. Il 1 aprile la PA italiana è passata all’elettronica, il progetto del Titano fermo al 2009.

 

di Daniele Bartolucci

 

Gli operatori sammarinesi che forniscono servizi o cedono beni alle oltre 22mila amministrazioni pubbliche italiane non sono obbligati ad emettere la fattura elettronica, ma questa deroga – richiamata anche sul sito www.fatturapa.gov.it – non li mette al riparo da tutti i rischi. Come noto, infatti, il DM n.5 del 3 aprile 2013 ha reso obbligatoria la fatturazione elettronica verso gli enti pubblici italiani: dal 6 giugno 2014 verso gli enti ‘centrali’ (ministeriali, scuole, ospedali, ecc.) e dal 31 marzo 2015 a tutti (Provincie, Comuni, ecc.). Una rivoluzione che prevede l’invio delle fatture in formato XML al Sistema di interscambio previsto dalla Finanziaria 2008 che, una volta verificati i dati, invia la fattura all’ente corrispondente per il pagamento. Un procedimento obbligatorio per il quale ci si deve dotare di un software apposito (oltre ad un database accreditato per la conservazione), pena il non pagamento da parte delle amministrazioni committenti, come specifica lo stesso DM: “…le amministrazioni indicate non possono accettare fatture che non siano trasmesse in forma elettronica per il tramite del Sistema di interscambio e […] non possono procedere ad alcun pagamento, nemmeno parziale, sino all’invio delle fatture in formato elettronico”. Però, per i Paesi esteri è prevista una deroga, anche se al comma 4 si legge che “con successivo decreto verranno determinate le modalità di applicazione degli obblighi stabiliti all’articolo 1 della legge 24 dicembre 2007 n. 244, e successive modificazioni, al momento escluse dal presente regolamento, alle fatture emesse da parte di soggetti non residenti in Italia”. Al momento questo ‘successivo decreto’ non è ancora arrivato, quindi fa fede la normale prassi accettata dall’Italia (DM 24/12/1993), per cui gli operatori economici sammarinesi debbano emettere fattura cartacea. Come noto sono previste due modalità: emissione in quadruplice copia della fattura con indicazione dell’Iva e relativo versamento da parte dell’operatore sammarinese o emissione in triplice copia senza indicare l’Iva (ogni copia deve essere vistata dall’Ufficio Tributario che ne riconsegna due all’operatore sammarinese perché ne rinvii una al proprio cliente/acquirente a cui poi spetta l’onere di integrare la fattura ricevuta con l’ammontare dell’Iva dovuta). Ovviamente se l’impresa sammarinese ha un rappresentante fiscale o una sua ‘stabile organizzazione’ in Italia, saranno questi a dover emettere fattura italiana e, quindi, elettronica nel caso delle pubbliche amministrazioni. Come detto, questo obbligo era già in vigore da oltre un anno per le circa 9.100 amministrazioni centrali coinvolte nella prima fase di ‘digitalizzazione’: per molte di queste già diverse imprese sammarinesi hanno fornito beni e servizi, continuando ad emettere fatture cartacee nella modalità prevista dal Dm del 1993, per cui si può ipotizzare che nulla sia cambiato anche per le altre 12.000 amministrazioni pubbliche per le quali l’obbligo è scattato il 1 aprile.

 

FATTURA DIGITALE, C’ERA UN PROGETTO SEI ANNI FA

E’ chiaro, però, che due sistemi così diversi generino il rischio di ‘non comunicabilità’, soprattutto perché San Marino non è ancora dotato né di una fatturazione elettronica né tantomeno del sistema Iva, nonostante se ne parli da anni di entrambi. Il 5 giugno del 2009 il Congresso di Stato deliberò un “Progetto di Fatturazione Elettronica” dal sapore avveniristico, di cui però si è purtroppo persa traccia (e oggi avrebbe fatto comodo). Avrebbe dovuto essere un “moderno strumento di interazione tra Uffici e Servizi Pubblici ed il settore privato”. E, in anticipo a quanto avvenuto, si scrisse che “rappresenta un punto di passaggio strategico, con forte rilevanza pratica anche nelle relazioni con l’Amministrazione Finanziaria Italiana”. Il Progetto prevedeva anche “iniziative diplomatiche”, “conferenze e seminari”, ma non si è più saputo nulla. Secondo le stime contenute nella relazione propedeutica al progetto, ammontavano a oltre 650mila l’anno le fatture in arrivo che l’Ufficio Tributario doveva gestire manualmente, mentre erano circa 850mila quelle in uscita poi trasferite all’Ufficio Iva di Pesaro. Un impegno enorme sia in termini di tempo che di costi, visto che si stimano in 9 euro quelli per la fattura ‘attiva’ e ben 18 per quella ‘passiva’. Senza contare lo spreco di carta, in netto contrasto con la direttiva comunitaria 115 del 2001, con la quale San Marino dovrà prima o poi confrontarsi, visto che la digitalizzazione delle fatture è una delle azioni comprese nell’Agenda Digitale Europea, che fissa come data obiettivo il 2020. Se non si vuole aspettare altri cinque anni, forse sarebbe opportuno passare quanto prima al sistema Iva. Il resto verrebbe di conseguenza, e molto più facilmente.

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