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Teatro, San Marino: “Dignità Autonome di Prostituzione”, inno alla contemporaneità

da Redazione

Un gioco sottile, quello di Luciano Melchionna, che dietro alla maschera del sorriso, racconta a lame taglienti questa società, fatta di acquisti, superficialità, apparenze.

 

di Alessandro Carli

 

SAN MARINO – (avan)spettacolo garbatamente checcheggiante – si avvertono i meravigliosi insegnamenti del “Rocky Horror Picture Show –, unico e geniale, sincero e ben scritto, un po’ “Bagaglino” ma allo stesso tempo nuovo, innovativo, “Dignità Autonome di Prostituzione”, passato al Teatro Titano il 30 novembre, concilia la drammaturgia contemporanea all’esigenza di raccontare una storia. Sono fili intrecciati, quelli che la mente di Luciano Melchionna ha intessuto in questo lavoro, di per sé più un evento che uno spettacolo.    

Massacrando (giustamente) le unità aristoteliche di tempo, azione e spazio, “Dignità Autonome di Prostituzione” – che segue il filone “en travestì” ben frequentato anche da una nuova compagnia capitolina, Ricci e Forte – è un percorso itinerante all’interno della società contemporanea: in un gioco metateatrale di prestigio, scompaiono gli spazi prestabiliti: gli attori scendono dal palco, si muovono nel foyer, pronti per “adescare” o per “essere adescati”. La quarta parete non esiste: nell’openspace di questa preziosa scrittura per il teatro, tutto avviene a stretto contatto. Così ci si ferma davanti a un camerino, pronti per trattare la prestazione dell’attore o dell’attrice: piccoli tasselli di un mosaico variegato, fatti di storie, di intimità (i monologhi sono per un pugno di spettatori), da deglutire e poi sputare, per fare spazio a nuovi incontri, nuove parole, nuovi pensieri. Si prosegue così, con grande “Dignità”: dentro un gruppo, fuori un altro, a contare i dollarini che servono per pagare quello che i personaggi concedono. Un’altalena di scontri, con il sammarinese Fabrizio Raggi che diventa il Frank n Further di Richard O’ Brian, maitresse molto macha, con gli occhi truccati e la voce melliflua, e con Elisa Manzaroli, sammarinese anche lei (nello spettacolo è “La ritrattista”), che non (si) rattrista nemmeno davanti al mutismo meravigliato dei clienti. Si gira così, avanti e indietro, come in un girone infernale, tra un bicchiere di vino al bancone e i sorrisi degli spettatori che, superato l’impatto iniziale, si concedono al gioco. Un gioco sottile, quello di Melchionna, che dietro alla maschera del sorriso, racconta a lame taglienti questa società, fatta di acquisti, superficialità, apparenze. Perché è chiaro che alla fine, chi recita, non sono gli attori, ma gli avventori autonomi.

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