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Centrale del latte: la vera forbice è sugli stipendi

da Redazione

Nel previsionale 2015 dell’azienda autonoma di Stato erano stati “contati” 600 mila euro annui. Piano industriale di Valform: quest’anno “peseranno” solamente 200 mila euro.

 

di Alessandro Carli

 

Dopo la presentazione a grandi linee del piano industriale presentato da Valform per la Centrale del latte, entriamo nei dettagli, affrontando una serie di “voci” presenti tra gli “Obiettivi strategici ed economici” per il triennio 2015-2017 e mettendo a specchio il previsionale 2015 che l’azienda di Stato ha presentato per la Finanziaria 2015 e il previsionale dell’azienda piemontese.

 

VOCE: COSTI

I costi complessivi preventivi di entrambi sono stati stabiliti a due milioni e mezzo. Tra il confronto dei numeri, salta agli occhi le spese per gli stipendi: per la Centrale del latte il 2015 sarebbe costato 630 mila euro, per Valform 200 mila. Importo che, nel 2016 e nel 2017, salirà rispettivamente sino a 250 e 350 mila euro. Per l’acquisto di “latte, burro, panna pastorizzati” l’azienda autonoma di Stato Centrale del latte” ha messo in preventivo 2015 un importo di 501 mila euro. Nel piano Valform per l’acquisto di materie prime si prevede un’uscita di 800 mila euro, a cui si aggiunge un milione di euro per l’acquisto di “merce terzi, formaggio, latte sterile”. Assommando altre voci (acquisto di materiali di consumo, di imballaggi e di carburanti), la cifra sfiora il milione e 900 mila euro. Per le spese servizi, sempre per quest’anno, l’azienda piemontese ha messo in previsionale 250 mila euro. Quasi invariati i premi di vendita: 51 mila euro per la Centrale del latte, 50 mila per Valform. Quest’ultima ha messo in “pubblicità” 24 mila euro contro i 17 mila della Centrale. E ancora: per l’assicurazione azienda piemontese ha preventivato 15 mila euro, la Centrale 5 mila.

 

VOCE: RICAVI

In prima battuta, i due preventivi complessivi: la Centrale del latte, solo per le vendite “pure” (e quindi escludendo i recuperi secondari, i proventi diversi, il fondo di dotazione e l’utilizzo del fondo rinnovo impianti, macchinari e ampliamento del fabbricato, complessivamente 100 mila euro), è a quota 2 milioni e 460 mila euro, Valform 2 milioni e 680 mila euro. Entriamo nelle pieghe delle singole voci per capirci meglio, specificando che il documento della Centrale del latte è più dettagliato: 12 voci contro le tre dell’azienda di Cuneo. Per comodità, prendiamo in considerazione gli importi più alti evidenziati all’azienda autonoma di Stato. Previsto, per il latte, burro e panna pastorizzati, un ricavo di 832 mila euro. 470 mila euro l’incasso per i formaggi prodotti e 730 mila euro per il latte e la panna a lunga conservazione. Nel piano industriale Valform gli importi sono i seguenti: latte, 800 mila euro; formaggi di produzione propria, 700 mila euro, latte sterile e commercializzazione formaggio, un milione e 180 mila euro. Per il biennio successivo (2016-2017) gli importi sono visti in crescita. Il late, per esempio, avrà un peso di 850 mila euro nel 2016 e di 900 mila euro l’anno successivo. Freccia verso l’alto anche per i formaggi di produzione propria (910 mila euro nel 2016 e un milione e 183 mila euro nel 2017) e per il latte sterile e commercializzazione del formaggio: un milione e 416 mila euro nel 2016 e un milione e 700 mila euro nel 2017.

 

INVESTIMENTO IMMOBILI

All’interno del piano industriale di Valform trova spazio anche la stima sugli investimenti da mettere in campo per quel che concerne la struttura, che verrà abbattuta, con l’esclusione dei pilastri e degli uffici; la costruzione di una galleria di 100 mq e di una struttura prefabbricata di 100-150 mq impiegare per dare continuità alla produzione durante i cantieri aperti.

La stima dei costi relativi alla ristrutturazione dell’immobile e dei lavori accessori è di 700 mila euro. Per quanto riguarda invece i macchinari e l’attrezzatura, la spesa sostenuta sarà di 300 mila euro.

 

PAOLO BERNARDI: “IL BRAND ‘SAN MARINO’ PUÒ DAVVERO ARRIVARE OVUNQUE”

Dietro Valform c’è un imprenditore capace, che viene dalla provincia di Cuneo. Si chiama Paolo Bernardi. Alla sua azienda il compito di rilanciare, attraverso un piano industriale – la Centrale del latte della Repubblica di San Marino.

Nel 2015 San Marino avrà una nuova Centrale del latte. Com’è arrivato sin qui?

“L’idea è nata nel giugno del 2014. Un giorno dissi al Presidente del Consorzio terra di San Marino Flavio Benedettini che mi sarebbe piaciuto creare una piccola azienda legata al latte e ai formaggi sul Titano. Valform è ubicata in una zona montana del Piemonte: siamo specializzati in formaggi di nicchia e prodotti locali. Flavio Benedettini mi informò circa la possibilità dell’acquisizione della Centrale del latte. All’apertura del bando di interesse per l’acquisto abbiamo presentato la nostra proposta”.

Su cosa punterete sotto il profilo strategico?

“Sicuramente ai prodotti locali, che verranno adeguatamente valorizzati. Crediamo siano un grandissimo valore aggiunto. A San Marino non c’è molta concorrenza. Credo fermamente che con il brand ‘made in San Marino’ si possa andare ovunque. Sul Monte ho notato uno straordinario rapporto tra prodotti enogastronomici e il territorio. Il terreno da cui partire è molto fertile. Valform ha una bella tradizione nei formaggi di capra: proveremo a implementare il paniere aggiungendo anche questa produzione”.

Come vede il brand San Marino?

“Fuori dai confini del Titano rappresenta, per il settore che conosco meglio ovvero quello alimentare, sinonimo di qualità. E’ chiaro che ci sarà anche una valorizzazione rivolta all’interno. Le dimensioni comunque contenute dello Stato permettono di creare una serie di percorsi enogastronomici”:

Si parla di alimentazione e non si può non pensare a Expo di Milano. Un’utopia?

“I tempi sono stretti ma noi siamo persone abituate a lavorare. Expo è un appuntamento importantissimo. Riusciremo ad essere presenti non attraverso un punto vendita ma creando un angolo di assaggio e presentazione dei prodotti”.

 

ANTONELLA MULARONI: “ABBIAMO PUNTATO SULLA QUALITÀ”

La Centrale del latte di San Marino ora ha un futuro. “Riteniamo assolutamente positiva la circostanza – racconta il segretario per il territorio, Antonella Mularoni – che i titolari di un’azienda italiana del settore caseario, aventi caratteristiche che possono adattarsi molto bene alla nostra realtà, abbia manifestato un concreto interesse ad un investimento significativo sul nostro territorio, che ci permetterà – qualora la trattativa vada a buon fine, come auspico – di salvare e valorizzare la filiera lattiero-casearia sammarinese. E’ importante che la nostra produzione, necessariamente limitata nei numeri, si caratterizzi per l’alta qualità. E’ l’unica possibilità di sopravvivenza che ha il settore. Oggi occorre lavorare sull’eccellenza dei prodotti e ci pare che i signori Bernardi abbiano le carte decisamente in regola per raggiungere l’obiettivo. Obiettivo che consentirebbe fra l’altro al nostro Paese di partecipare all’Expò di Milano, anche con i prodotti lattiero-caseari del territorio”.

Quali gli aspetti-chiave?

“I criteri di accesso al bando hanno puntato molto sulla valorizzazione della produzione locale. Ci interessa la qualità, prima di tutto per dare ai nostri cittadini la sicurezza di mangiare e bere prodotti di alto livello, in secondo luogo per far conoscere ed esportare prodotti di alta qualità al di fuori del territorio. Tutto questo ha un senso compiuto se serve a salvare la filiera lattiero-casearia sammarinese”.

Cosa diventerà la Centrale del latte?

“La Centrale del Latte fa parte della storia di questo Paese e il Governo sta lavorando per garantirne la sopravvivenza. Allo stesso tempo oggi gli Stati ritengono che tale genere di attività possa essere più opportunamente svolto da privati, in grado di effettuare investimenti e di attuare scelte commerciali adeguate. Anche San Marino ha da tempo deciso che tale attività vada privatizzata e siamo ora al momento di concretizzare tale scelta, anche perché l’immobile versa in condizioni fatiscenti ed occorre effettuare numerosi interventi per consentire allo stesso di essere a norma UE e dunque di permettere l’esportazione dei nostri prodotti fuori dal nostro territorio, anche mediante l’acquisto di macchinari che consentano di garantire la massima sicurezza dei lavoratori. Confido che i Sammarinesi riescano a comprendere appieno che tale scelta è finalizzata a valorizzare le produzioni del nostro Paese, che altrimenti non avrebbero sbocchi reali in un momento in cui il settore lattiero-caseario versa in grandissima difficoltà in tutto il continente europeo. Ci tengo a evidenziare che per lo Stato sarebbe molto più semplice e meno oneroso chiudere la Centrale ed importare da subito tutto dall’estero. Ma perderemmo la filiera lattiero-casearia sammarinese, che invece ci teniamo a conservare e valorizzare. Gli imprenditori che hanno manifestato l’interesse all’operazione sapranno velocemente – ne sono certa – farsi apprezzare dai sammarinesi per la qualità del lavoro svolto e conseguentemente della produzione e per l’impegno a realizzare una attività di eccellenza nel nostro territorio”.

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