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San Marino, Consiglio Grande e Generale: la questione morale

da Redazione

Mozione presentata da Civico10 e Sinistra Unita “per promuovere in tempi brevi un dibattito consiliare sul tema della tutela delle istituzioni pubbliche di fronte a vicende giudiziarie che coinvolgono loro rappresentanti”. Il report dell’agenzia Della Torre.

 

SAN MARINO – La questione morale torna alla ribalta del Consiglio Grande e Generale nel corso del dibattito sulla Mozione presentata da Civico10 e Sinistra Unita “per promuovere in tempi brevi un dibattito consiliare sul tema della tutela delle istituzioni pubbliche di fronte a vicende giudiziarie che coinvolgono loro rappresentanti”. Sono 24 gli iscritti ad intervenire quindi al comma 7, al termine del quale, il Consiglio Grande e Generale approva l’ordine del giorno, condiviso da tutte le forze politiche presentato in Aula da Ivan Foschi di Su. L’Ordine del giorno riconosce come prioritaria la realizzazione di “un quadro di regole condivise” volte alla “tutela delle Istituzioni di fronte a vicende giudiziarie che vedono coinvolti suoi componenti” e soprattutto “impegna le forze politiche a presentare entro il 31 Marzo 2015 un progetto di legge che preveda anche l’introduzione del meccanismo della sospensione cautelare dalle cariche ricoperte di fronte a situazioni di rilevante gravità”.

I lavori consiliari proseguono quindi con la ratifica del Protocollo n.16 alla Convenzione di Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali del Consiglio d’Europa e con la presentazione in prima lettura della legge sulle Fondazioni.

Segue la presentazione di una serie di progetti di legge in prima lettura: la “Legge sulle Fondazioni”e due progetti di modifica della Legge del 2010 n.118, sulla concessione di residenze e permessi di soggiorno. Con la lettura delle relazioni di questi ultimi due, uno presentato dal Governo, l’altro dall’Upr, si chiude la seduta. I lavori riprenderanno domani alle 13.

Di seguito una sintesi degli interventi della seconda parte della seduta di ieri.

Comma 7. Mozione presentata dai Gruppi Consiliari di Civico10 e Sinistra Unita per promuovere in tempi brevi un dibattito consiliare sul tema della tutela delle istituzioni pubbliche di fronte a vicende giudiziarie che coinvolgono loro rappresentanti (dep il 13 marzo 2014)

Ivan Foschi, Su: “Il problema posto nel marzo 2014 era già stato discusso in Aula e si era giunti a un Odg il 23 settembre 2013, condiviso a maggioranza, con cui si impegnava entro sei mesi il Consiglio a presentare un progetto di legge volto a introdurre la sospensione cautelare per chi ricopre carichi istituzionali e di partito una volta che risultino coinvolti in vicende giudiziarie. Sono passati più di sei mesi e il progetto non c’è. Non vuole essere discorso demagogico ma vuole dare risposte a timori legittimi nel Paese, non si può cadere nel giustizialismo prima della condanna definitiva, ma anche non si può fare finta di niente. Si parla di sospensione da incarichi consiliari per reati in cui si prevede ineleggibilità in caso di condanna. A noi interessa cautelare l’organismo di democrazia più alto, mettendolo a riparo da sospetti e zone d’ombra che potrebbero minarne l’autorevolezza. Giusto quindi presentare entro marzo un progetto di legge che colga le indicazioni del precedente Odg. Noi riteniamo che anche in fase istruttoria, quando ci sia contestazione formale di reato, non sia fuori luogo prevedere determinati provvedimenti”.

Giovanni Francesco Ugolini, Pdcs: “Devo ringraziare C10 e Su per l’opportunità di far tornare in Aula il tema della questione morale. Ma è necessario fare distinzione tra morale e moralismo, il moralismo è un atteggiamento altezzoso di un uomo nei confronti di un altro uomo e con questo si riconduce tutto il male del mondo alla corruzione dell’altro uomo. Nelle istituzioni ci sono uomini e donne che hanno ricevuto un mandato dai cittadini, i politici devono sentirsi responsabili e denunciare abusi. E’ giusto che chi ha sbagliato paghi. La questione morale sta coinvolgendo istituzioni e partiti, la magistratura dovrà accertare le responsabilità e ogni partito al suo interno deve agire ponendo al centro la discontinuità e l’etica. Per noi politici la questione morale è anche saper dare risposta a chi perde lavoro e a famiglie che non arrivano a fine mese, aprire concorsi trasparenti per far accedere al lavoro chi ha il merito. Enrico Berlinguer diceva che la questione morale non riguarda solo casi disonestà e illegalità, ma anche l’occupazione delle istituzioni da parte dei partiti. Rammento ai colleghi che si deve tornare a ragionare sull’Odg citato da Foschi, del settembre 2013, suo intento era di predisporre un progetto di legge, i tempi si sono purtroppo dilatati. Siamo disponibili come lista a predisporre entro pochi mesi un Pdl concordato da tutte le forze in Aula, partendo da quell’ordine del giorno. “.

Andrea Belluzzi, Psd: “Se facciamo una statistica, dal primo consiglio 2014 ad oggi non c’è stata seduta senza un comma che trattasse di questione morale. Mi auguro questo sia l’ultimo comma in cui si fa una discussione in termini astratti e che si possa in un prossimo Consiglio affrontare articolati di legge che affrontino la dignità dell’incarico politico. Dobbiamo interrogarci sul limite del ruolo del parlamentare davanti a un’iniziativa giudiziaria e fin dove il suo ruolo deve essere tutelato e dove prevale l’interesse della giustizia. Si tratta di riforme istituzionali, non di cavalcare l’onda del giustizialismo o dell’opportunismo. Ben venga la riflessione, ma su un testo normativo. Sono contrario a un ulteriore dibattito generico,ma in favore di un confronto su un testo che definisca limiti e garanzie. Non voglio più vedere che l’adempimento di un ruolo istituzionale sia limitato da semplici attacchi o strumentalizzazioni. Si faccia attenzione nel momento in cui si vanno a fare certe scelte dal farsi cavalcare da debolezze che non ci devono appartenere”.

Mimma Zavoli, C10: “La volontà è di avere un quadro normativo che permetta di isolare chi ha compiuto abusi e fornendo codici chiari e condivisi che consentano ai cittadini di distinguere chi ha agito correttamente e chi no, isolando chi si è macchiato di certe colpe, bypassando l’escamotage del ‘ così fan tutti’. E’ giunto il momento di riconoscere che i primi a sbagliare siamo stati noi che abbiamo visto, ma ci siamo girati dall’altra parte. I pochi che hanno provato a denunciare in vari ambiti e da qui dentro hanno scontato l’ubriacatura civile che il benessere ha generato. Quelle battaglie ci sono e ciò che è stato portato avanti non è perduto. Se insieme riusciremo a fare questo intendo che avremo fatto un buon servizio per la cittadinanza”.

Federico Pedini Amati, Ps: “Sono passato anche io, nell’esprimere la mia opinione, come un giustizialista, ma così non è. La mozione ci porta ad aprire un dibattito sulla tutela delle istituzioni pubbliche. Anche io concordo che non si è colpevoli fino a condanna definitiva, ma quando determinante vicende giudiziarie coinvolgono i rappresentanti del popolo sammarinese queste persone dovrebbero prendere determinate posizioni e almeno sospendere il proprio incarico istituzionale che non può essere portato avanti con una spada di Damocle sul capo. Se queste imputazioni riguardassero il sottoscritto non aspetterei a scrivere le mie dimissioni dal Consiglio, ma non c’è una linea e si è portati ad agire secondo coscienza. Attendo di esaminare un Odg, sono d’accordo con l’auspicio di un progetto di legge”.

Simone Celli, Ps: “Ringrazio i colleghi di Su per aver dato la possibilità di confronto su una tematica così importante e di grande attualità. L’Aula ha il compito di definire un quadro normativo di riferimento affinché l’incompatibilità della presenza di certe persone in Consiglio non sia affidato a un ragionamento legato alla discrezionalità politica, ma si basi su un quadro di regole certe e definite. Trovo condivisibile il richiamo fatto dal collega Foschi, il punto è proprio questo. Il punto fondamentale è capire se vi sia l’opportunità di condividere un dispositivo consiliare al termine del dibattito per la predisposizione di un pacchetto complessivo che definisca le regole di compatibilità con il ruolo di consigliere. Diversamente ci ritroveremo anche in futuro a discutere sull’opportunità o meno che qualcuno sieda o non sieda in Aula, in un ambito discrezionale e non salvaguardando l’istituzione. Lavoriamo insieme a un pacchetto anti-corruzione o legalità. Da parte dal Ps c’è la massima disponibilità”.

Tony Margiotta, Su: “Io credo che la figura del consigliere, sin da quando ero più giovane, sia importantissima per la rappresentanza democratica di parte della cittadinanza sammarinese. Un ruolo che deve essere esercitato in maniera trasparente e onorevole. In un periodo non molto lontano da oggi è capitato che si siano verificate situazioni discutibili per certi consiglieri. Serve un regolamento che vada ad esplicitare in maniera chiara che chi viene coinvolto in situazioni specificate dal regolamento deve fare un passo indietro. Non è accettabile vedere tacere figure politiche che vengono accusate o additate per situazioni intollerabili. Si tratta di un silenzio assordante per l’Aula, ma anche per tutta la cittadinanza. La politica deve dare l’esempio offrendo risposte e trasparenza. Auspico che l’Odg che sta girando tra i banchi dell’Aula possa essere accettato e condiviso il più possibile. Auspico anche che entro brevissimo tempo possa essere messo mano al regolamento”.

Grazia Zafferani, Rete: “La moralità e l’etica sono veicoli per la responsabilità politica di ognuno di noi. La ripresa di fiducia nelle istituzioni è necessaria e la dobbiamo a tutti i cittadini sammarinesi. La moralità è l’azione in cui un uomo si identifica: conduce la sua vita”.

Augusto Michelotti, Su: “Non sono corrette le accuse di giustizialismo. Ci si deve scusare per essere nel giusto? A fare politica devono essere chiamati gli uomini e le donne migliori. Chi tutela i propri interessi approfittando della propria posizione è una persona squallida. Diamo pulizia alla politica e curiamo questo Consiglio. Leggo l’Odg sottoscritto dalle forze di Cittadinanza attiva su cui invito i gruppi in Aula a un confronto: “Il Consiglio grande e generale (…) impegna il Congresso a presentare entro il 31.03.2015 un progetto di legge che preveda l’introduzione del meccanismo di sospensione cautelare delle cariche ricoperte di fronte a situazioni di rilevante gravità. Chi è indagato per reati che in caso di condanna comporterebbero la non eleggibilità dovrà auto-sospendersi fino al completamento della vicenda giudiziaria”.

Gian Matteo Zeppa, Rete: “Alle prossime elezioni vorrei battermi alla pari con tutti. Ognuno deve battersi per affermare le proprie idee e convincere i cittadini. Ci troviamo però spesso ad avere a che fare con ciò che dovrebbe esulare dalla politica ma da cui non può esulare per via della presenza di alcune persone qui dentro. Ci deve essere una sorta di passo indietro o di auto-sospensione per consentire alla cittadinanza di non avere remore sulla classe politica intera. Ripeto: prima erano leggende, ma ora è tangibile che la classe politica ha a che fare con un sistema che sta crollando e, nonostante tutto, prende parola e fa la morale. Non l’accetto. E non credo l’accetti neppure la cittadinanza. Ben venga un odg che consente a chi deve dimostrare la sua innocenza perché ha a che fare con la giustizia di farlo serenamente auto-revocandosi dall’incarico”.

Valeria Ciavatta, Ap: “Non ricordavo che la mozione avesse questi contenuti specifici e quindi sono rimaste deluse le mie aspettative rispetto a un dibattito che doveva essere per la ‘tutela delle istituzioni pubbliche dinanzi al coinvolgimento giudiziario dei suoi rappresentanti’. E questo è un mondo e non solo una sospensione cautelare dall’incarico. Alla fine ci si limita a dire che si deve applicare l’Ordine del giorno del 2014. Ho l’impressione che anche in quest’Aula i consiglieri non siano più liberi di esercitare con piena libertà la loro azione consiliare perché si scatena l’inferno per un clima e dei contenuti che vengono veicolati che sicuramente non vanno a tutela delle istituzioni. L’esercizio della funzione politica e istituzionale deve essere pieno. C’è stato un dibattito molto aspro in cui due consiglieri di maggioranza hanno minacciato di dimettersi perché qui non c’è più confronto. E noi parliamo solo della sospensione cautelare. Un intervento minimalista, anche se condivisibile. Ci sembra sia stata sprecata un’occasione con questo dibattito. Sull’ultima parte del vostro documento invito a una riflessione: a vostro dire la sospensione cautelare, che sia ‘auto-sospensione’ o meno cambia poco, deve esserci comunque anche per la semplice contestazione formale di reato. Valutiamole queste cose. Non si può prevedere la stessa identica conseguenza per casi completamente differenti. Come la contestazione formale di reato e la condanna”.

Marco Podeschi, Upr: “La nostra posizione è chiara. Conoscete le scelte volontarie dei membri dell’Upr nei mesi scorsi. Molti movimenti e partiti hanno codici deontologici interni che sono chiari. Ho letto l’Odg di Sinistra Unita e Civico 10, ci sono parti che condivido e parti che non condivido. L’autosospensione può avere un senso, ma i gradi di giudizio possono essere lunghi. Forse ciò andrebbe inserito nel regolamento consiliare. Noi oggi ci atteniamo alle leggi vigenti che ci sono. Oggi quasi ogni membro sa cosa pensa il collega su questo argomento, tante sono le volte che ne abbiamo parlato. Tutti i consiglieri ravvisano che c’è una lacuna nella normativa. Dobbiamo capire in che termini intervenire per tutelare le istituzioni e assicurare che chi è innocente, fino a pronuncia del tribunale, rimanga tale. Su questo argomento c’è pacatezza ed equilibrio sulle considerazioni fatte, mentre qualche mese fa sembrava che qualcuno volesse fucilare qualcun altro. Serve equilibrio nelle affermazioni”.

Vladimiro Selva, Psd: “Rilevo un clima pacato e ragionato su questo tema. Negli ultimi 18 mesi abbiamo spesso parlato di questione morale. Oggi parlare di politici che possono avere avuto vantaggi personali nella propria attività viene letto diversamente che in passato.

In passato chi approfittava di certe posizioni veniva confermato dalla popolazione nelle elezioni. L’equilibrio fra i poteri dello Stato va garantito. Le indagini non possono determinare effetti immediati senza rinvii a giudizi o sentenze anche di primo grado. Sono convinto che non può avere effetto immediato il fatto che un consigliere sia oggetto di indagine. Altrimenti verrebbe messo in discussione il ruolo del Consiglio. La valutazione di un solo giudice, come quella che c’è con un rinvio a giudizio, è fallibile. Quindi non dovrebbe comportare l’uscita dal Consiglio”.

Gian Nicola Berti, Ns: “Mi onoro di appartenere a un Consiglio grande e generale e a una maggioranza che può rivendicare la paternità degli strumenti che hanno permesso al tribunale di fare pulizia all’interno della classe politica. C’era chi di recente voleva introdurre una sorta di reato di opinione politica, attraverso il quale se una commissione condannava un politico per fatti scorretti, lo metteva nella condizione di non fare più politica. Era qualcosa di antistorico. Un tuffo nel passato molto grave. Il problema è ‘l’emergenza moralità’ nella politica. Perché non abbiamo un confronto effettivo per portare avanti le regole della partecipazione democratica in quest’Aula? Ma dobbiamo tutelare anche le persone, le opinioni. Servono strumenti di equilibrio per conservare la dignità e la funzione parlamentare. A parte l’immunità sulle parole dette in questa Aula non ci sono altre immunità per i consiglieri. Attenzione perché false prove e falsi procedimenti penali potrebbero essere lo strumento per far decadere l’avversario politico. Ricordo che nel nostro ordinamento ci sono principi, adottati per esempio dagli organi professionali, nei quali scatta la sospensione, come in caso di arresto. Si potrebbe individuare nel Consiglio una commissione paritetica che su fatti di gravità possa valutare se ricorrono i presupposto per la sospensione. Ma preventivamente servono norme per cui se l’indagato è innocente può essere reintegrato nella sua funzione politica”.

Ivan Foschi, Su da lettura dell’Odg condiviso da tutti i gruppi consiliari:

“Il Consiglio Grande e Generale a seguito della discussione della mozione presentata dai Gruppi Consiliari di Civico10 e Sinistra Unita per promuovere in tempi brevi un dibattito consiliare sul tema della tutela delle istituzioni pubbliche di fronte a vicende giudiziarie che coinvolgono loro rappresentanti; valutato come negli ultimi anni siano aumentate le situazioni in cui i nomi di membri del Consiglio Grande e Generale e/o di persone con ruoli di responsabilità nei partiti e movimenti politici sono stati accostati a vicende configuranti possibili illeciti di natura penale, a San Marino o all’estero, o comunque gravissime responsabilità politiche;

ritenuto necessario dare risposta all’esigenza superiore di trasparenza totale e di tutela delle istituzioni e dei partiti di fronte a vicende politiche e giudiziarie che riguardano i loro rappresentanti senza ricadere in una inaccettabile “presunzione di colpevolezza”;

considerato importante pervenire ad un quadro di regole certe e uguali per tutti, senza lasciare le decisioni alla discrezionalità dei singoli o dei gruppi dirigenti dei partiti;

Valuta come prioritario pervenire ad un quadro di regole condivise da tutti e da codificarsi tramite leggi che normino le modalità di tutela delle Istituzioni di fronte a vicende giudiziarie che vedono coinvolti suoi componenti; Impegna le forze politiche a presentare al Consiglio Grande e Generale entro il 31 Marzo 2015, dopo un approfondito confronto, un progetto di legge in tal senso, che preveda anche l’introduzione del meccanismo della sospensione cautelare dalle cariche ricoperte di fronte a situazioni di rilevante gravità”.

Comma 9. Progetto di legge “Legge sulle Fondazioni”

Il segretario di Stato per gli Affari interni, Gian Carlo Venturini, dà lettura della relazione:

“Il presente progetto di legge che si sottopone all’attenzione del Consiglio Grande e Generale, si propone di regolamentare nel dettaglio la materia delle Fondazioni ed anche l’obiettivo di uniformare/allineare la legislazione sammarinese al rispetto delle raccomandazioni e degli standards internazionali in materia di prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo. La Repubblica di San Marino è tutt’oggi sprovvista di una regolamentazione

legislativa dettagliata in relazione al delicato settore delle fondazioni. Tra le poche disposizioni normative esistenti, si richiamano gli artt, 37 e 38 della Legge 23 Luglio 2010, n. 129, introdotti nell’ordinamento sammarinese per “tamponare” l’assenza di una legislazione organica e dettagliata in attesa della redazione di un testo normativo il più possibile completo. La normativa oggi esistente, alla luce dell’evoluzione che la materia delle fondazioni ha subito negli ultimi anni e delle raccomandazioni internazionali emanate sul tema, non può essere considerata sufficiente in rapporto alle esigenze di sicurezza, antiriciclaggio e contrasto al terrorismo, fenomeni questi ultimi che richiedono, anche ed alla luce dei recenti accadimenti, interventi urgenti e maggiormente incisivi.

La Repubblica di San Marino rischia, infatti, di trovarsi in una vera e propria “danger-zone”; la mancanza di una normativa e di presidi efficaci, rischia di determinare una situazione di inadeguatezza nella gestione di eventuali ed incontrollabili distorsioni nell’utilizzo delle fondazioni, che rischiano di minare dall’interno l’onorabilità dello Stato. E’ proprio per sopperire a tale mancanza che, nell’impellente esigenza di dare risposte rapide alle raccomandazioni internazionali pervenute alla Repubblica di San Marino, il Consiglio dei XII della Repubblica di San Marino, quale organo attualmente preposto al controllo e vigilanza sull’amministrazione delle fondazioni, unitamente al Giudice di Sorveglianza su associazioni e fondazioni ed anche l’Agenzia di Informazione Finanziaria, hanno stipulato, in via del tutto transitoria, un apposito ”Protocollo d’Intesa per la Prevenzione e il Contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo nel settore non profit”. Tale protocollo d’Intesa, emanato proprio ed in attesa della redazione ed

approvazione di un progetto di legge organico in materia di fondazioni, non rappresenta e non può rappresentare una soluzione definitiva. Le organizzazioni senza scopo di lucro possono assumere una varietà di forme giuridiche, spesso non controllate e non sufficientemente regolamentate. Le organizzazioni criminali tentano di strumentalizzare tali enti per il raggiungimento di finalità illeciti anche all’insaputa dei suoi appartenenti. San Marino no è rimasta illesa da uso distorto delle fondazioni. La normativa ha lo scopo di favorire nascita fondazione regolamentando il settore con disciplina che ne salvaguardi le peculiarità e al contempo reprima un loro uso distorto. Il progetto si presenta quindi come indispensabile al fine di colmare un’esigenza stringente di interesse nazionale (…)”.

Gian Nicola Berti, Ns: “Io mi rendo perfettamente conto che l’associazionismo è un principio di libertà che compete ai cittadini però le tematiche sono estremamente preoccupanti: riciclaggio si fa anche con l’associazionismo. Siccome abbiamo chiuso tutte le altre porte, noi dobbiamo pensare che il riciclaggio può passare anche attraverso l’associazionismo. Ci sono tante realtà che nulla hanno a che fare con le associazioni. Dovrebbero essere altre cose. Ma l’associazionismo permette di sfuggire a tutta una serie di lacci e laccioli. C’è anche il problema dell’infiltrazione islamica. La libertà di credo è un principio che difenderemo, ma dobbiamo stare attenti alle derive che possono sfociare anche in attività di terrorismo: questo è un altro dei problemi dell’associazionismo. Se vogliamo creare un alveo privilegiato per tipologie di associazioni che non assomigliano a Fondazioni allora direi che dovremmo creare due sistemi differenziati. Le Fondazioni sono già state fortemente limitate attraverso le normative anti-riciclaggio, però a queste sfuggono le associazioni. Il vero pericolo sono le associazioni. Questo Pdl era partito comprendendo anche le associazioni dunque possono essere facilmente reintrodotte una serie di norme che sono state tolte. Se poi vogliamo tutelare certe forme di associazionismo, che riteniamo lodevoli di canali privilegiati, benissimo. Ma non lasciamo la porta aperta perché potrebbe portarci tanti problemi in futuro”.

Gian Matteo Zeppa, Rete: “Sono d’accordo con il consigliere Berti. Discorso a parte meritano anche le associazioni islamiche. Ho il timore che ci siamo fatti prendere la mano dalla discriminazione superficiale. E’ ovvio che c’è un problema a livello di terrorismo e che dobbiamo evitare infiltrazioni islamiche nel mondo dell’associazionismo. Rete proviene dall’associazionismo vero e reale. Ma è anche vero che come le fondazioni sono state decapitate dalla legislazione attuale si prefigura il rischio che le normative farraginose possano attirare le mire e le ambizioni di qualcuno che magari le fa passare attraverso l’associazionismo”.

Mimma Zavoli, C10: “Questa normativa andrà approfondita. Il varco aperto sull’associazionismo va monitorato costantemente ma la mia paura è che si possa cadere in un controllo eccessivo anche relativamente a quelle associazioni che fanno davvero quello per cui sono nate e che dunque rispettano davvero il proprio ambito di intervento. Non vorrei si creasse un controllo molto forte anche in questo ambito. Resta comunque un settore da normare che non può rimanere svincolato. Il mio timore però riguarda anche alcune associazioni, di cui tra l’altro faccio parte, che si occupano solo dello scopo per cui sono nate”.

Gian Carlo Venturini, segretario di Stato, replica: “Mi sembra di aver capito che sul provvedimento c’è condivisione generale ma nella fase di discussione e valutazione in Commissione si potranno portare chiarimenti e suggerimenti sull’articolato. Sulla valutazione dei consiglieri Berti, Zeppa e Zavoli sulle associazioni concordo pienamente, è importante disciplinarle, inutile regolare una parte e lasciare un vuoto dall’altra. In origine il progetto le comprendeva con le Fondazioni. In questa fase si è ritenuto di non presentare il progetto originario perché in prima lettura sono già depositati tre progetti di legge sulle associazioni, uno di maggioranza, uno di Upr e un altro di C10. Ciò non toglie che gli aspetti che verranno sollevati possano essere valutati come integrazioni nei progetti di legge. Auspico che da un’attenta riflessione dei progetti già depositati si possano raccogliere le osservazioni del progetto originario con emendamenti ed integrazioni che possano allineare in una sintesi di quei provvedimenti”.

Comma 10. Progetto di legge “Modifica della Legge 28 giugno 2010 n.118 e successive modifiche (Legge sull’ingresso e la permanenza degli stranieri in Repubblica)”

Progetto di legge “Modifiche ed integrazioni al Decreto – Legge 28 dicembre 2011 n.204 e alla Legge 28 giugno 2010 n.118 – Legge sull’ingresso e la permanenza degli stranieri in Repubblica

Pasquale Valentini, segretario di Stato per gli Affari esteri, legge la relazione del primo progetto di legge: “La legge modifica la normativa-base, è il frutto di una serie di riflessione e suggerimenti provenuti da diversi ambiti, derivati dall’osservazione sull’applicazione normativa, da indicazioni degli organismi internazionali, in particolare Ecri e Greta. Risponde poi ai contenuti dell’ordine del giorno approvato il 19 settembre 2014, conseguente all’istanza d’Arengo n°10 del 6 aprile 2014.

Altre esigenze cui si è voluto rispondere è quella della salvaguardia dell’unità familiare, in particolare riguardo ai ricongiungimenti in rapporto di filiazione legittima, naturale o adottiva. Si sono eliminate disparità di trattamento tra sammarinesi originali e assunti da una parte, e cittadini naturalizzati e per matrimonio dall’altra, rispetto alla possibilità di concessione di residenza per figli legittimi, naturali o adottivi”.

Marco Podeschi, Upr, legge la relazione del secondo progetto di legge: “Il seguente progetto di legge interviene nel settore del rilascio di soggiorni e residenze, con un provvedimento stralcio atto a eliminare una discriminazione sorta fra cittadini sammarinesi. I disposti del Decreto Legge 204/2011 hanno introdotto di fatto una grave discriminazione nell’ordinamento sammarinese, differenziando le modalità di richiesta di residenza in ragione della tipologia di cittadinanza detenuta (originaria, naturalizzazione, acquisita). La sussistenza di tale elemento è un principio di forte discriminazione fra cittadini e un segnale contradditorio rispetto alla recente norma di naturalizzazione decisa dal Consiglio Grande e Generale.

A ciò si aggiunge il fatto, in termini di riflessione, che a norma di legge il nostro stato può

concedere residenze a forensi che intraprendono attività economiche – ma parimenti – un

cittadini naturalizzato non può chiedere la residenza per i figli non conviventi.

E’ da tempo che Governo e rappresentanze consiliari discutono circa l’opportunità di addivenire a

un aggiornamento della normativa in materia di soggiorni e residenze e l’auspicio è che essa possa

divenire realtà nel giro di pochi mesi. Tuttavia la materia trattata nel progetto di legge, pur non rappresentando in termini numerici un fenomeno rilevante, rappresenta dal punto di vista del principio un elemento da considerare con urgenza affinché ogni disparità fra cittadini, dal punto di vista del principio, sia eliminata. E’ per queste semplici ragioni che è stato redatto il progetto di legge e l’auspicio è che Il Consiglio Grande e Generale, in attesa della riforma complessiva della materia, intenda avviare all’iter istituzionale il progetto arrivando a una sua approvazione”.

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