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San Marino, Consiglio Grande e Generale: repliche all’accordo UE

da Redazione

Marco Gatti, segretario del Pdcs, avanza la proposta, accolta, di aprire un confronto con tutte le forze presenti in Aula per elaborare un Ordine del giorno il più possibile condiviso, che sia messo al voto prima della conclusione della sessione consiliare. Il report dell’agenzia Della Torre.

 

SAN MARINO – In Consiglio Grande e Generale si conclude il dibattito al comma 6, “Riferimento del governo sul mandato per l’accordo di associazione con l’Unione europea e successivo dibattito”. Nel corso delle repliche, Marco Gatti, segretario del Pdcs, avanza la proposta, accolta, di aprire un confronto con tutte le forze presenti in Aula per elaborare un Ordine del giorno il più possibile condiviso, che sia messo al voto prima della conclusione della sessione consiliare. Chiuso il comma 6, si passa a quello successivo, dedicato al dibattito sulla Mozione di C10 e Sinistra unita “per promuovere in tempi brevi un dibattito consiliare sul tema della tutela delle istituzioni pubbliche di fronte a vicende giudiziarie che coinvolgono loro rappresentanti”.

Di seguito una sintesi degli interventi della prima parte della seduta odierna.

Comma 6. Riferimento del governo sul mandato per l’accordo di associazione con l’Unione europea e successivo dibattito.

Andrea Belluzzi, Psd: “E’ periodo storico di importanza unica, uno dei passaggi rari nella vita di un Paese. Da anni è iniziato un percorso internazionale che ha avuto numerosi riconoscimenti, tra cui quello di portare San Marino ad essere uno dei Paesi virtuosi che tra i primi adotteranno lo scambio automatico di informazione. Ho apprezzato della relazione del segretario la parte in cui ha affermato che occorre un percorso di condivisione, in questa sede politica e nel Paese. Avrebbe un ruolo molto importante in questo senso la nostra San Marino Rtv che dovrebbe avere funzione educativa e di coinvolgimento. Il confronto deve portare il Paese unito al tavolo.

Il team del negoziatori è un altro aspetto importantissimo, occorre potenziare le risorse umane, sia con la legge di riforma della carriera diplomatica, sia prevedere un inserimento nel team di una presenza politica. Apprezzo l’idea di un coinvolgimento nella formazione dell’università per creare una cultura di diritto comunitario che ci serverà come il pane in futuro. I funzionari dirigenti che non terranno il passo dovranno fare i conti con il fallimento della loro missione ed essere conseguenti. I temi sul tavolo: Iva, d’accordo di portarlo sul tavolo comunitario piuttosto che bilaterale. Ci saranno situazioni da gestire recependo le 4 libertà fondamentali, ma già oggi come Paese abbiamo valori nella circolazione lavoratori non secondi ad altri Paesi comunitari. Tutelare i nostri piccoli numeri con argomentazioni non sarà difficile. La parola opportunità è al centro di questo percorso. Vi sono nell’ambito dell’integrazione opportunità e traiettorie e la politica dovrà indirizzarvi il futuro. Inizia oggi un viaggio cui questo Consiglio deve partecipare restando aggiornato e ricordando che questa attività è frutto della politica, quella buona e alta, non deve divenire schiava del tecnicismo, i tecnici rispettano i confini, i politici creano i ponti per valicarli”.

Luigi Mazza, Pdcs: “Il dibattito in corso sul mandato ad avviare una trattativa per l’accordo di associazione con l’Europa è un momento sicuramente di grande importanza per l’Aula. Pochi anni fa il problema era come fare per reinserire San Marino in ambito internazionale, data la procedura rafforzata. Ci rendiamo conto quanta strada è stata fatta in questi anni, il percorso è iniziato nella precedente legislatura e proseguito in questa. Per riacquisire credibilità nel contesto internazionale ci vuole tempo e comportamenti, capacità di discutere a testa alta sapendo che siamo di fronte a un Paese che rispetta le regole e sa essere all’altezza del ruolo della trattativa. Vedo tutto questo nel mandato ricevuto che conferma il ruolo di San Marino nel contesto internazionale e quanto ha fatto per ottenerlo. E’ l’inizio di un percorso che non finisce, inizia un nuovo rapporto non ‘a tempo’, i confronti saranno continui, quindi serve capacità negoziale per un momento di confronto permanente con l’Europa. Poniamo in atto il necessario per adeguare le strutture amministrative, con il potenziamento della segreteria Affari esteri, non per una trattativa ma per nuovo inserimento internazionale, poi dell’ufficio tributario.

In Aula inizia un confronto, il contesto dei rapporti internazionali e dei rapporti con l’Europa va oltre al rapporto tra maggioranza e opposizione. Serve capacità di comprendere il proprio ruolo istituzionale, se no è difficile essere ad un tavolo negoziale. I consiglieri Foschi e Margiotta ieri hanno detto che abbiamo perso l’occasione di entrare in Europa dalla porta principale. C’è differenza nel modo in cui si vuole affrontare le sfida. Rispetto il sogno di chi da decenni sostiene che potevamo entrare in Europa, ma bisogna governare la realtà e le possibilità. Anche oggi non ci sono le condizioni perché San Marino entri nell’Ue, la stessa ce lo dice. Stiamo sulla realtà. Al referendum ho sostenuto l’idea che non c’erano le condizioni per dire ‘si o no’ ad entrare in Europa e ho lasciato scheda bianca. Il ‘no’ poteva voler dire che non vogliamo l’integrazione europea e non così. Quando l’Europa deciderà che tutti gli Stati dovranno entrare in un contesto di ‘Stati uniti d’Europa’ avrà raggiunto il grado di maturazione istituzionale che consentirà a grandi e piccoli Paesi di stare insieme. Per gli Usa ci sono voluti 100 anni e una guerra civile per ottenere l’attuale equilibrio istituzionale. Quando sarà obbligatorio dovremo essere pronti ad affrontare la domanda ‘Europa si o no?’. Oggi siamo ad un percorso di avvicinamento. Non vogliamo essere chiusi in noi stessi e il percorso è obbligatorio. Non è una porta secondaria.

Non è stato facile in maggioranza, tra forze diverse che non vedevano allo stesso modo l’ingresso in Europa, trovare un comune accordo, concretizzato poi nell’Odg che proponeva una strada alternativa all’adesione, ma volta a una maggiore integrazione. Non dico ‘no’ all’Europa, ma lo valuteremo quando ci sarà una concreta possibilità, oggi lavoriamo sull’accordo di associazione.

Se c’è stato un dubbio su questo, è stato in relazione a trattarlo da soli o insieme ad Andorra e Montecarlo, perché San Marino è un’altra cosa. Questo Stato, a guida Dc, firmava accordi con altri Stati quando Montecarlo stringeva l’accordo con la Francia che limitava la sua sovranità. Poi ci sono luci e ombre, errori ma anche molti risultati e questo vale per Dc, Psd e tutti coloro che hanno fatto la storia del Paese, buttarla come Santolini e C10 è sintomo di poco rispetto”.

Franco Santi, C10: “C’è differenza tra fare scelte politiche per dare possibilità al Paese di stare a galla, oppure fare scelte politiche interne convinte con una prospettiva di integrazione con il resto del mondo. E da questo punto di vista la Dc non ha mai brillato per lungimiranza. Sono preoccupato della difficoltà che questo percorso pone a tutti noi. La politica deve dimostrare il meglio di sé. Ma non lo deve fare solo la politica, bensì tutto il paese. Il Governo dovrebbe presentare un piano lungimirante sulla formazione. Nel fabbisogno del personale deve manifestarsi la volontà concreta di programmare questo percorso ovvero la volontà di formare un gruppo dirigente capace. Sulla pubblica amministrazione ci sarà molto da lavorare. Dobbiamo remare tutti nella stessa direzione”.

Gian Matteo Zeppa, Rete: “Sono fiero di essere completamente differente da Mazza. Il pericolo sostanziale e reale non è voler cambiare, ma promettere. Ho sentito molte promesse del tipo ‘entriamo in Europa e così facendo i sammarinesi si arricchiranno’. Non è vero. Non possiamo entrare nell’Ue senza aver adeguato il nostro sistema paese alla comunità internazionale. Servono cambiamenti che richiedono tempo. Come detto anche in altri commi precedenti. La struttura bancaria è a posto? La piazza finanziaria è pronta a confrontarsi con istituti bancari europei? Ripeto: non è questione di essere o meno favorevole all’Europa. C’è un decreto che verrà discusso, nella prossima seduta, relativo all’etichettatura alimentare europea che saremo costretti a ratificare così com’è. Sviliremo così facendo i nostri prodotti che invece potrebbero essere salvaguardati. E il sammarinese deve essere cosciente di questo aspetto. Di questa corsa all’aprirsi. Se entriamo in un meccanismo più grande dovremo cambiare la nostra mentalità chiusa”.

Claudio Felici, Psd: “Questo tema ha un livello di priorità e di sostanza di prima grandezza. E non può essere utilizzato come occasione per dimostrare che chi guida il paese è un incapace e un inetto. Il consigliere Zeppa dovrebbe riconoscere che questo Governo, anche negli ultimi mesi, ha ottenuto risultati che sono sul campo. E che fino a un momento prima erano segnalate come mancanze. Un esempio: San Marino è stato inserito nella white list. Dissento con Mazza su una serie di questioni: il Psd ha investito molto nella marcia di avvicinamento all’Europa nella convinzione che solo una forte azione a livello istituzionale, investendo sulle regole date dall’Ue, potesse far aprire quel dossier tra Ue e piccoli Stati che non era mai stato aperto prima. Gli europeisti dell’ultima ora mi sembra che stiano facendo estrapolazioni fantasiose. La ragione vera è che due partiti come il Psd e la Dc, che avevano posizioni politiche distanti e distinte nel processo di integrazione all’Ue, sono riuscite a raggiungere una sintesi positiva. La sovranità si valorizza se si è capaci di offrire al paese le opportunità più ampie e vaste che l’integrazione continentale offre a San Marino. O ci chiudiamo sognando i privilegi di una volta che non esistono più o ci apriamo alle opportunità puntando sulle peculiarità della nostra Repubblica. Guardare avanti significa trovare il modo di fare capire a questo paese che l’integrazione è un momento di crescita e di vantaggio anche economico che noi abbiamo a portata di mano”.

Luca Beccari, Pdcs: “In passato abbiamo affrontato a più riprese il tema del rapporto con l’Ue, fino al Referendum sull’opportunità di inviare una richiesta formale di adesione. Oggi non c’è più il problema di confrontarci su entrare o non entrare in Europa, il problema è di dire se di fronte a quel percorso che ha individuato l’Europa, prendendo in considerazione tutte le opzioni possibili, attraverso la maturazione di una proposta che porta all’accordo di associazione, dobbiamo dare un impulso politico, per lanciare San Marino verso un futuro completamente diverso. E questo è l’elemento che dovrebbe unirci come forze politiche, poi ognuno ha i suoi desiderata, c’è chi voleva integrazione, chi era più prudente, ma ritengo che la proposta associazione coniughi tutte le esigenze. I più europeisti vedono affermarsi un percorso che non esclude evoluzioni future. Il percorso di integrazione coniuga esigenze e aspetti che calzano meglio al nostro Paese che un percorso di adesione totale.

Non è il problema fare serate pubbliche per informare i cittadini, ma piuttosto si devono incentivare i contributi del mondo delle imprese e del lavoro e anche dei cittadini per trovare spunti che mettano a fuoco le giuste strade rispetto alle scelte. Non dobbiamo basare la nostra strategia sui paletti e deroghe da tenere, dobbiamo sottolineare nella trattativa le nostre peculiarità mettendole in graduatoria, dovremo essere capaci di mettere in scala ciò che conta, senza diffondere falsi miti e paure. Come Consiglio dovremo valutare sul piano organizzativo la pianificazione delle attività, ci saranno infatti progetti di legge da varare, decisioni e risposte da dare in modo celere”.

Augusto Michelotti, Su: “Sono un europeista convinto e credo che San Marino non possa perdere questo treno, ne abbiamo già persi tanti, dobbiamo andare avanti. Dobbiamo mantenere il nostro Dna e le nostre peculiarità, non è interesse di nessuno portarceli via. Potremo dimostrare di essere cittadini liberi in un panorama molto più vasto dell’Italia. Tornando al nostro provincialismo, mi auguro che il rapporto con l’Europa faccia finire ua gestione del paese clientelare e follemente provinciale”.

Nicola Renzi, Ap: “Anche io sono tra coloro che hanno detto che il momento che ci accingiamo a vivere sarà epocale e di grandi trasformazione del Paese, dovuto al confronto con entità tanto più grandi di noi. Il primo compito è quello di far rendere conto alla cittadinanza l’importanza di questo passaggio epocale. Non si facciano giochi su posizioni preconcette relative magari alla bassa politica di chi vuole solo puntare il dito e di chi vuole presentare, in un momento così importante, un Paese frantumato. Si devono giocare tutte le carte per presentare il Paese unito. Meno mi sono piaciuti gli interventi di chi è volto al passato ed ha cercato di dipingere un quadro caricaturale di quello che il Paese ha fatto in termini di rapporto con l’Ue. Ho sentito che avremmo potuto giocare partita da protagonisti senza la zavorra – ovvero la presenza di altri micro-Stati. Si è in malafede o non si conosce minimamente cosa è stato fatto nel Paese. E ne sono state fatte tante. Ricordo nella passata legislatura il lavoro alacre di politica, amministrazione e cittadini privati sammarinesi che hanno messo a disposizione il proprio tempo per fare il quadro della questione e valutare opzioni più o meno praticabili nei contatti con l’Ue. E’ fondamentale che la trattativa sia svolta da un gruppo di negoziatori in cui ci siano professionalità non esclusivamente sammarinesi, né italiane. Ritengo utile avvalersi di esperienze di chi, venendo da Paesi che prima di noi hanno affrontato questa strada, hanno saputo cosa vuol dire sedersi a un tavolo di negoziato. Non sarà facile affrontarlo, chi parte dalla richiesta di clausole e deroghe sbaglia. Le peculiarità vanno salvaguardate, ma servono assunzioni di responsabilità. Di fronte alla trattativa ci può essere la visione di chi pensa che anche solo una clausola possa rappresentare un motivo di soddisfazione dell’accordo. E’ una visione superficiale, potremo godere pienamente di vantaggi solo combinando insieme parametri diversi, ovvero l’accesso alle 4 libertà con clausole di salvaguardia per la nostra micro-statualità”.

Nicola Selva, Upr: “Il tema dell’Ue è uno dei temi più importanti per la politica futura del nostro paese. Il rapporto con l’Unione non parte da un punto zero: c’è ad esempio il tema degli accordi doganali. Ora però dobbiamo avere la forza di cambiare. E’ maturata la consapevolezza anche dei più conservatori: serve un avvicinamento ai principi dell’Unione Europea perché con l’Europa occorre fare i conti. Mantenere il modello più o meno opaco non è più possibile. Serve un’apertura verso l’esterno e un serio confronto con l’Ue. L’isolamento, a differenza del passato, diventerà uno dei maggiori fattori di non competitività. Io non ho ben capito qual è la linea politica che si vuole intraprendere, se non quella di fare ulteriori riflessioni insieme ad altri piccoli Stati per sviluppare negli accordi nello specifico. Gli accordi con altri piccoli Stati mi stanno bene, ma forse questi hanno altri interessi e altre situazioni geografiche e geopolitiche. Come ha già detto ieri su questo tema Podeschi, noi dobbiamo negoziare gli aspetti che vanno a valorizzare alcuni nostri settori. Sull’Iva dobbiamo capire cosa vogliamo fare. Su energia e carburante andrebbero rinegoziati certi aspetti con l’Italia anche attraverso l’Europa. Europa non è un’opportunità a prescindere ma lo sarà se saremo capaci di fare accordi per la salvaguardia di San Marino e delle nostre peculiarità. Altrimenti l’opportunità europea distruggerà la nostra sovranità”.

Paride Andreoli, Ps: “Selva ha toccato il punto centrale. Quello relativo alla trattativa con Ue. Un aspetto fondamentale e di interesse nazionale. Serve una fattiva collaborazione e un’ampia unità di intenti oltre a un’ampia veduta di intenti visto che l’accordo di unione doganale per San Marino ha un’importanza vitale. Unitamente a Monaco e Andorra, San Marino ha condotto la fase preparatoria. Ma Monaco e Andorra sono molto più avanti nella trattativa mentre noi dopo la delibera di aprile 2014 ci siamo adombrati. Stiamo oggi dialogando con questi due paesi oppure abbiamo perso i contatti? Resta il fatto che in questa trattativa San Marino dovrà inserire aspetti e opportunità differenti rispetto a quelli proposti da quei paesi. Noi non siamo europeisti convinti ma il problema centrale è sapere se San Marino può convivere in una realtà grande come quella dell’Europa”.

Stefano Macina, Psd: “Non voglio ripercorrere gli elementi ripercorsi dai colleghi. Voglio solo affrontare in senso generale quella che è una partita che come paese stiamo giocando e che dovremmo affrontare rispetto a questo importante elemento. Il negoziato con Ue e anche il risultato raggiunto (ingresso nella white list) dovrebbe essere visto in maniera diversa rispetto al passato. Qui si apre uno scenario nuovo che va affrontato nella prospettiva e non solo guardando gli elementi di negatività del passato o le paure che possono esserci rispetto a concludere i negoziati. Troppo spesso in passato ci siamo fermati a guardare le problematicità e poi ci siamo ritrovati nella procedura rafforzata: perché non abbiamo avuto il coraggio di affrontare le situazioni evidenziate. Il percorso che abbiamo davanti non è facile ma è da ritenere un’opportunità per fare un ulteriore passo rispetto al fatto di creare presupposti diversi per poter investire sul territorio e rispetto a creare sbocchi diversi per le nostre imprese. Ogni paese ha delegato pezzi della propria sovranità rispetto a organismi più grandi e sovranazionali. Affrontiamo questo passaggio attraverso un processo di confronto e discussione per svecchiare tutta una serie di situazioni che ancora oggi frenano tutta una serie di scelte economiche. Questo processo culturale è essenziale con ricadute che devono essere portate avanti. Dal mio punto di vista credo che il Cgg debba dare mandato molto preciso rispetto all’approccio da portare avanti. Occorre affrontare questo negoziato attrezzandosi in maniera nuova”.

Marco Gatti, Pdcs: “Intervengo a conclusione di questo dibattito basato su interventi costruttivi. Io non credo che fino ad oggi in politica estera San Marino abbia perso treni. A mio avviso li ha colti tutti. Il problema vero della Repubblica è che prendiamo i treni con il biglietto di prima classe ma poi ci accontentiamo di stare in fondo perché abbiamo paura della sfida. Io vorrei uscire da questa discussione con un passo in avanti. L’Europa ha dei difetti ma non devono essere un freno bensì rappresentare una sfida. L’Europa forse è l’esempio della burocrazia (ci impongono persino le dimissioni di un seggiolino) e allora un piccolo Stato deve proporre un’ipotesi su cui confrontarsi ed esporre il punto di vista che ha su certe tematiche. Nella negoziazione dobbiamo tenere conto delle necessità che un micro Stato come San Marino ha. Le opportunità più grosse che abbiamo perso sono state nei rapporti interni. Nei momenti in cui ci siamo impiccati internamente ci siamo resi conto che certe opportunità erano difficili da fare tornare. Siamo finiti in procedura rafforzata perché gli impegni che avevamo assunto non li abbiamo rispettati per problema di politica interna. Prima di mettere la firma su quell’accordo tutto il paese dovrà essere consapevole di quello che facciamo. Oggi sappiamo quali sono le difficoltà di San Marino. Il nostro Stato si doti di un centro studi che studi le normative europee a cui dovremo andare incontro. La problematica delle Dogane va affrontata per uno Stato che vuole definirsi sovrano. Noi dovremo cercare di tirare fuori la capacità di fare emergere le nostre peculiarità di piccolo Stato e di metterle in maniera motivata sul tavolo. Sono convinto perché per San Marino questa è una grande opportunità”.

Repliche

Pasquale Valentini, segretario di Stato per gli Affari esteri: “Devo dire che non posso che ringraziare tutti i consiglieri intervenuti perché credo abbiano portato tutti spunti positivi. Questo confronto doveva servire ad aumentare o a rendere più chiara la percezione del valore e del peso di questo passaggio. Per avere poi le condizioni e la forza per affrontare una circostanza così significativa e con implicazioni così rilevanti come quella data dall’avvio del negoziato per l’accordo di associazione con Ue. San Marino non può avere una prospettiva se non nella ricerca di un’adeguata integrazione nel contesto europeo. La salvaguardia della nostra sovranità passa anche per una maggiore partecipazione di San Marino all’interno delle dinamiche del contesto europeo. Abbiamo fino adesso dibattuto come se il negoziato fosse già aperto ma non è così. Il negoziato non è ancora aperto. Fino adesso abbiamo colto il frutto di diversi anni di lavoro. Ci sono documenti del 2011 in cui commissione europea ha rilevato situazione interna e relazioni esterne dei tre piccoli Stati nel quale ha individuato i punti di forza e debolezza dei singoli Stati. Al termine di questo studio, durato 3 anni, la commissione ha detto che ricorrono i presupposti per definire un accordo d’associazione. Noi abbiamo lavorato per far si che San Marino fosse considerato uno Stato in grado di fare un determinato passo. E’ stato chiesto se il tavolo deve essere politico o tecnico? E’ evidente che ci sono nel negoziato degli aspetti politici indispensabili ma ci sono anche elementi tecnici di grande approfondimento. Nel 2014 abbiamo incontrato l’allora presidente Barroso che voleva percepire da noi una volontà precisa per capire se andare o meno nella direzione dell’opportunità che ci veniva offerta. E’ chiaro che anche le varie fasi del negoziato avranno necessità di competenze tecniche, da una parte, mentre, dall’altra, servirà una grande sensibilità dal punto di vista politico. La differenziazione con gli altri due paesi c’è ma c’è anche grande unità di intenti. Io non so chi è più avanti e chi è più indietro. Andorra è avvantaggiata perché ha maggiore coesione di intenti e ha semplificato gli obiettivi. Però ad esempio Andorra non ha accordi su doppie imposizioni con la Spagna. Io sono colpito positivamente perché in questo dibattito non ci siamo contrapposti. E non vorrei che questo fosse percepito come una diminuzione del valore di questo confronto. Questo al contrario è uno degli esempi per cui possiamo riappropriarci di un ruolo di guida rispetto a temi essenziali del paese”.

Marco Gatti, Pdcs: “Chiedo di confrontarci su un testo di ordine del giorno per giungere a una votazione più condivisa possibile prima del termine della sessione consiliare”.

Luca Santolini, C10: “Colgo l’invito del segretario Valentini su come è sviluppato il dibattito senza contrapposizioni frontali, eviterò quindi la prima parte dell’intervento cui avevo pensato in risposta al consigliere Mazza perché non vorrei alimentare polemica. Queste polemichine sono sterili. Invito a cogliere gli aspetti costruttivi. Rispondo poi a Felici, mi ha citato a sproposito basandosi su presupposti errati. Il passaggio da lui citato era un invito, non una critica per il domani di non fermarsi all’Europa cogliendo l’internazionalizzazione forzata di San Marino per espandere i suoi orizzonti”.

Simone Celli, Ps: “Desidero prendere atto della proposta avanzata dal collega Marco Gatti, rispetto alla volontà della maggioranza di aprire un confronto con tutte le realtà consiliari sull’elaborazione di un Odg conclusivo del dibattito. Se ci fosse uno sforzo per una posizione condivisa dell’Aula, daremo un’unità di intenti e di visioni su un tema che riguarda l’intera comunità sammarinese”.

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