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Francesca Michelotti: il nuovo modello disorganizzativo della medicina di base

da Redazione

Nell’ultima seduta del Consiglio Grande e Generale il Segretario alla Sanità Francesco Mussoni ha riscosso il favore della maggioranza sulla proposta di riorganizzazione della medicina di base formulata dal Direttore Sanitario Dario Manzaroli. La riforma però non sembra dalla parte dei pazienti, non convince i medici e gli operatori sanitari che svolgono il loro lavoro con scienza e coscienza, e tanto meno sembra centrare l’obiettivo dell’organizzazione.

Invocare i principi della medicina proattiva è stato come sfondare una porta aperta; tutti conveniamo che le patologie sono cambiate e tutti concordiamo sui vantaggi della prevenzione, di una buona dieta, di uno stile di vita sano e attivo. Il punto è che l’obiettivo sotto traccia della riforma approvata – considerato segretamente dalla maggioranza il vero successo del Direttore Sanitario – è il contenimento del debito orario che qualche medico recalcitrante alle visite domiciliari matura annualmente in misura eccessiva, fenomeno che Manzaroli – essendo stato medico di base – conosce molto, molto bene. Di regola una sana gestione dovrebbe puntare a colpire il fenomeno e punire i colpevoli, salvaguardando il diritto riconosciuto ai malati di essere visitati a casa quando stanno troppo male per uscire. Fra l’altro non si riesce a comprendere quanto possa essere salutare per chi sta male esporsi al freddo o all’afa, e per i pazienti in sala d’attesa respirare la stessa aria di chi potrebbe essere affetto da una patologia infettiva. Ma la ricetta di Manzaroli è più sbrigativa, diminuisce le ore per le visite domiciliari e così manca totalmente il bersaglio: castiga i pazienti e premia i medici che non fanno il loro dovere.

L’altro pilastro della riforma è il lavoro di equipe fra medici, nutrizionisti, terapisti della riabilitazione, assistenti domiciliari e – udite, udite – le nuove insostituibili figure degli addetti al ‘front office’.

Alla faccia del risparmio il personale amministrativo passa da cinque a nove persone ma, che dire, il ‘front office’ è un capriccio costoso! Poi servono due caposala in più, frutto ovviamente di promozioni sul campo una delle quali dovrebbe mettere in serio imbarazzo qualche stretto collaboratore del Segretario di Stato alla Sanità.

D’altra parte la crisi delle risorse pubbliche e la spending review non sembrano preoccupare il Segretario di Stato che prosegue imperturbabile nella gestione clientelare del settore sanità. Una sua specialità è la flessibilità dei requisiti per il pensionamento che valgono solo per i dipendenti non graditi. L’ultima chicca è il pensionamento forzoso del dirigente di un servizio sanitario in grave carenza di personale. Ci risulta che sia stato causato dalla reazione indignata del dirigente di fronte al trasferimento di un proprio dipendente senza alcuna considerazione per l’emergenza in corso e comprensibile solo in una logica di favoritismo clientelare.

Ma il vero tocco di classe della riforma è “la continuità assistenziale con il superamento del giorno libero infrasettimanale del medico e dell’infermiere”. Incautamente l’avevo ritenuto un provvedimento sollecitato dai medici per godere più spesso dei vantaggi della settimana corta. Errore madornale di cui faccio volentieri ammenda alla luce del disastro organizzativo che si prefigura. Ogni sabato mattina presso i Centri per la Salute sono presenti tutti i medici perché il sabato è giornata di grande lavoro. Con la riforma ce ne saranno solo due che si occuperanno solo delle urgenze ambulatoriali e territoriali. Le visite su prenotazione non potranno più essere fatte e i pazienti saranno costretti a prendere permessi infrasettimanali dal lavoro per recarsi dal proprio medico!

A cosa serve una riorganizzazione che ignora e anzi calpesta le esigenze dei pazienti?

Dalle ore 13 del sabato alle 8 del lunedì i microbi, gli agenti infettivi, le infiammazioni eccetera non sono fuori per il weekend, ma per i malati del fine settimana ci saranno il pronto soccorso o la guardia medica entrambi sotto pressione, oppure l’attesa fino al lunedì con gli ambulatori stracolmi dei pazienti non urgenti del sabato. Le mancate sostituzioni dei medici per ferie, permessi o brevi malattie, costringeranno i medici in servizio a continui cambi di orario disorientando i pazienti, specie quelli più anziani. Questa è la ‘continuità assistenziale’ del modello Mussoni-Manzaroli, che significa un medico chiunque esso sia, e la dispersione delle responsabilità nello staff. Ma per ogni paziente la continuità assistenziale significa poter contare sull’attenzione e la cura del proprio medico, quello che conosce la sua storia e con cui ha stretto quel rapporto di fiducia senza il quale le medicine contano davvero poco.

 

Francesca Michelotti (Sinistra Unita)

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