Home FixingFixing Diario della crisi del 18 gennaio 2013

Diario della crisi del 18 gennaio 2013

da Redazione

Bankia, l’istituto bancario spagnolo devastato dalla bolla immobiliare scoppiata nel 2008, e la società madre BFA riceveranno la bellezza di diciotto miliardi di aiuti europei.

 

di Saverio Mercadante

 

C’è chi rimane senza un euro, chi pensando che nei prossimi mesi sarà dura si riporta a casa il proprio oro, e chi per descrivere la crisi si affida alla malattie veneree.

Hanno ricevuto tanti soldi ma ancora sono con l’acqua alla gola. Bankia, l’istituto bancario spagnolo devastato dalla bolla immobiliare scoppiata nel 2008, e la società madre BFA riceveranno la bellezza di diciotto miliardi di aiuti europei. Ma i soci certamente non festeggiano il nuovo anno: hanno scoperto che rischiano di perdere la maggior parte dei loro investimenti o persino tutta loro somma. Lo riferisce il fondo di salvataggio della banca spagnola in un glaciale comunicato. Secondo quanto riportato dal Frob, ossia il fondo per la ristrutturazione ordinata delle banche, Bankia ha un valore negativo di 4,2 milioni di euro, e la sua società madre BFA deve fare i conti con un rosso di 4,2 miliardi.

La Buba, la Banca centrale tedesca, invece visto che il Pil tedesco dal +3% dello scorso anno è passato allo +0,7% dello scorso anno, rimpatrierà una parte dei propri depositi di oro custoditi all’estero. Sembra, pare, secondo alcune indiscrezioni giornalistiche che voglia ridurre la quantità di oro depositata a New York e ritirare completamente quello custodito nei forzieri parigini della Banque de France.

Attualmente le riserve di oro tedesco depositate all’estero sono nei forzieri della Fed a New York, dove è custodito il 45% delle riserve auree ammontanti a 3.396 tonnellate; il 13% è giacente presso la Bank of England a Londra, e l’11% presso la Banque de France. Nella sede della Bundesbank di Francoforte al momento si trova il 31% delle riserve.

Gli euroscettici inglesi ormai sono senza freno. L’europarlamentare Daniel Hannan ha affermato che l’Europa è “un’area core sifilitica dove la povertà, la disoccupazione, la miseria e la disgrazia sono diventati strutturali”.

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