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Agricoltura sostenibile grazie all’innovazione

da Redazione

La nuova rubrica: valorizzare la terra anche con altre colture, come il Goji. Cristina Righi: “Sviluppare benessere e turismo in chiave agrorurale”.

 

di Daniele Bartolucci

 

In una società che si sta trasformando alla velocità di internet, parlare di agricoltura può apparire anacronistico. Ma non lo è affatto. Non si tratta infatti di un mero ‘ritorno alle origini’, bensì di ridare il peso che merita questo settore nel sistema economico sammarinese. Soprattutto in funzione dell’attuale crisi che sta colpendo gli altri comparti. E’ un dato di fatto che Fixing ha deciso di raccontare con una nuova serie di approfondimenti mensili e che trova conferma nell’ultimo report dell’Ufficio di statistica, secondo cui il numero di imprese agricole sia aumentato e che, ancora più palesemente, dal 2009 a oggi il trend del ‘monte salari’ sia cresciuto di quasi un 10%. Un trend positivo che solo pochi altri settori si possono permettere, ovvero sanità e turismo (sia per quanto riguarda alberghi e ristoranti, sia il commercio). Insomma, l’agricoltura si sta prendendo nei numeri una piccola rivincita e chi ha saputo anticipare questa situazione merita un plauso. “In verità al tempo mi dissero che era una scelta folle quella di investire in un’attività come questa”, spiega la Dottoressa Cristina Righi, titolare dell’azienda agricola e florovivaistica omonima, “ma è anche vero che non avviai questa impresa con obiettivi economici”.

Il percorso intrapreso dalla Dott.ssa Righi per arrivare alla gestione di un’azienda agricola, innovativa e ‘sostenibile’, parte da lontano: “La mia famiglia, come tante altre a San Marino, ha origini rurali. Fin dalla primissima infanzia la passione per il cavallo e successivamente la cura delle piante e dello studio delle loro caratteristiche costituiscono il centro d’interesse attorno al quale la giovane Cristina si è formata, ancor prima di laurearsi a Bologna in Lingue straniere negli anni novanta: “Al tempo mi occupavo infatti di alcuni terreni di famiglia a Cailungo, riforestandoli con giovani piante fornite dal Vivaio Forestale dell’Ufficio Agrario. Ero appassionata anche di giardinaggio, una passione comune a diversi miei amici, con cui intavolavo discussioni interessantissime e che mi hanno portato, alla fine del mio percorso universitario, a presentare la tesi di laurea non a caso su “Il giardino di Julie” nella Nouvelle Heloise di Jean-Jacques Rousseau”. Tesi a parte, il percorso lavorativo avrebbe dovuto essere quello dell’insegnante: “Ho intrapreso quella strada, insegnando nelle scuole medie e superiori, ma dopo qualche anno ho desistito, soprattutto perché le liste erano piene e il miraggio di una cattedra mi stava deprimendo. Così decisi di dedicare sempre più tempo alla coltivazione di piante e fiori, sfruttando l’occasione datami dai terreni di famiglia in zona Domagnano, che erano incolti e destinati al pascolo dei cavalli. E’ stato in questi anni, i primi del 2000 che ho sviluppato l’idea di trasformare questa passione in un’impresa vera e propria – un piccolo sogno o una grande pazzia? – che ho concretizzato poi nel 2004 quando ho ottenuto la licenza per l’azienda agricola una volta acquisita la superficie agraria, tra proprietà e affitti, consistente in circa 5 ettari”. Tutto da sola? “Terreni di famiglia a parte”, spiega con orgoglio la Dottoressa Righi, “ho costruito tutta l’azienda attorno alle mie capacità e studi, compresi i due anni di corso di Giardinaggio professionale alla Scuola Agraria di Monza. E soprattutto sulle mie possibilità: ho sempre scelto, come piano agricolo aziendale, colture non estremamente pesanti, che potessero quindi essere gestite anche da… una donna. L’autosufficienza, che oggi potremmo identificare come una delle componenti della sostenibilità, è sempre stata una mia priorità. Questo non toglie che in azienda lavorino diverse persone e altre collaborino con me, soprattutto studiosi e ricercatori”. Questo apre un nuovo capitolo della storia dell’Azienda Agricola Cristina Righi, però: “La formazione continua in questo settore è la base su cui può sostenersi un’impresa legata all’agricoltura. La ricerca di nuove metodiche e l’ innovazione con tecniche di coltivazione, di particolari piante e anche dei diversi campi di applicazione delle stesse è fondamentale e occupa gran parte del mio impegno come imprenditrice. Sia in ‘entrata’ ovvero di conoscenze che acquisisco, sia in ‘uscita’, visto che io stessa coordino corsi di formazione e fino a poco tempo fa ne curavo circa tre all’anno direttamente qui in azienda”. E’ anche così che è venuta a conoscenza delle proprietà del Goji? “Questa antichissima pianta arbustiva che cresce negli altopiani di Tibet e Mongolia, rappresenta per molti versi ciò che intendo per innovazione: partendo dalla tradizione, e quindi dallo studio della pianta e di come si coltiva, si studiano le proprietà che essa offriva allora e che, si sta scoprendo, offre oggi”. Tradizione e innovazione, dunque, anche nell’agricoltura. “Non solo, il Goji non rappresenta solo un’innovazione nel momento in cui siamo riusciti a coltivarne le piante e ottenere frutti freschi qui a San Marino, ma esso è portatore di benessere, filosofia… in una parola, di cultura. E questo è un valore aggiunto che possiamo sfruttare per dialogare con settori un tempo distanti dall’agricoltura, anzi, spesso visti come in antitesi. Parlo del turismo, ad esempio: io stessa sto seguendo un corso di formazione tramite il Centro di formazione professionale per ‘Operatore del Turismo Rurale’ e noto questa nuova dimensione, soprattutto a livello culturale, che stanno assumendo l’agricoltura e l’ambiente. Questo non toglie che si debbano creare le condizioni per dare marginalità alle imprese, ma in maniera compatibile, sostenibile e non più speculativa, occupando e consumando territorio. Oggi le aziende agricole, seguendo un percorso di rinnovamento, possono creare sviluppo, sia sfruttando l’innovazione nel settore (la coltivazione del Goji ne è un esempio) sia dialogando con altri settori, come può essere il turismo, laddove decidessero di trasformarsi in agriturismo, o la medicina non convenzionale se parliamo di piante officinali, di fitoterapia o di aromaterapia”.

Nuova economia, che porterebbe effetti positivi all’indotto: “Oggi necessitiamo di personale stagionale, per esempio, domani con nuovi servizi avremo bisogno di dipendenti annuali, probabilmente specializzati e qualificati, creando le basi per il rilancio dell’occupazione di giovani e laureati, oltre a professionisti e imprese che saranno coinvolte nella progettazione e costruzione di questi nuovi servizi”. Quali sono questi servizi e opportunità, verranno illustrati e approfonditi mensilmente nella nuova rubrica di San Marino Fixing abbinata all’inserto Cultura, curata dall’Azienda Agricola Cristina Righi, che ci accompagnerà durante l’anno in un percorso di scoperta e di riscoperta del mondo agrorurale e delle sue potenzialità.

 

INCENTIVI PER IMPRESE AGRICOLE

Una novità e mezza: se il riconoscimento della professione di apicoltore è un fatto del tutto nuovo, formalizzato nella legge di bilancio all’articolo 25 (di cui comunque si attende il Decreto delegato per formalizzarne l’ordinamento vero e proprio), i prestiti agevolati all’agricoltura sono una conferma di quanto stabilito oltre trent’anni fa, con le leggi numero 20 e 22 del 1981, e la numero 96 del 1989. Per il 2015 “il Congresso di Stato è autorizzato a convenzionarsi, per il 2015, con gli Istituti di Credito disponibili per l’erogazione dei prestiti a tasso agevolato di cui ai punti seguenti, nei limiti in essi previsti, con imputazione degli oneri conseguenti a carico dello Stato, anche per i prestiti pregressi, sui pertinenti capitoli di spesa: a) Convenzionamenti agevolati per l’Agricoltura […] fino alla concorrenza dell’importo complessivo di €2.500.000,00”. In questo senso, viene specificato, “avranno priorità all’accesso al convenzionamento agevolato quegli agricoltori che utilizzino il metodo dell’agricoltura biologica o comunque escludano l’utilizzo di pesticidi, fertilizzanti e altri prodotti chimici”. A queste agevolazioni, comunque, se ne aggiungono altre, tra cui quelle della legge n. 96 del 1989 “Interventi per lo sviluppo dell’agricoltura” e successivo regolamento applicativo (Decreto n.24 del 1990), e della legge n.39 del 1991 “Norme per la regolamentazione, promozione e valorizzazione delle produzioni agricole biologiche e delle relative tecniche di coltivazione”.

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