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La green economy spinge l’acceleratore sul biogas

da Redazione

Tra i workshop della fiera riminese anche quello sul giornalismo scientifico. Verso il biometano: gli agricoltori potranno fare il pieno alle auto.

 

di Daniele Bartolucci

 

Il mondo dell’agricoltura non è mai stato così protagonista: da una parte i fondi europei 2014-2020 che dovranno rilanciare il settore, dall’altra le tecnologie che potrebbero aiutare a sostenere la redditività delle imprese agricole. Tra queste ultime un posto di rilievo lo occupa di certo il ‘biogas’, ovvero la miscela di gas (50% metano e circa l’altro 50% di Co2) prodotta dalla ‘digestione’ di composti organici, che possono essere deiezioni animali (quelle, per esempio, dei bovini e suini già allevati dall’azienda) o prodotti dell’agricoltura (molto quotato in tal senso il mais). Di questa tecnologia e dello sviluppo futuro si è discusso in questi giorni alla Fiera di Rimini all’interno di “Biogas Italy”, la manifestazione organizzata dal Consorzio italiano Biogas (circa 500 imprese iscritte, oltre mille impianti installati).

 

UN BUSINESS SOSTENIBILE E ‘NECESSARIO’

“L’Italia è il terzo produttore al mondo dopo Germania e Cina di biogas, con circa 1.300 impianti in ambito agricolo per una potenza installata di circa 1.000 MWe”, ha spiegato Piero Gattoni, presidente del Consorzio Italiano Biogas.

“Con una produzione di 7,4 mila GWh di energia elettrica nel 2013, il biogas copre già il 10% dell’energia elettrica ottenuta da fonti rinnovabili”.

Ma il dato più sbalorditivo, considerata la crisi economica e le difficoltà del mondo agricolo in particolare, è che “negli ultimi 5 anni, le imprese agricole produttrici di biogas hanno investito 4,5 miliardi di euro creando 12 mila nuovi posti di lavoro stabili e altamente qualificati. Le potenzialità del biogas”, però, “non si limitano alla sola produzione di energia elettrica, ma spaziano dalla produzione di biocarburanti avanzati – come il biometano, perché l’Italia produce già abbastanza energia elettrica, ma ancora poco gas, per la futura industria automobilistica ad esempio -, che non competono cioè con le produzioni alimentari, all’utilizzo di fertilizzanti naturali, alla fornitura di materie prime utilizzabili nella bioeconomia. Si parla non a caso di ‘biorefinery’ per intendere un’impresa agricola che, preservando le sue produzioni tradizionali, ricicla gli scarti della zootecnia o dell’agricoltura e li valorizza in energia, calore, carburanti ecologici e fertilizzanti”. Secondo Lorenzo Maggioni, responsabile ricerca del CIB, “non appena entrerà in vigore la nuova normativa, che attendiamo in verità dal 2011, il biometano potrà non solo essere prodotto separandolo dalla miscela di biogas prodotto oggi, ma anche immesso nella rete, ceduto a utilizzatori terzi, come potrebbe essere un ospedale a diversi chilometri di distanza, e venduto agli utilizzatori finali, come sono i possessori di una macchina con impianto a metano. Potrebbero perfino installare un loro distributore lungo la strada se volessero”. Biogas Italy ha riunito a tal proposito i massimi esperti nazionali sulla materia, sia nel campo della produzione che in quello della ricerca e dello sviluppo, con l’obiettivo di veicolare le migliori tecnologie, le migliori soluzioni per fare rete e favorire lo scambio di best practice.

 

SCIENZA E “CIARLATANI”, IL RUOLO DEI GIORNALISTI

“Biogas tra sindrome Nimby e informazione”. E’ questo il titolo del corso di giornalismo scientifico promosso dall’Ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna in collaborazione con il Consorzio Italiano Biogas svoltosi la scorsa settimana all’interno della fiera, a cui ha partecipato anche la redazione di San Marino Fixing. Il corso ha delineato le principali caratteristiche del giornalismo scientifico, indicando strumenti e le tecniche di fact checking, nonché analizzato il ruolo dell’informazione di fronte ai fenomeni di Sindrome Nimby, grazie all’esperienza di Daniela Ovadia, giornalista e divulgatrice scientifica, nota per le sue inchieste su Stamina (il ‘metodo Vannoni’, che ha avuto risvolti anche a San Marino, come noto), e di Lorenzo Maggioni, responsabile ricerca del CIB. “Il giornalista scientifico”, ha spiegato la dottoressa Ovadia, “ha un ruolo per certi versi differente da quello di cronaca o di sport, in quanto non solo ‘fotografa’ la situazione attuale, ma deve applicare lo stesso metodo scientifico utilizzato dagli scienziati di cui tratta o che intervista”. Di qui l’importanza della scelta dell’esperto: “Uno scienziato è tale se adotta il suddetto metodo scientifico, basato sulla pubblicazione delle sue ricerche, perché queste lo qualificano come esperto e non altri titoli”. In pratica, un professore di storia non è un esperto di impatto ambientale, a meno che non ci siano sue pubblicazioni scientifiche in tale ambito. “Non espressamente, però”, avverte Maggioni, “è un ‘ciarlatano’, purché basi la sua dichiarazione su dati e pubblicazioni scientifiche che tutti possono recuperare”. Chi invece riporta articoli di blog o dati non certificati, non può essere considerato un esperto “e come tale non andrebbe coinvolto dal giornalista scientifico”. Mentre è importante evidenziare “la componente emozionale”, quella della gente comune o delle persone coinvolte, ma in un’ottica di ‘partecipazione’ e quindi anche per informare la comunità, piuttosto che dare voce a dubbi e rischi che di scientifico hanno ben poco.

“Se il 97% degli scienziati e delle pubblicazioni dimostrano una cosa e solo il 3% l’esatto contrario, è nostro compito dare pesi diversi alle due tesi, evitando di fare da megafono a quel 3%, che pure va evidenziato”.

Sul biogas, tema della manifestazione, ad esempio, se ne sentono di tutti i colori, ma, avverte sempre Maggioni, “avviene solo in Italia: Svizzera e Svezia, due Paesi ‘green’ per antonomasia, sviluppano il biogas da anni e, anzi, ne verificano e ne certificano i vantaggi per l’ambiente. Così come lo fanno gli enti e gli organismi internazionali riconosciuti, che purtroppo non vengono mai citati negli incontri che i vari ‘esperti’ fanno tutti i giorni in Italia. Esperti che, prendendo spunto da ciò che diceva la dottoressa Ovadia, non hanno mai pubblicato nulla sul biogas né utilizzano pubblicazioni scientifiche per comprovare la loro tesi”. Prima regola, quindi, informarsi sulla tecnologia, cercare e valutare le pubblicazioni scientifiche, selezionare gli esperti in base a queste evitando quelli che esperti, non sono solo per fare un titolo più sensazionalistico, ma per aiutare la scienza e informare meglio i lettori.

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