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San Marino, retribuzioni: un abisso tra pubblico e privato

da Redazione

Disattesa la Legge 188/2011: troppe voci indirette e paghe più generose. Il “costo orario” di insegnanti e medici è anche 4 volte più alto.

 

di Daniele Bartolucci

 

Jobs Act e Spending review: parole ormai di uso comune in Italia e che nella Repubblica di San Marino ha cercato e cerca di mutuare, traducendole in azioni per rilanciare l’occupazione e anche quella parte di economia che più risorse pubbliche (risparmiate) potrebbe generare, come gli investimenti.

Sulla riduzione della spesa pubblica il dibattito è aperto e ancora oggi non si sono visti i grandi interventi previsti dalla relazione del ‘team’, depositata nel 2013.

Dall’altro lato un Jobs Act in salsa sammarinese è lungi dall’essere proposto, anche se qualche novità in tal senso è arrivata: il ‘Decreto Mussoni’ (Decreto delegato del 9 agosto 2011) e la riforma del mercato del lavoro sta procedendo la sua gestazione. Il tema, però, resta sempre lo stesso: rilanciare l’occupazione e, nel caso di San Marino, uniformarla tra i diversi settori. Ovvero l’annoso problema della differenza di retribuzione tra pubblico e privato.

Se la Pubblica amministrazione fosse una macchina perfetta ed efficiente probabilmente tale differenza sarebbe anche condivisibile, ma purtroppo non lo è (e non lo sono, esclusi alcuni paesi nordici, nemmeno quelle degli altri paesi europei) e ciò comporta sia un costo eccessivo per lo Stato sia un costo indiretto per le imprese e i cittadini che non hanno il servizio che meriterebbero. Se la qualità del servizio è opinabile (anche se ora, con l’integrazione internazionale la valutazione dall’esterno viene fatta e San Marino non è certamente al primo posto), l’analisi della differenza retributiva non lo è affatto: sono numeri.

Numeri che evidenziano quanta strada si debba ancora fare per dare attuazione ai dettami dell’art. 70 della Legge 188/2011: “[…] con il duplice obiettivo di ridurre complessivamente gli importi attualmente legati alle qualifiche e di tenere conto delle retribuzioni del settore privato per le medesime o equivalenti professionalità/funzioni”.

 

NELLA SCUOLA FINO A 85 EURO PER ‘ORA LAVORO’

Il report dell’Ufficio di Statistica sul ‘costo del lavoro’ di ogni settore dimostra quanto sia oggettiva la frase pronunciata dalle associazioni di categoria, ANIS in primis, sulla differenza di retribuzione tra pubblico e privato, ovviamente tutta a vantaggio del primo.

I settori dove il ‘costo orario’ di un dipendente con 10 anni di anzianità (usato a riferimento per tutti i calcoli) è maggiore sono quelli pubblici: primo in questa classifica risulta il settore scuola, dove un’ora di lavoro di un insegnante della scuola secondaria superiore costa allo Stato 85.55 euro; ‘solo’ 46,79 gli insegnanti della scuola dell’infanzia, quasi la metà di quelli delle superiori e delle medie (80,58), un po’ meno di quelli delle elementari (62,09).

Pur essendo il costo orario più alto, quello della scuola non è però il lavoro meglio retribuito: si va dai 2.206,12 ai 2.592,85 euro di paga base mensile a cui vanno sommati gli scatti di anzianità, le indennità di funzione dicente e nel caso delle superiori anche la differenza di livello, che portano la paga mensile da 2.543,62 a 3.341,86 euro a seconda del ruolo.

Poi c’è la ‘retribuzione indiretta’, ovvero la sospensione del servizio, le festività infrasettimanali, le assemblee e permessi sindacali, i permessi retribuiti e la gratifica natalizia (i ‘costi indiretti’ vanno dai 15,50 ai 30,04 euro l’ora lavoro, i più alti di tutti i settori analizzati). Tutto questo, compresi i contributi assicurativi, Fondiss e Tfr genera il costo orario finale.

Al secondo posto c’è l’Iss, dove il medico di base costa 55,69 euro l’ora, un infermiere professionale 28,71, un operatore tecnico assistenziale 24,77 e l’assistente medico 48,93. In questo caso le retribuzioni sono più alte, non tanto a livello base, ma sommate alle indennità e incentivi di medici di base e assistenti medici, che fanno raddoppiare la cifra iniziale, portandola fino ai 5.337,91 euro dei primi e 4.616,70 dei secondi: si va dagli scatti di anzianità biennali alla indennità fissa e quella progressiva, l’incentivo assistiti e una generica ‘maggiorazione’. Ovviamente infermieri e operatori tecnici non hanno queste indennità di servizio e la loro paga mensile così come il costo orario sono notevolmente più bassi, più simili a quelli dei settori privati. Al terzo posto dell’ipotetico podio troviamo la Pubblica Amministrazione vera e propria: in questo caso la logica è più ‘aziendale’ e il costo orario, così come le paghe base variano a seconda del livello di inquadramento. Partendo da paghe base più ‘normali’ (1.892,56 euro per il 4° livello, 3.139,34 euro per l’11°) anche il costo orario totale è più basso di Scuola e Iss: da un minimo di 21,57 ad un massimo di 47,64 euro l’ora. Per completare il quadro statale non si può non considerare la retribuzione dell’Aasp: si va dai 21,70 euro di costo orario per gli operai qualificati ai 27,35 del coordinatore di 6° livello, che costa poco più del capo squadra 5 A (26,23 euro).

 

PRIVATO: PAGHE ‘ITALIANE’ E MENO ‘COSTI INDIRETTI’

Se la differenza tra Italia e San Marino è ormai solo nell’imposizione fiscale (contributi e tasse), tra pubblico e privato ci sono differenze importanti in diversi capitoli che compongono il totale del costo orario dei lavoratori. Il divario è quindi importante e, anche se non si possono effettivamente comparare le mansioni e gli stipendi, è ancora più evidente se si considerano gli orari settimanali nei due settori. Il ‘vantaggio’ di una paga base superiore nel pubblico poi, tramite indennità e costi indiretti, si trasforma anche in un costo orario maggiore che nel privato anche perché sono meno le ore lavorative. Ovviamente aumentare l’orario di lavoro – come richiesto dalle categorie economiche – significherebbe anche diminuire proporzionalmente il costo orario, a patto di mantenere lo stesso stipendio di oggi. Oltre che a diminuire i costi indiretti. Utilizzando lo schema dell’Ufficio di Statistica, si nota subito quanto poco incidano i ‘costi indiretti’ nel privato rispetto a Scuola, Iss, Pa e Aasp: basti pensare che le festività infrasettimanali nel privato hanno un valore di circa 0,6-0,7 euro mentre nella Scuola e nell’Iss valgono il doppio e in alcuni casi quattro o cinque volte. Ad esempio, per un insegnante delle superiori esso vale 3,29 euro di costo indiretto, mentre per un dipendente industria-meccanica di precisione prima categoria è solo di 0,62 euro, che arrivano al massimo a 1,23 euro per quelli di 8° categoria.

E questo si può rilevare in tutti gli altri settori privati, dove il costo orario totale è molto più livellato ed equilibrato che nel pubblico. Il Contratto privatistico, ad esempio, stima in 19,63 euro l’ora il costo di un addetto qualificato di 3° grado (paga base 1.717,40 euro mensili) e di 22,74 quello dell’addetto specializzato (paga base 1.989,22 euro). Cifre molto vicine al contratto Industria-meccanica di precisione (19,04 euro per la prima categoria con una paga base mensile di 1.781,08 euro e 38,07 per l’8° categoria, che però ha una paga base di 3.561,96 euro) ma anche a quello dell’industria chimica e dell’abbigliamento. Se non fosse per il fatto che nell’artigianato non si supera la 6° categoria (26,96 euro costo orario totale), anche questo settore appare livellato con gli altri appena trattati. Un po’ più basso, invece, il quadro offerto dal settore Commercio, dove a fronte di paghe base simili, il costo orario finale è il meno oneroso di tutti: si va dai 17,84 euro per la prima categoria ai 28,78 euro per l’8°, che percepisce una paga basa mensile di 2.845,03 euro.

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