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San Marino, appalti pubblici: in arrivo la Centrale unica per gli acquisti

da Redazione

Entro marzo la ratifica del DD n. 226. In attesa di una riforma di stampo più “europeo”. Economicità e trasparenza: il prezzo più basso sostituito da quello più conveniente.

 

di Daniele Bartolucci

 

In attesa della riforma complessiva sugli appalti pubblici, quelli riguardanti le ‘forniture’ potrebbero finalmente avvalersi di una normativa più efficace e trasparente, grazie al Decreto delegato 226 del 30 dicembre 2014, in attesa di essere ratificato dal Consiglio Grande e Generale entro la fine di marzo, pena la decadenza.

Gli appalti pubblici sono forse il tema più urgente e spinoso da affrontare per la politica, costretta a difendersi dagli attacchi incrociati dell’opinione pubblica e delle imprese regolari che vedono in essi – almeno fino a ieri – l’ennesima dimostrazione di malagestione delle risorse pubbliche in funzione degli interessi di pochi (di solito criminali, come i protagonisti di ‘mafia capitale’) e non del bene comune (opere e servizi necessari che vengono, quando va bene, accantonati per crearne di inutili). Lo sanno in Italia e lo sanno anche a San Marino, dove il dibattito su questo tema è sempre caldissimo. Anche perché le leggi che regolamentano l’ultima fase della gestione delle risorse pubbliche (ovvero come spenderle all’esterno) sono abbastanza vecchie e in certi casi non complete, come la numero 49 del 27 marzo 2002 sul contratto di fornitura o somministrazione della Pubblica Amministrazione e degli Enti pubblici. Il DD n. 226, ha spiegato il Segretario di Stato Gian Carlo Venturini, “completa il quadro normativa di settore, disciplinando i contratti fra la Stazione Appaltante pubblica e le imprese aventi per oggetto l’acquisizione di beni, di consumo o d’uso, o di servizi”. Una mancanza con effetti negativi, ha ammesso lo stesso Venturini nella relazione che accompagna l’intervento del Congresso: “In assenza del presente decreto delegato, l’Amministrazione e gli Enti Pubblici hanno, negli anni, fatto – impropriamente ma necessariamente – riferimento, anche per la disciplina di dettaglio degli appalti di fornitura o somministrazione, ai disposti del Decreto n. 10 del 2000 e successive modificazioni il quale, tuttavia, è impostato per regolare, più propriamente, il settore delle opere e lavori pubblici ed i contratti di fornitura o somministrazione di beni e di servizi complementari agli stessi”.

Escluso dunque, per ora, il settore delle concessioni di servizi pubblici, su cui Venturini ha annunciato che “dovrà trovare anch’esso – unitamente a quello del conferimento degli incarichi professionali – una compiuta e peculiare disciplina nell’ambito dell’avviato percorso di revisione dell’intera materia degli appalti e contratti pubblici, in linea con le indicazioni fornite anche dagli organismi europei”.

 

EFFICIENZA E TRASPARENZA: ATTI E CENTRALE UNICA

In attesa di questa riforma generale, che si annuncia epocale come quelle del mercato del lavoro, del fisco, del Catasto e di tante altre, ecco arrivare il Decreto con cui si rinnova il settore delle forniture in funzione agli stessi principi, ispirati dalle raccomandazioni del GRECO, che genereranno la nuova normativa complessiva: “Economicità, efficacia, efficienza, tempestività e correttezza del procedimento, con l’attenzione a salvaguardare la partecipazione alle gare delle piccole e medie imprese, secondo due linee direttrici principali: l’introduzione della massima trasparenza e pubblicità dei procedimenti di appalto con la pubblicazione on line sul portale dei Servizi PA di tutti gli atti e provvedimenti programmatici e di gara (fatta salva la protezione dei segreti tecnici e commerciali); la centralizzazione in un’unica struttura della gestione degli appalti di fornitura o somministrazione di beni e servizi dell’intero Settore Pubblico Allargato”. “In tal senso”, ha spiegato Venturini, “I’UO Acquisti, Servizi Generali e Logistica prevista all’articolo 51 dell’Allegato A alla Legge 5 dicembre 2011 n.188 verrà organizzata come Centrale Unica per gli Acquisti, redigendo un complessivo programma annuale di approvvigionamento fondato su criteri di programmazione unitaria”. Tale Centrale sarà operativa dopo il ‘passaggio’ di funzioni dalle varie UO alla stessa, quindi entro il 30 giugno 2015 (art. 35).

Ulteriori “elementi di certezza e di trasparenza sia per le imprese partecipanti sia per i cittadini”, secondo Venturini, saranno quindi “l’indicazione precisa del contenuto del bando o della lettera di invito, la predeterminazione dei criteri di aggiudicazione, la descrizione puntuale della prestazione e la rappresentazione delle condizioni e prescrizioni da applicare attraverso il capitolato d’appalto, nonché la previsione di regole certe per la presentazione dell’offerta e per l’apertura e l’esame della medesima”.

 

FORNITORI QUALIFICATI E CONTROLLATI DALLA CCIAA

Uno dei problemi principali nelle gare d’appalto è ovviamente il controllo preventivo sui potenziali fornitori, ovvero sui ‘partecipanti’ alle gare stesse, dietro cui spesso si celano i rischi di una gestione poco oculata delle risorse pubbliche. Non basta infatti avere garanzie economiche (vedi fidejussioni, ad esempio) perché si ottenga un servizio o una fornitura adeguata, perché se una ditta non è affidabile, se non è in grado di garantire il servizio stesso, poi si rischia di avere un servizio scadente. Per questo la verifica dei requisiti è al centro del provvedimento governativo: “La partecipazione alle gare d’appalto è riservata, fatta eccezione per casi tassativamente individuati, alle imprese iscritte nel Registro dei Fornitori conservato ed aggiornato con strumenti telematici dalla Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura (CCIAA); l’iscrizione, soggetta a rinnovo annuale, è subordinata al possesso dei requisiti di idoneità tecnica e morale declinati nel decreto delegato, la cui verifica della sussistenza e permanenza in capo all’impresa è demandata alla stessa CCIAA”. La Camera di Commercio è quindi “competente ad adottare, a seguito della verifica di mancanza o perdita dei requisiti, i provvedimenti di sospensione o cancellazione dal Registro, a tutela della Stazione Appaltante nonché ad effettuare controlli sulla permanenza dei requisiti prima della definitiva aggiudicazione nonché prima dell’emissione dell’atto di collaudo finale; in ogni caso la CCIAA ha il potere di effettuare controlli a campione d’ufficio o su segnalazione della Stazione Appaltante”.

 

DAL “PREZZO PIÙ BASSO” A QUELLO “PIÙ CONVENIENTE”

“Un profilo essenziale del decreto delegato”, ha relazionato il Segretario agli Interni, “è quello relativo alla volontà di promuovere l’utilizzo del criterio di aggiudicazione dell’offerta economicamente più conveniente rispetto a quello tradizionale del prezzo più basso allo scopo di utilizzare lo strumento dell’appalto pubblico quale leva per il perseguimento di obiettivi di tutela della salute e dell’ambiente, di promozione dello sviluppo sostenibile. In tal senso, l’utilizzo del criterio del prezzo più basso è consentito solo qualora nella descrizione della prestazione richiesta siano esplicitate la qualità e l’ecologicità che caratterizzano il bene o servizio mentre i parametri di valutazione per l’esame delle offerte secondo il criterio della convenienza economica sono, tra gli altri, individuati, oltre che nel prezzo, in: perseguimento di esigenze sociali, pari opportunità, e promozione dello sviluppo sostenibile; tutela della salute e dell’ambiente con particolare riguardo alla riduzione nella produzione dei rifiuti ed al recupero degli stessi, anche in attuazione degli articoli 14 e 15 del Decreto Delegato 27 aprile 2012 n.44; caratteristiche ambientali e contenimento dei consumi energetici ed idrici, in linea con i principi di cui alla Legge 3 aprile 2014 n.48 e delle risorse ambientali del prodotto; composizione dell’organico aziendale, con particolare riferimento alla presenza di lavoratori a tempo indeterminato e di soggetti invalidi e portatori di deficit assunti volontariamente ai sensi della Legge 29 maggio 1991 n.71; valore tecnico ed estetico del bene o qualità dei materiali impiegati e dei servizi forniti; tempo di esecuzione del servizio, qualità e tempestività dell’assistenza tecnica o del servizio successivo alla vendita; costo di utilizzazione e di manutenzione; data e modalità di consegna del bene o di esecuzione del servizio; sicurezza dell’approvvigionamento e origine produttiva; regime e durata della garanzia offerta sui beni; trasparenza degli assetti societari”.

 

ITALIA, IL “CASO” DELLE SIRINGHE

L’idea che un’amministrazione pubblica di un Comune possa, consapevolmente o meno, comprare un qualsiasi oggetto e pagarlo dieci o venti volte di più che l’amministrazione pubblica di un altro Comune è disarmante: lo spreco di risorse pubbliche, unito all’incapacità di conoscere il mercato è forse peggio del malaffare che spesso si cela dietro certe forniture italiane il cui esempio limite è la famosa siringa, pagata anche il 135% in più da un’Asl all’altra.

E questo nonostante esistano centrali d’acquisto regionali oltre al Consip nazionale.

A parziale rimedio è arrivato l’Osservatorio dei contratti pubblici, che nel 2014 (lo scandalo è venuto a galla diversi anni prima) ha stilato la prima lista con i prezzi di riferimento.

Il rischio, però, non è ancora annullato. Nonostante siano evidenti anche ai non laureati in Economia e Commercio i vantaggi in termini di risparmio: comprare più lotti dello stesso oggetto, per esempio, offre la possibilità di contrattare un prezzo più basso.

Inoltre, e sembra davvero essere il caso della Repubblica di San Marino (quando verrà attivata la Centrale Unica), bisogna tenere conto del costo aziendale di avere due, tre o anche decine di dipendenti incaricati di fare acquisti o contrattare forniture: un dispendio di energie (e di risorse laddove uffici diversi ottenessero prezzi diversi) che verrà meno nel momento in cui un unico Ufficio gestirà queste partite.

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