Home FixingFixing San Marino, innovazione: la Facs stappa la bottiglia

San Marino, innovazione: la Facs stappa la bottiglia

da Redazione

Ecco il nuovo tappo di ceramica, in grado di sostituire quello in sughero. Remo Guerra: “Tre tipi di impasto e una guarnizione in silicone”.

 

di Alessandro Carli

 

Dopo il successo di Hotty, lo scaldavivande in ceramica che permette di cuocere il cibo direttamente a tavola, la Facs della Repubblica di San Marino sta mettendo a punto un nuovo prodotto: un tappo per bottiglie in ceramica che, a differenza di quelli più tradizionali – in sughero – presenta una serie di vantaggi.

Remo Guerra, il titolare dell’azienda, spiega a San Marino Fixing com’è nata l’idea e a che punto è lo sviluppo. “Lo spunto è arrivato un po’ casualmente durante una chiacchierata assieme a un gruppo di amici. Come capita talvolta, il vino, come si suol dire, ‘sapeva di tappo’. Così ho pensato a un’alternativa che si potesse sostituire al sughero. Poiché ci occupiamo di ceramiche, ho brevettato, al momento solamente in Italia, un tappo in questo materiale. Ho lavorato su alcuni impasti, in modo da riuscire a riprodurre l’ossigenazione che il sughero dà al vino”.

Risultati?

“Sono stati individuati tre tipi di impasto: 1%, 6% e 10% di porosità. Toccherà poi all’enologo la percentuale di ossigenazione”.

Il punto di partenza è il sughero.

“Le bottiglie vengono fatte riposare in maniera orizzontale, sia per il ‘deposito’ dei ‘fondi’ che per far inumidire il tappo, altrimenti si secca. Il sughero è un elemento naturale che, in quanto tale, può celare qualche problema, come ad esempio le muffe o la contaminazione di odori, in quanto tende ad assorbire. La sua lavorazione poi richiede grandi attenzioni: il tipo di acqua, l’essiccazione, lo stoccaggio, il trasporto. Il sughero poi è delicato: spesso un tappo viene riutilizzato, magari incidendo la parte che entrerà nel collo della bottiglia. Quando un tappo di sughero vene inserito, si comprime. In questo caso va a rompere il reticolo cristallino. Senza dimenticare poi che il tappo tagliato in qualche modo toccherà il vino”.

Ci può illustrare le caratteristiche del vostro tappo?

“Il tappo di Facs è fatto in argilla e, per i vini cosiddetti ‘fermi’, ha una guarnizione in silicone. Per quelli con le bollicine il tappo ha una serie di ‘dentini’ orizzontali, sempre in silicone, che permettono di ‘tenere’ il tappo. La ceramica viene cotta a 1.300 gradi. Trattandosi di ceramica, parliamo di un prodotto green, lavabile e riutilizzabile. Per sua natura evita le contaminazioni e quindi garantisce l’equilibrio del vino. Chiaramente la frase ‘sa di tappo’ non sarà più buona”.

Qual è stato il percorso per arrivare al prodotto?

“L’idea è nata circa un anno fa. Ho poi pensato di prendere contatti e recarmi all’Università di Bologna per capirne l’alimentarietà. Successivamente ho incontrato il centro ceramico di Bologna per la prova legata alla porosità. Attualmente abbiamo qualche contatto con Vernocchi di Cesena per la commercializzazione”.

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