Home NotizieSan Marino San Marino, riforma tributaria: ora spetta ai lavoratori esprimersi

San Marino, riforma tributaria: ora spetta ai lavoratori esprimersi

da Redazione

Prime considerazioni sulla finanziaria 2014. Con i provvedimenti previsti, i mancati versamenti dal Bilancio dello Stato al fondo pensioni lavoratori dipendenti ammonteranno a circa 50 milioni di euro.

 

SAN MARINO – È stato unicamente per la grande iniziativa di mobilitazione dei lavoratori sfociata nella oceanica partecipazione allo sciopero generale del 24 settembre, che è stato possibile arrivare ad alcune sostanziali modifiche al progetto di legge di riforma tributaria rispetto alle proposte farneticanti delle prime versioni. A fronte di alcune richieste accolte positivamente, in altri casi le proposte sindacali sono state ignorate. È stato colto il risultato dell’introduzione della no tax area per i redditi più bassi, e la rimodulazione delle tassazione per i lavoratori dipendenti, che comunque vanno incontro ad un aumento del prelievo fiscale. Un lavoratore dipendente, con reddito medio di 25.000 euro, pagherà 1.164,00 euro, con un aumento di 771,05 euro rispetto alla tassazione attuale (ciò contro i 2.933,52 euro della proposta iniziale).

I lavoratori dipendenti hanno detto chiaramente che potevano anche accettare un parziale aumento della tassazione, per il loro forte senso di responsabilità in una fase così difficile per il paese e per il bilancio dello stato, ma a condizione che anche le altre categorie fossero chiamate a fare altrettanto. Invece, ai lavoratori autonomi è stato fatto un ulteriore regalo, con addirittura un abbassamento della tassazione. Ad esempio, nella categoria artigiani, un reddito da € 20.000 (il reddito medio da lavoro autonomo), passerà dagli attuali 1.865,98 euro a 1.840,26 euro nel triennio 2014-20127 per poi abbassarsi dal 2018 in poi a 1.441,61 euro. Peraltro, nella prima versione del 25 luglio, non era prevista nessuna diminuzione della imposizione fiscale per i lavoratori autonomi, anzi la tassazione veniva leggermente incrementata. A questo esito si è arrivati dunque per un vergognoso rilancio da parte di chi ha voluto premiare categorie che per tantissimi anni hanno dichiarato redditi risibili e quindi eluso il fisco. Su questo aspetto il giudizio è particolarmente negativo.

Tornando alla no tax area e all’utilizzo collegato della Smac Card, questo intervento è demandato ad un successivo Decreto Reggenziale che auspichiamo poter negoziare nei suoi contenuti. Sul fronte degli accertamenti, le proposte CSU sono state accolte solo in parte. Tra queste: l’introduzione di una commissione tripartita sugli accertamenti; il superamento della tassa etnica; l’obbligo di dichiarare beni mobili e immobili e capitali all’estero; l’obbligo di utilizzo della Smac e di emettere fattura, parcella o titolo equipollente (l’insieme delle regolamentazioni è anch’esso demandato a decretazione).

La maggioranza ha invece opposto un diniego assoluto alla polizia tributaria, al redditometro e all’accesso ai dati bancari, così come alla richiesta di abbassare la soglia per far scattare i reati di omessa dichiarazione (25.000 euro, equivalenti a circa 150.000 imponibili) e dichiarazione infedele (75.000 euro, equivalenti a 450.000 imponibili). Queste proposte avrebbero consentito un importante salto di qualità all’intero impianto legislativo per superare le vaste aree di evasione ed elusione fiscale presenti nel nostro sistema. Non accogliere queste sacrosante richieste è stata un’occasione persa per realizzare un sistema fiscale con forti caratteri di equità e sicuramente efficace. Dunque, non solo le risposte parziali ricevute da parte della maggioranza non sono state sufficienti a raggiungere un accordo complessivo con le organizzazioni sindacali, ma su alcune proposte abbiamo incontrato dinieghi assoluti.

Con questa valutazione articolata, ci apprestiamo alle assemblee con i lavoratori per confrontarci sull’esito di questo confronto avuto, come prima detto, non tanto col Governo, ma con la maggioranza. I lavoratori, da cui siamo partiti e a cui torniamo, dovranno esprimersi sul progetto di legge e su come proseguire l’iniziativa sindacale.

FINANZIARIA 2014 – In questo periodo si aggiunge il capitolo della finanziaria 2014, che prevede un ulteriore preoccupante aumento del debito pubblico, proponendo al contempo misure particolarmente insopportabili come l’introduzione dei tiket su prestazioni sanitarie e ricette farmaceutiche. Peraltro il Segretario di Stato per la Sanità, dal canto suo, nega che si tratti di tiket, definendoli invece, con una espressione alquanto fantasiosa, “contributi educativi”. Ma comunque si chiamino, sono pur sempre una tassa sulla sanità, che colpisce le persone più deboli, a partire dagli anziani che hanno maggiori problemi di salute; a chi sta male si chiede di pagare per ricevere le cure necessarie. Questo è proprio l’esatto contrario dello stato sociale e della solidarietà!

Vi è inoltre tutta la partita dei fondi pensioni. La finanziaria 2014 prevede il non versamento nel fondo pensioni lavoratori dipendenti della metà del contributo dello Stato, cifra che ammonta a 5 milioni di euro, oltre al non versamento delle risultanze attive del fondo pensioni per il 2012, da erogare nei tre esercizi successivi. Questi mancati versamenti, pari a 20/25 milioni di euro, sommati alle risultanze attive del 2011 non versate (disposizione contenuta nella finanziaria 2013), pari a circa 22 milioni di euro, portano ad una somma di circa 50 milioni di euro. Aggiungendo i 34 milioni del fondo di riserva di rischio dilapidato per pagare le pensioni di artigiani e commercianti (per il 2014 servono altri 8 milioni dal bilancio pubblico!), il debito complessivo del bilancio pubblico verso i fondi dei lavoratori dipendenti ammonterà a ben 84 milioni di euro. In sostanza, ci troviamo di fronte ad un bilancio pubblico finanziato in gran parte dal nostro fondo pensioni!

Peraltro, nella finanziaria 2014 non vediamo nessun punto che prevede la restituzione allo stesso fondo pensioni della quota relativa al 2011. Su tutta la partita dei fondi pensione, il Governo deve dare delle risposte precise al movimento dei lavoratori, invertendo questa pericolosissima tendenza che si è avviata negli ultimi anni. La finanziaria prevede altre misure come l’abbattimento del 5% della retribuzione dei lavoratori precari nella PA, la sospensione degli ingressi nei cantieri integrativi, così come la trasformazione dell’ente poste in Spa e tagli a parte della retribuzione di alcune categorie di lavoratori del settore pubblico (si tratta pur sempre di norme previste contrattualmente, quindi oggetto di contrattazione tra le parti).

Su questi ultimi due aspetti, siano disponibili a discutere, ma non accettiamo che vengano affrontati unilateralmente con semplici articoli nella finanziaria, che impediscono al sindacato qualsiasi ruolo contrattuale e negoziale.

 

Giuliano Tamagnini – Segretario Generale CSdL

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