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San Marino, per i brevetti e marchi nuove entrate e depositi

da Redazione

USBM, Convenzione del 1939: la reciprocità è valida solamente con l’Italia. Chiarimento con Roma: quelli esteri dovranno registrarsi anche qui.

 

di Daniele Bartolucci

 

In un mondo che viaggia sempre più veloce sulle ‘strade’ di internet, qualsiasi idea può essere partorita in un luogo e copiata in un altro, a migliaia di chilometri di distanza. Per questo la registrazione di marchi e brevetti è una priorità per qualunque impresa che si voglia tutelare. E’ da questa necessità che alla fine degli anni ’90 anche San Marino si è dotato di un proprio Ufficio di Stato Brevetti e Marchi (USBM) e di un proprio Registro, la cui qualità è cresciuta nel tempo portando risultati economici di rilievo proprio negli ultimi anni, passando da un’entrata consolidata di meno di 200.000 euro ai circa 600.000 attuali. Questa cifra sarebbe molto maggiore – e in teoria lo diventerà – se non fosse esistita fino a dicembre scorso un’interpretazione dell’articolo 43 della Convenzione tra San Marino e Italia del 1939 un po’ “forzata” come ha spiegato il Segretario di Stato agli Esteri, Pasquale Valentini, che penalizzava solo San Marino. In pratica, dando per scontata la reciprocità tra i due Stati non solo per le pratiche nazionali, ma anche per tutte quelle estere rispetto ai due Paesi, chiunque depositasse un brevetto in Italia credeva che ciò bastasse a tutelarlo anche a San Marino. E quindi a non depositarlo presso il Registro sammarinese, ovvero, non pagando la tariffa corrispondente. Ma anche senza avere le tutele che credeva di avere. “Oggi invece”, spiega l’avvocato Silvia Rossi, Direttore dell’Ufficio di Stato Brevetti e Marchi, “grazie alla ratifica del Consiglio Grande e Generale avvenuta a dicembre, riguardo allo scambio di note tra i due Paesi e che sancisce l’interpretazione corretta dell’art. 43, la reciprocità è limitata unicamente solo ai titoli di privativa oggetto di registrazione o concessione in Italia e/o a San Marino sulla base di domande nazionali presentate ad uno dei rispettivi Uffici nazionali, Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM) e Ufficio di Stato Brevetti e Marchi (USBM)”. Inoltre “d’ora in poi l’art. 43 non potrà invece trovare applicazione in riferimento a marchi, brevetti o disegni ottenuti a seguito di una procedura internazionale (marchi internazionali basati sull’Accordo di Madrid e suo Protocollo aggiuntivo, Brevetti Europei, disegni e modelli basati sull’Accordo dell’Aja). Con il suddetto Accordo i richiedenti sammarinesi e italiani continuano a godere della possibilità di avere tutela sul territorio di due Stati, effettuando un solo deposito in uno dei due paesi, risparmiando sulle tasse di deposito. Tutti i richiedenti provenienti da Paesi diversi dall’Italia, che richiedono i titoli di privativa attraverso i sistemi internazionali (WIPO e EPO), per ottenere protezione in Italia e a San Marino saranno invece tenuti a fare un deposito in ciascun dei due paesi, pagando le tasse sia a San Marino che in Italia, in coerenza con quanto avviene in tutti i paesi membri delle relative convenzioni internazionali e nel rispetto del principio cardine della territorialità”. Ciò dovrebbe garantire un aumento di depositi già nel breve periodo, “non prima però di averne data adeguata pubblicità attraverso i canali istituzionali internazionali”. La ratifica verrà infatti tradotta in diverse lingue e inviata per la pubblicazione ai vari Uffici degli altri Stati e agli organismi internazionali (prima di tutto il WIPO), quindi illustrata alle associazioni dei consulenti in proprietà industriale, oltre ovviamente a quelli iscritti nell’albo detenuto presso l’Ufficio sammarinese. Aumento di depositi che si tradurrà in aumento di entrate per l’Ufficio stesso, le cui tariffe sono state aggiornate di recente: “Non si discostano molto da quelle italiane”, spiega l’avvocato Rossi, “ma possiamo offrire un iter più snello e con meno passaggi burocratici, avendo un Ufficio unico in un territorio relativamente piccolo, mentre in Italia si deve passare per le Camere di Commercio (e pagarne il servizio, ndr) oltre allo svantaggio dei vari bolli previsti, che noi non applichiamo”. Dove il registro è meno competitivo è invece sui brevetti o marchi più consistenti, visto che il costo viene proporzionato al numero di pagine, con una maggiorazione oltre le venti pagine che, in effetti, fa lievitare il totale più che altrove. Anche in questo caso, come per altri uffici pubblici, investimenti digitali e sul personale dovrebbero diminuire il costo della pratica e quindi portare ad un abbassamento delle tariffe. Dall’altra parte, in tempi di spending review sembra quasi un eufemismo parlare di implementazione laddove la parola d’ordine è tagliare. In questo caso, però, come in altri, la valutazione non può non tenere conto dell’aumento di lavoro (dalla ratifica in poi) e soprattutto dall’aumento di entrate generate, che potrebbero coprire ampiamente l’investimento. Su questo, però, sarà la politica a decidere. Sempre la politica è chiamata poi a fare un ulteriore sforzo su questo tema che, come detto, è fondamentale nell’economia globale e soprattutto per le imprese innovative e tecnologiche, quelle che San Marino vorrebbe attrarre (si veda l’investimento nel Parco Scientifico e Tecnologico e nel suo incubatore d’imprese, ad esempio, o la nuova normativa sulle start up). Infatti, se è vero che dal 1939, quando sul Titano non sapevano nemmeno quale portata avrebbero assunto i brevetti, i marchi e i disegni industriali, San Marino ha comunque aderito a molte convenzioni e accordi internazionali in tal senso (Accordo di Madrid, sulla registrazione internazionale di marchi, ratificata nel 1991; PCT – Trattato di Cooperazione in materia di Brevetti, ratificato nel 2004; Protocollo aggiuntivo all’Accordo di Madrid sulla registrazione internazionale dei marchi, ratificato nel 2007; CBE – Convenzione Europea sui Brevetti, ratificata nel 2009), mancano diversi tasselli per rendere più appetibile e qualificato il settore anche sul Titano.

Senza dimenticare l’annosa questione del copyright (non c’è adesione alla Convenzione di Berna), manca un ufficio che si occupi precipuamente del controllo e della tutela in territorio dei brevetti e marchi registrati. Una mancanza che dall’esterno si nota, e si noterà sempre più nel momento in cui si chiederà alle imprese di registrare (pagare) il proprio marchio a San Marino.

La domanda “Come mi tutelerete e con quali mezzi?” dovrà avere una risposta che completi quanto già disposto dal Testo Unico del 2005.

Se la Repubblica di San Marino vuole puntare sull’innovazione e attirare imprese innovative, più ‘immateriali’, il lavoro su marchi e brevetti non manca di certo.

Anche perché è la linea strategica su cui si muove proprio l’Ufficio di Stato Brevetti e Marchi, dopo che San Marino nel 2006 ha legiferato sulla promozione delle attività di ricerca industriale, affidando al suddetto ufficio la gestione dei finanziamenti destinati al supporto delle aziende sammarinesi impegnate nella ricerca industriale.

Un altro legame, quindi, dell’Ufficio con le imprese innovative, per le quali la pubblicazione del Registro stesso risulta essere una ‘fotografia’ attuale e aggiornata di come si muove il mercato e di quali siano tutte le novità approdate a San Marino.

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