Home FixingFixing Residenze: porte aperte a San Marino. Ma con serietà

Residenze: porte aperte a San Marino. Ma con serietà

da Redazione

Giro di commenti e riflessioni su un tema di strettissima attualità. Il tessuto economico del Titano si dice favorevole ai nuovi investitori e alle loro famiglie.

 

di Alessandro Carli e Saverio Mercadante

 

Tiene banco il tema delle residenze a chi vuole investire nella Repubblica di San Marino. Senza per forza girare il capo al passato – qualche “leggerezza” è stata commessa, siamo sinceri – puntiamo gli occhi al presente e al futuro. Tema caldo, si diceva: le “residenze” hanno diramazioni di spessore, che vanno dal ricongiungimento familiare alla ricaduta economica, senza per questo dimenticare il ruolo “politico” delle scelte.

Abbiamo raccolto la voce degli imprenditori del Titano, coloro cioè che si troverebbero a lavorare “spalla a spalla” con eventuali nuovi attori. Impauriti? Timorosi? Arroccati in difesa dello status quo? Nulla di tutto ciò, anzi. Apertura ai nuovi investimenti, purché – e diciamo noi, giustamente – seri e sottoposti a tutte le verifiche del caso. Poi c’è la Commissioni esteri, chiamata ad esprimersi sulle domande. A proposito, giusto per capire la portata numerica dell’argomento, a fine febbraio sono state trentadue le domande di residenza che la commissione Affari esteri dovrà vagliare. Diciassette vengono da persone che hanno più di cinque anni di permesso di soggiorno continuativo, altre undici sono richieste di imprenditori, dirigenti, procuratori, soci di aziende, un dirigente dell’Ospedale di Stato e il vice direttore della Cassa di Risparmio. La richiesta è stata inoltrata anche per quattro minori. Tutto questo porterebbe, oltre che nuovi residenti, anche nuovi contribuenti che in questo modo verrebbero sottratti alla pressione fiscale italiana.


FRANCO RAZETO (MANIFATTURE SAN MARINO)

 

“Il tema è abbastanza caldo e allo stesso tempo di stretta attualità. La mia personale posizione è quella di un’apertura alle residenze per i nuovi imprenditori. E’ chiaro però che ogni domanda deve essere sottoposta ad attente verifiche, a una serie di controlli molti approfonditi. Negli ultimi anni, sull’argomento, ci sono stati numerosi problemi. Parimenti però vorrei porre l’accento su un passaggio. Mi spiego: poiché San Marino è nella black list italiana, non vorrei che un’apertura alle residenze generasse in qualche modo una serie di attriti con Roma. Mi riferisco all’Agenzia delle Entrate. In merito poi ai ricongiungimenti familiari, vanno certamente previsti e incoraggiati: un imprenditore non può pensare di lavorare nella Repubblica di San Marino e avere la famiglia distante. Anzi: se il nucleo familiare non si trasferisse in Repubblica, potrei avere qualche dubbio. Senza poi dimenticare la ricaduta, per quel che concerne i consumi, sul Titano. Se il ricongiungimento è effettivo – e va verificato -, una famiglia che si trasferisce sul Monte comporta un aumento dei consumi interni”.


ENZO DONALD MULARONI (GRUPPO DEL CONCA)

 

“La residenza va data alle persone che hanno voglia di investire nella Repubblica di San Marino. Va data in modo che si possano sentire a casa. Naturalmente, apertura anche ai ricongiungimenti familiari. E’ però importante il radicamento sul territorio, che può avvenire solamente attraverso un capitale, un investimento. Le faccio un esempio: negli USA non fanno difficoltà sulle residenze a chi porta know how”.


ROBERTO RENZI (TECNOPLAY)

 

“Sono favorevole alle nuove residenze per gli imprenditori che intendono investire a San Marino. Conditio sine qua non, però, la ricaduta sul territorio. Apertura quindi, ma solo se poi l’apertura, in termini economici, è palpabile. Va analizzato il meccanismo: non ci deve essere una valutazione dello Stato, bensì requisiti precisi, costruiti nel nome della trasparenza e delle capacità. Gli imprenditori necessitano di uno schema certo, altrimenti perché si dovrebbe venire a investire sul Monte? Faccio un esempio pratico: il Canton Ticino, dove si opera in piena trasparenza. Dobbiamo essere in grado di allinearci ai Paesi dell’Unione europea. Non all’Italia, ma a quelli più concorrenziali. Elevare il management del territorio e richiamare nuovi investitori è una strada quasi obbligata. Le ricadute possono essere di due tipi: dirette e indirette. Nel primo caso parlo di imprese che fanno investimenti, anche di carattere strutturale, mentre nel secondo caso bisogna pensare a una ricaduta in termini di consumi interni. E’ necessario però valutare caso per caso: dico ‘sì’ alle persone che hanno capacità imprenditoriali, che innalzano la specializzazione e la qualità lavorativa del territorio. Chi decide di investire a San Marino, ha bisogno della propria famiglia: solo in questo modo un imprenditore è emotivamente sereno”.


ETTORE PAZZINI (STUDIOSTAMPA)

 

“Riuscire a richiamare nuovi imprenditori sul Titano è positivo. Va però verificata la serietà degli investitori. Insomma, vogliamo situazioni reali e concrete, che non diano alla Repubblica di San Marino un’immagine negativa, come è accaduto in passato. Ogni caso va discusso e vagliato: se posseggono un pedigree cristallino e portano reale virtuosità al territorio, la mia posizione è quella dell’apertura. Il passato però ci ha insegnato a stare attenti: spesso difatti è accaduto che San Marino sia stato un escamotage per nascondere qualche passaggio poco chiaro. Sul ricongiungimento familiare sono d’accordo, ma – come per le residenze – va periodicamente verificato, ogni sei mesi o una volta all’anno”.


MORENA UGUCCIONI (ALUTITAN)

 

“San Marino, a mio parere, deve mettere in campo un’apertura nei confronti di chi investe, anche sotto il profilo delle residenze. Come sottolinea l’Associazione Nazionale Industria San Marino, è necessario superare la discrezionalità della politica e legare il meccanismo di concessione ad automatismi, magari per chi investe in Repubblica una certa cifra o per chi assume un certo numero di dipendenti. Allo stesso tempo, bisogna lavorare anche sui ricongiungimenti familiari, oggi un vero problema”.


ROBERTO RAGINI (STUDIO ANTAO)

 

“Aprire alle residenze significa attrarre investitori. Il tutto però deve essere slegato dalla politica. La ‘garanzia’, in questo senso, la dà lo stesso investitore: il valore del rischio è un valore. Mi spiego: investire in maniera proficua conviene all’imprenditore. Viene da sé poi il ricongiungimento familiare, oggi direi indispensabile. Credo che uno dei freni del Paese sia rappresentato dalla burocrazia: oggi ci vuole snellezza e semplicità. Il mondo è internet: basta carta, e spazio al digitale. Oggi si parla di banda larga? E’ troppo poco: si deve parlare si banda superlarga. Noto anche qualche chiusura verso gli investitori esteri. Storicamente San Marino è sempre stata aperta. Molti dei grandi interventi sono venuti da fuori”.


FRANCO CAPICCHIONI (ALIPARQUETS)

 

“Le persone forensi che fanno impresa a San Marino devono potere avere una residenza, magari particolare, magari concepita in un certo modo, ma devono essere a tutti gli effetti residenti. Non ci deve essere nessuna discrezionalità della politica. Ci devono essere solo regole certe che potrebbe essere formate intorno a certi parametri come il numero delle persone impiegate, per esempio. Insomma, dovrebbero crearsi le condizioni perché un’azienda sia stabile nel territorio almeno da sei mesi e occupi un certo numero di dipendenti, che sia in crescita. I ricongiungimenti famigliari, naturalmente vanno di pari passo con le residenze date agli imprenditori. Poi sulle prestazioni sanitarie e medicinali offerte dal nostro sistema ci sarebbe da ragionare su un percorso di avvicinamento graduale che potrebbe permettere di usufruirne interamente solo dopo qualche anno di contributi versati. Penso, comunque che anche i dirigenti dell’impresa instaurata a San Marino dovrebbero avere la possibilità di ottenere la residenza. Credo che ci sia bisogna solo di regole certe, non interpretabili, niente enti terzi, authority, commissioni, sanno di Medioevo. Nessuna intermediazione di nessun tipo. E’ necessario anche che in questo scenario le residenze siano effettive all’interno del territorio sammarinese, sia dell’imprenditore che del suo nucleo familiare”.


SIMONA MICHELOTTI (GRUPPO SIT)

 

“Noi abbiamo fatto delle richieste precise nel passato per l’assunzione di alcuni dirigenti di alto profilo, importanti per lo sviluppo del nostro Gruppo, che non erano presenti nel mercato del lavoro sammarinese. E purtroppo non riusciamo assolutamente ad assumerli. Qui ancora non c’è un contratto per dirigenti, la pensione ha un tetto non proponibile, e così via. Dunque, se non vogliamo che tutti i contributi di questi dirigenti che tra l’altro hanno stipendi molto alti, rimangano nel nostro territorio sarebbe meglio che vengano a vivere a San Marino. E’ assolutamente necessario che vengano stabilite delle regole certe al di là della discrezionalità della politica. Se io investo, se io sto aumentando il fatturato, se ho assunto personale sufficiente, credo che dovrebbero crearsi le condizioni perché gli imprenditori possano essere attratti da questo Paese. Quindi il problema delle residenze è binario: devono essere rilasciate sia per gli imprenditori che investono in Repubblica sia per i dirigenti di quelle aziende sammarinesi che per andare in giro per il mondo, per internazionalizzare il proprio business hanno bisogno di figure professionali di altissima competenza. Noi da questo punto di vista siamo più fortunati perché abbiamo aziende anche in Italia. Ma una piccola azienda sammarinese che ha bisogno di professionalità introvabili a San Marino come fa? Credo che in presenza di seri programmi di sviluppo la concessione delle residenze dovrebbe essere automatica. Naturalmente anche per i propri familiari”.


CHRISTIAN MONTANARI (INDUSTRIE MONTANARI)

 

“San Marino può offrire tanto a chi vuole investire. Il tema delle residenze è delicato e mi vede favorevole, specie se l’imprenditore porta know how e business. Non sono per la liberalizzazione totale ma per una posizione di apertura verso chi porta qualità ed economia vera sul territorio: il Titano ha organizzazione e strutture in grado di accogliere gli investimenti. Il ricongiungimento familiare viene di conseguenza, ed è un fatto direi normale. Il Monte deve aprirsi a chi vuole fare vera impresa, sia che siano italiani che europei”.

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