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Festival teatrale “Le voci dell’anima” 2014: il programma della seconda settimana

da Redazione

Rimini: sipario su Teatro Grimaldello, Luca Trezza, Valentina Capone, Ilaria Drago e Antonio Rezza.

 

RIMINI – Riprende il15 ottobre la programmazione del festival teatrale “Le voci dell’anima”. Il teatro degli Atti (Via Cairoli) ospiterà mercoledì sera alle 21.15 “Il giardino della creatura”, lo spettacolo firmato da Teatro Grimaldello.

Giovedì 16 ottobre buio in sala su www.testamento.eacapo di Luca Trezza. Un testamento per trapanarsi l’anima con suggestione ed ironia. Un mettere un punto. E ripartire. Morire e rinascere. In 60 minuti. Il tutto con molta “emoticon”. Un’emoticon che ti “scassi la faccia” ed il resto che c’hai addosso. Un soliloquio-dialogante. A parlare? Le voci dell’infanzia. I mamma-papà. I ricordosi ricordi e le sfumature che si trasformano, si arravogliano s’invadono. Dialoghi da chat e lettura lirica. Per costruire la trama, l’intreccio. Il viaggio. La lingua è affettata, affogata, si apre, si chiude, si riassesta su se stessa.

Una lingua spezzettata, con neologismi roman–napoletanosi e citazioni.

La scena è vuota. Pochi elementi miseri: un leggio, una rosa, un bicchiere di latte, una webcam

Un uomo ed computer. Un uomo appeso su un filo di una connessione remota. Un uomo ha un appuntamento con una “X”, un appuntamento da chat, sopra un ponte. Mentre attende, ecco l’infanzia: i mamma-papà, i nonsense, le canzoni, gatte e falene sui lampioni. Un delirar. Come un urlo, una lamentazione. Un “faccia libro” di questo tempo.

Il 17 invece il teatro si riscalderà sotto i raggi di “Sole”, monologo di Valentina Capone. “Sole come le donne ne Le Troiane e in Ecuba di Euripide – riporta il foglio di sala -, Sole come l’astro capace di illuminare e dare vita ma anche di bruciare ed essiccare, simbolo di un destino che può trasformare tutto nel suo opposto. Solitudine e luce. Valentina Capone, che con questo lavoro si muove nel solco degli insegnamenti del suo Maestro Leo de Berardinis, inserisce nella struttura di Euripide suoni, parole e frammenti di provenienza altra. Tra questi, la “piccola” storia di Etora, improbabile e ingenua amante del valoroso Ettore, personaggio di fantasia che spezza parzialmente il ritmo tragico. Sole è uno spettacolo visionario e intenso, in cui le musiche e le luci non sono accompagnamento ma diventano esse stesse sensazione. La scenografia è essenziale – tre sedie ed uno scudo sospeso (il sole?) proprio perché lo spazio sia tutti i luoghi e nessuno: le rovine della città, un cimitero o forse, semplicemente, il luogo in cui ci si veste e ci si spoglia per dar vita alle singole figure e alle maschere”.

Sabato 18 Ilaria Drago è “Memorare, canto di Maddalena”. Il canto di Maddalena – scrive la compagnia – è una preghiera d’amore per la vita. Pronta per ricomporre l’idea di un femminile sacro che si sublima nell’incontro con un uomo meraviglioso di cui porterà nel mondo, prima fra gli Apostoli, la parola fertile capace di ridestare le coscienze e accorciare le distanze tra i primi e gli ultimi. Maddalena disegna nuovi confini di sé ricucendo lo strappo che ha diviso la carne dallo Spirito, la donna da tutte le sue possibilità, l’essere umano dal divino.

Domenica 19 doppio appuntamento: alle 18 è in programma “Ma anche no!”, un “incontro-non-incontro fatto di parole-non-parole che diremo – forse e finalmente per l’ultima volta! – per tentare di fare poi quel silenzio necessario all’espressione vera e pura degli artisti – spiega il direttore artistico del festival, Maurizio Argan -. Non cambieremo niente forse, non fonderemo associazioni né gruppi, non indicheremo qual è la verità valida per tutti, non daremo etichette a nuovi clan che si incontrano per parlare, parlare, parlare… Diremo soltanto che ci siamo! Diremo che è possibile praticare un’arte fuori dalle genuflessioni, che è possibile e anche utile esistere quando ci si senta chiamati da una necessità viscerale di fare poesia, pur sapendo che per farla non basta buttare sulla scena le prime tre porcherie ma occorrono vanga e sudore ogni giorno e magari anche per lungo tempo. Cercheremo di teorizzare poco e ascoltare di più il percorso di alcuni artisti che da tanti anni lavorano senza seguire mode o tendenze e che non sono i cavallini di certe giostre di potere che ormai cigola ad ogni giro. Un incontro aperto a tutti”.

Alle 21 Antonio Rezza metterà in scena “Io”. Da leggere tutta d’un fiato la presentazione.

Il radiologo esaurito fa le lastre sui cappotti dei pazienti mentre un essere impersonale oltraggia i luoghi della provenienza ansimando su un campo fatto a calcio. Io cresce inumando e disumano, inventando lavatrici e strumenti di quieto vivere. Il radiologo spossato avvolge un neonato con l’affetto della madre, un individualista piega lenzora a tutto spiano fino ad unirsi ad esse per lasciare tracce di seme sul tessuto del lavoro. Tre persone vegliano il sonno a chi lo sta facendo mentre il piegatore di lenzora, appesantito dal suo stesso seme, scivola sotto l’acqua che si fa doccia e dolce zampillare. Io mangia la vita bevendo acqua rotta che è portavoce dell’amaro nascere, il piegatore di lenzora parte per la galassia rompendo l’idillio con il tessuto amato. Si gioca all’oca, parte il dado di sottecchio, Io si affida alla bellezza del profilo per passare sotto infissi angusti.

Ogni tanto un torneo, un uomo che cimenta in imprese impossibili ma rese rare dalla sua enfasi, un ufo giallo scrutante esseri e parole, un visionario vede vulva nelle orecchie altrui.

E Io, affacciato sul mondo terzo dove scopre che, tra piaghe e miseria, serpeggia l’appetito non supportato dalla tavola imbandita.

Infine la catastrofe: Io si ridimensiona…

Como poco innato tra clamori e vanto così l’idea dell’inventura porta la mente a vita duratura. Anche questo allestimento scenico si avvale dei quadri di scena o teli intesi come arte.

Le scene sono coinvolte completamente nell’azione drammaturgica, la struttura è di metallo sottile, sostiene i teli che, disposti in vari piani, risentono del movimento del corpo… tutto barcolla.

Il colore dei quadri si espande, il metallo si insinua nella stoffa, i cambiamenti di scena frequenti rinnovano in continuazione l’andatura cromatica. Il giallo, il rosso, il blu di vari tessuti e intensità rispondono in modo diverso alla luce che ne esalta inoltre le diversità della trama.

I verdi in velo, i bianchi di seta, rete o traforati, compatti o trasparenti coprono il corpo rivelandone i contorni; i quadri mutanti hanno vita breve e vengono abbandonati in terra formando macchie colorate sparse in un mondo buio.

La simmetria non esiste, le forme giocano in verticale, i personaggi siano essi solitari o raggruppati, risultano sempre simpatici e vittime di un’agglomerazione.

Info e biglietti: 333.4021774.

 

c.s.

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