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Bellaria, teatro Astra: la recensione di Ambra Angiolini e “La misteriosa scomparsa di W”

da Redazione

Algida, distaccata e quasi immersa in un esercizio di stile, la Angiolini ha capito come si mettono in scena le parole dell’autore bolognese. E gli applausi finali sottolineano semplicemente questo matrimonio.

 

di Alessandro Carli

 

BELLARIA – Il sospetto che fosse brava, Ambra Angiolini, girava nell’aria dopo averla vista lavorare al cinema con Ferzan Ozpetek: per “Saturno contro” è stata premiata con il Nastro d’Argento, il David di Donatello e il Ciak d’oro. Il sospetto è diventato una certezza: l’attrice, la sera del 23 gennaio, ha portato sulle assi del teatro Astra di Bellaria il monologo “La misteriosa scomparsa di W”, scritto dallo straordinario Stefano Benni, testo mnemonicamente non facile (un’ora e venti di parole quasi senza riprendere fiato) ma reso fruibile e accattivante dalla regia di Giorgio Gallione che, dopo aver sbagliato “La buona novella” di De André, è riuscito a toccare bene le corde della vita.

Scenografia indovinata ed essenziale – un fondale argentato, qualche neon, un paio di piedistalli – per una storia che, in pieno stile Benni, è un viaggio a balzi e carponi nella condizione umana, giocato tra il nonsense e il paradosso. Ambra è una donna qualsiasi, di nome V, nata un giorno qualsiasi in modo funambolico ripercorre, follemente, comicamente, la sua vita, alla ricerca del suo pezzo mancante W. Che sia il nonno Wilfredo? O un amore bizzarro e tamarro, quel Wolmer dai caratteri vagamente romagnoli? O l’amica del cuore, quella Wilma che poi invecchia improvvisamente? Quasi sicuramente (ma in Benni non esistono certezza) il bianconiglio dell’infanzia, Walter.

Di fondo, come sempre, il disagio dell’uomo, e il groviglio di relazioni che si instaurano, spesso in sospeso, tra le persone. C’è l’angoscia, che diventa risata pirandellianamente liberatoria, ma c’è anche il dolore della bruttezza fisica, i sogni che crollano, i sonniferi: Benni – ma in questo caso è meglio dire Ambra Angiolini – mostrano i denti e il cuore, le lacrime e i sorrisi.

Algida, distaccata e quasi immersa in un esercizio di stile, la Angiolini ha capito come si mettono in scena le parole dell’autore bolognese. E gli applausi finali sottolineano semplicemente questo matrimonio.

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