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San Marino, Alleanza popolare sulla vendita della Centrale del latte

da Redazione

“Dopo che anche i muri della Repubblica sapevano della decisione di privatizzare la Centrale del Latte e dopo che in molti mesi nessun Sammarinese ha dimostrato alcun interesse, nel momento che si fa avanti un imprenditore “straniero” con esperienza reale nel settore si buttano subito a mare i propositi di apertura “europea” e si grida allo scandalo invocando un’autarchia demagogica quanto priva di qualsiasi sbocco reale, se non la chiusura definitiva della Centrale del Latte”.

 

SAN MARINO – La Repubblica di San Marino a volte sembra essere proprio il regno dei paradossi. Il nostro Paese pare finalmente essersi lasciato alle spalle alcuni lustri di politiche dissennate che sono state quasi fatali in termini di sopravvivenza come entità statuale autonoma. Adesso, seppure vi siano ancora molti problemi, si può finalmente ricominciare a guardare con fiducia avanti e non solo indietro.

Fra le varie questioni aperte, una sembra diventata in questi giorni di fondamentale importanza per le sorti della Repubblica: la Centrale del Latte. Non mancano, ovviamente, numerosi pronunciamenti pubblici sul destino del latte nostrano. Esperti di scienze casearie, dotti saggi di procedure amministrative, sagaci conoscitori delle strategie di sviluppo economico, attenti tecnici delle scienze contabili e gli immancabili cultori delle tradizioni contadine hanno dato fondo alle proprie conoscenze per esprimere i più svariati giudizi sulla privatizzazione della nostra Centrale del Latte, ahinoi ormai fatiscente. Noi non ci riteniamo all’altezza di esprimere valutazioni cosi autorevoli, come quelle che abbiamo letto e sentito a profusione nelle ultime settimane, ma solo qualche umile opinione.

In primo luogo, nel momento in cui continuamente ci si richiama come un tantra alla dimensione europea e alla necessità di modernizzare il Paese, ci sembra paradossale che vi sia chi ancora si richiama al “Latte di Stato”. In Europa non vi sono praticamente più da tempo imprese statali che producono beni di consumo, nemmeno nell’ex Unione Sovietica. Il motivo è che lo Stato non è bravo a fare queste cose. Meglio che siano dei privati, che si assumano anche i relativi oneri e rischi.

In secondo luogo, dinanzi alle moltitudini che si appellano alla spending review ed alla necessità di destinare le limitate risorse finanziarie alle priorità, ci sembra contraddittoria l’idea di spendere alcuni milioni di euro per rifare una Centrale del Latte di Stato.

In terzo luogo ci sembra poco credibile presentare la gestione economica della Centrale del Latte come virtuosa, quando i magri utili sono frutto del monopolio forzoso sul latte fresco, dei mancati investimenti in macchinari, locali e attrezzature nonché della “cresta” sulla vendita di prodotti che la Centrale del Latte non produce ma che costringe i commercianti a comprare da lei.

In quarto luogo ci sembra un po’ forzato presentare la nostra Centrale del Latte come un “gioiellino”, quando ciò che produce non può essere commercializzato fuori dai nostri confini perché non a norma, quando a molti altri prodotti viene solo appiccicata l’etichetta “Centrale del Latte” perché la produzione avviene in altri Paesi e quando per comprare prodotti di pregio come il “Latte Fresco ad Alta Qualità” bisogna recarsi in Italia.

In quinto luogo, dopo che anche i muri della Repubblica sapevano della decisione di privatizzare la Centrale del Latte e dopo che in molti mesi nessun Sammarinese ha dimostrato alcun interesse, nel momento che si fa avanti un imprenditore “straniero” con esperienza reale nel settore si buttano subito a mare i propositi di apertura “europea” e si grida allo scandalo invocando un’autarchia demagogica quanto priva di qualsiasi sbocco reale, se non la chiusura definitiva della Centrale del Latte.

Da ultimo, se si ha il proposito di tutelare i tre o quattro produttori di latte sammarinese, il modo migliore non è certo quello di riproporre la realtà di cinquanta anni fa quando i produttori erano oltre cento, il mercato dei prodotti caseari era molto diverso e gli investimenti richiesti erano poca cosa. Meglio sarebbe lasciar perdere privilegi orami insostenibili e pensare in termini di nuove opportunità d’impresa in questo settore, con ricadute positive per tutti.

Ovviamente immaginiamo che queste umili considerazioni, dinanzi al diluvio di “dotte” esternazioni, non verranno ritenute convincenti dai saggi che si sono sperticati in questi giorni in ragionamenti profondi. Pazienza, preferiamo sempre e comunque dire la verità invece di illudere la gente con teorie prive di fondamento, soprattutto in un momento come il presente dove la politica deve essere in grado di dare ai più giovani prospettive invece di pensare ad accumulare debiti.

 

Alleanza popolare

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