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San Marino, occorre ripartire dall’economia della conoscenza

da Redazione

Intervista di Fixing al professor Pierluigi Sacco, docente di Economia della Conoscenza alla IULM di Milano. “Fare giuste scelte può favorire l’uscita dalla crisi. Avete la possibilità di sviluppare ed attrarre imprese innovative: sfruttate le peculiarità di San Marino”.

 

L’economia sta cambiando. Il mondo sta cambiando. Nel suo piccolo, anche la Repubblica di San Marino sta attraversando una fase di profonda trasformazione.

Ecco, dunque, subito una provocazione: se il Titano tentasse di utilizzare un altro paradigma per provare a disegnare le nuove traiettorie con le quali cercare di uscire da questo nero pozzo di crisi? Del resto la via tradizionale, gli strumenti tradizionali, non permettono di vedere troppo in là.

La chiave per aprire la porta a una nuova economia potrebbe davvero essere la cultura, come auspica il Segretario di Stato Giuseppe Morganti? Su questa domanda si arrovellerà lunedì prossimo, 8 aprile, un parterre di ospiti, tutti scelti sicuramente con grande cura. Al Teatro Titano è in programma infatti il seminario dedicato all’“Economia della Conoscenza”, una occasione per presentare il progetto del Distretto Culturale di San Marino, ma soprattutto per aprire la mente ad un nuovo modo di ragionare. Tra i relatori, l’intervento più atteso è probabilmente quello del professor Pier Luigi Sacco, docente di Economia della Cultura alla IULM di Milano.

San Marino Fixing ha intervistato Pierluigi per cercare di capire come si può far ripartire, concretamente, l’economia grazie alla cultura.

“Guardi che la cultura è legata ai meccanismi dello sviluppo economico molto più di quanto si creda. È che di solito si tende a ragionare di cultura pensando semplicemente alle mostre, ai musei, agli spettacoli dal vivo. Esiste però una realtà che è molto più vasta ed è sviluppata in tutta la Penisola. È l’industria culturale e creativa, forte delle innovazioni digitali, uno dei più dinamici settori dell’economia mondiale. Questo comparto in Italia già funziona, malgrado tutto. Il vero problema è che nelle aree di lingua italiana (quindi il discorso vale anche per San Marino, anche se con grande eleganza da parte di Sacco, ndr) si ragiona con grande miopia. Si pensa, da sempre, alla cultura, come un settore inevitabilmente in passivo, da sostenere. Un settore che ha senso solo se legato al turismo”.

 

Quindi, se abbiamo ben compreso, nei nostri ragionamenti dobbiamo accantonare per un momento la politica delle grandi mostre mirate a “catturare” turisti, a bilanci di costi-opportunità per gli eventi culturali, per concentrarci su un microcosmo di imprese creative che impiegano e piegano il web per raggiungere i propri obiettivi. In questo alveo poi tutto il resto dovrebbe giungere di conseguenza. Questa ‘filosofia’ che lei, professor Sacco, propone, è dunque quella di puntare alla crescita di un Paese, di un popolo, di un’economia, passando dalla cultura. Non è forse un obiettivo un po’ troppo ambizioso in un mondo che non vede al di là dello spread?


“Da questo punto di vista è richiesta una visione politica, questo è vero. Tuttavia ci sono vari Paesi europei in cui questo mutamento sta accadendo. Posso portare un’esperienza personale: da tempo lavoro in Svezia, una nazione relativamente piccola, con 9 milioni di abitanti, dove però si è già cominciato a ragionare diversamente, in maniera decisa e con ottimi risultati. E oggi ci sono vari altri Paesi europei che, malgrado la crisi, stanno investendo in questa ottica. La politica italiana purtroppo è sempre stata concentrata sul raggiungimento di obiettivi sul breve periodo, ma poi le conseguenze si vedono”.

 

Lei conosce la realtà di San Marino. Teoricamente potrebbe essere il luogo ideale per impiantare imprese ad alto tasso d’innovazione in ambito creativo. Un piccolo Stato, con piccoli spazi a disposizione ma anche con le potenzialità per compiere delle scelte e operare in tal senso. Quali opportunità di sviluppo vede per il Titano?


“Innanzitutto devo dire che quando si parla di industria creativa non c’è bisogno di avere a disposizione grandi spazi, bensì di condizioni favorevoli per potersi sviluppare. Servono leggi adatte, una buona ‘connessione’, parlo di infrastrutture fisiche ma anche di banda larga ad esempio. E poi è importante poter contare su un ambiente culturale vivace. Su quest’ultimo aspetto, a San Marino, si deve lavorare, ma ci sono tutte le possibilità per far bene”.

 

Ci sono altri Piccoli Stati che hanno deciso di puntare sull’attrazione del talento e degli investimenti?


“Sicuramente ce ne sono diversi. Singapore ad esempio sta lavorando moltissimo in questo ambito. Ma torno a San Marino perché con le sue peculiarità, a partire dal suo essere Stato, ha la possibilità di lavorare con logiche proprie. È per questo motivo che, quando sono stato invitato qui, ho accettato molto volentieri di venire a portare il mio contributo di idee”.

 

E cosa si deve fare, nel concreto, per partire?


“La prima cosa che San Marino deve fare è sviluppare, ed attrarre, imprese creative. Un territorio come il vostro può offrire pacchetti di incentivi fiscali, ma anche di attrazione ‘fisica’ per imprese che puntino sulla multimedialità evoluta. Avete l’opportunità di creare un hub importante, un luogo attraente da un punto di vista economico e di concentrazione di talento. Potete far diventare il vostro Paese un luogo interessante, in cui i giovani italiani ed europei che hanno idee e vogliono fare impresa si sentano a casa. Dove arriva il talento, poi, arrivano i progetti culturali, le iniziative, e il meccanismo si è messo in moto. Il vostro progetto per il Parco Scientifico e Tecnologico è complementare a questa idea. San Marino oggi è un chiaro esempio di come puntare su un modello turistico troppo semplice e non sviluppato nel tempo rappresenti un vicolo cieco. Ragionando in un’altra ottica è invece possibile creare basi economiche molto più solide, con giovamento per tutto il sistema”.

 

Un’ultima domanda, cosa pensa dell’idea di creare un Distretto Culturale a San Marino?


“Da tempo sto portando avanti l’idea di un distretto culturale evoluto, che sia in grado di integrarsi con altri settori non strettamente culturali. Francamente non conosco ancora i dettagli del progetto di San Marino, ma posso già dire che mi pare un bel segnale sotto il profilo della motivazione”.

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