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Energia, la nuova frontiera è il mare: come corre l’eolico off-shore

da Redazione

Corre l’eolico off-shore nei mari del Nord. Ma anche il mar Mediterraneo offre opportunità da sfruttare con tecnologie all’avanguardia che permettono di sfruttare sempre meglio questo tipo di energia pulita e a relativamente basso impatto ambientale.

 

Corre l’eolico off-shore nei mari del Nord. I fondali poco profondi di questa zona agevolano lo sviluppo di impianti al largo dalle coste. Nonostante il Mar Mediterraneo non sempre abbia le stesse caratteristiche, anche l’Italia può contare sulle regioni centro-meridionali. Dall’eolico “tradizionale”, l’off-shore differisce per struttura, risorsa energetica, trasporto, installazione, montaggio e ambiente. I motivi per cui realizzare questo tipo di impianto sono la maggiore velocità del vento rispetto a quelli on-land, basso impatto paesaggistico, in quanto nonostante occupino zone vaste si trovano a qualche km dalla costa. Ciò peraltro consente anche di far girare il rotore a una velocità maggiore senza avere problemi di rumorosità. Purtroppo questa non risulta ancora una scelta competitiva a causa dei costi, maggiori del 50% rispetto agli impianti on-shore. Tali costi sono soprattutto assorbiti dalla realizzazione delle fondazioni, dalla posa dei cavi sottomarini, dalle modifiche da apportare alle pale per essere adatte a un ambiente marino (più corrosivo) e per le procedure di trasporto. Richiede una diversa manutenzione e pianificazione degli interventi – l’impianto non è facilmente raggiungibile e le condizioni del mare non sono sempre ottimali. I vantaggi invece non sono solo puramente energetici ma anche socio-economici. Infatti, secondo un’analisi del Worldwatch Institute, l’occupazione diretta per ogni miliardo di kWh prodotto è di 542 addetti. La parte fondamentale di tale impianto, anche dal punto di vista economico, è costituita dalle fondazioni per le quali si stanno compiendo studi al fine di abbattere il loro costo, anche realizzando una produzione in serie. Parallelamente la soluzione per i fondali che non superano i 40 metri di profondità è rappresentata dalle piattaforme galleggianti. Per ciò che riguarda l’impatto ambientale, l’eolico off-shore produce un’energia pulita che non provoca emissioni dannose per l’uomo e per l’ambiente. Durante la fase di realizzazione ci sarà sicuramente occupazione del territorio, movimentazione del fondale marino, una limitazione dell’attività di pesca e delle rotte navali e emissioni di rumore e vibrazioni. Durante l’esercizio dell’impianto invece è rilevante l’impatto con l’avifauna e il paesaggio. Ma se si fa un rapporto tra la potenza degli impianti e la superficie necessaria, la densità di potenza per unità di superficie è di centinaia di W/mq: si consideri infatti che macchine eoliche, cabine e strade occupano solo il 2-3% del territorio. Senza contare che le aree non occupate dalle macchine possono essere utilizzate per altri scopi. E’ il caso del progetto “Mar de Trafalgar” in cui è stata realizzata un’integrazione tra energia eolica off-shore e ittiocoltura, in cui le fondamenta fungono anche da supporto per le gabbie di acquacoltura. Ciò rappresenta un’ottima soluzione per rendere la gestione degli impianti eolici più redditizia da un punto di vista economico, senza considerare che una diversificazione delle attività di pesca porta a un sensibile miglioramento delle condizioni socio-economiche della comunità locale.

L’obiettivo principale per cui spostare l’attenzione verso questo tipo di energia è la riduzione della dipendenza dalle fonti fossili, con conseguente diversificazione delle risorse energetiche, nonché la “regionalizzazione” della produzione.

Dott. Ing. Eleonora Zavoli

Reparto Tecnico

Leon Engineering

e.zavoli@leonengineering.net

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